Verso Viterbo al grido di “macchina che vince non si cambia”

Cesena festeggia a Viterbo
Condividi questo articolo

TIFOSI – L’inedito primo viaggio verso Viterbo al seguito dell’amato Cesena, che rischia di farci addormentare, ma si prende 3 punti d’oro

La quarta giornata del campionato di SerieC prospettava al Cavalluccio una sfida inedita, quella in casa della Viterbese, formazione mai affrontata in oltre 80 anni di storia. La voglia di trasferta come noto è tanta, così, già prima della partita con l’Imolese, si era deciso di scendere a Viterbo al grido di “macchina che vince non si cambia!”, facendo riferimento alla felice domenica trascorsa a Lucca e dintorni (vedi Finalmente, tifosi del Cesena di nuovo in trasferta !).

Considerando che il match sarebbe cominciato alle 17.30, decidiamo di replicare il pranzo in zona, prenotando un tavolo al ristorante nella città di Narni, a 50 km da Viterbo. Partiamo quindi verso le 10.30 e, dopo un viaggio stavolta senza nessun tipo di intoppo, arriviamo nella città umbra tre ore dopo. Ma quando già stavamo pregustando l’idea di mangiare un buon piatto di amatriciana o cacio e pepe, abbiamo una spiacevole sorpresa: il ristorante prenotato si trova proprio in centro storico, in ZTL e tutti i parcheggi erano pieni. Chiamiamo più volte per chiedere informazioni e possibili soluzioni, ma non avendo nessuna risposta, a malincuore decidiamo di rinunciare e ci dirigiamo quindi verso Viterbo, fermandoci però in un locale proprio sotto Narni, dove riusciamo a rimediare panini e focacce, riempiti con porchetta e salumi. Con la pancia piena, ci possiamo allora finalmente avvicinare allo stadio di questa città laziale che dista pochi chilometri dal confine con l’Umbria, arrivando in zona un’ora e mezza prima dell’inizio del match.

Il parcheggio per i supporters ospiti non esiste, così ci viene detto di lasciare le auto a lato di una strada e, dopo qualche decina di minuti nei quali aspettiamo l’arrivo di altri dei nostri, veniamo accompagnati all’ingresso dello Stadio Enrico Rocchi. Questo impianto, così come quello di Lucca, fu inaugurato negli anni ’30, ma in realtà della struttura originaria non è rimasto nulla, poiché nel 2007 lo stadio venne completamente demolito, per poi essere ricostruito. Si presenta perciò abbastanza moderno, con le due curve scoperte ed una tribuna coperta, nella quale i seggiolini colorati formano la scritta Viterbese, per una capienza complessiva di quasi 6.000 posti. In realtà, appena entrati, più che in uno stadio di calcio ci sembra di essere in discoteca, perché le casse pompano musica house e dance a tutto volume! Cerchiamo il bar, ma risulta chiuso, tuttavia veniamo subito rassicurati che aprirà a breve e così, prima dell’inizio della partita, beviamo e mangiamo qualcosa.

Rispetto a due domeniche fa, siamo 7 unità in più, per un totale di 48 persone, una delle quali residente ad Avellino: proprio così, poco prima del fischio d’inizio vediamo entrare nel settore ospiti il mitico Gerardo Fasolino, detto Geggio, che ormai da anni si è innamorato del Cesena e quando può lo segue in giro per l’Italia, come in questa trasferta che, di fatto, è quella a lui più vicina in questa stagione.

Arriva il momento tanto atteso dell’ingresso in campo delle squadre e facciamo partire un paio di cori di incitamento, così come fanno i tifosi di casa, che però sono molto pochi, con la curva praticamente vuota ed un paio di pezze di gruppi organizzati attaccate in tribuna. Poco spettacolo sugli spalti e ancora meno in campo… Il primo tempo è piuttosto noioso e giocato male da entrambe le squadre, con l’urlo del nostro allenatore a rompere un silenzio assordante: “se continuiamo a giocare così, ci addormentiamo!”. Al termine della prima frazione di gioco, l’unica cosa positiva era il fatto che almeno la pioggia ci aveva risparmiato, perché c’erano nuvoloni neri che giravano in continuazione sopra di noi, ma che venivano prontamente spinti via dalle folate di vento.

Nel secondo tempo la partita è sempre difficile ed il terreno di gioco non aiuta, ce la vediamo brutta in due o tre occasioni, ma fortunatamente riusciamo a salvarci ed ecco che, proprio nel momento peggiore, troviamo il guizzo vincente con una stupenda giocata e passiamo quindi in vantaggio con il capitano Caturano. Dopo aver esultato, noi tifosi ci risvegliamo dal torpore e siamo carichi per spingere i bianconeri negli ultimi minuti, a difesa di un risultato insperato e fondamentale. Quando l’arbitro fischia la fine, applaudiamo i giocatori che vengono sotto il nostro settore, dopodiché abbandoniamo in fretta lo stadio per raggiungere le auto e ripartire alla volta di casa.

Il ritorno è anche questa volta molto dolce, come i biscotti al cioccolato che ho comprato in autogrill prima di affrontare 3 ore e mezzo di viaggio che, come all’andata, abbiamo volutamente allungato per evitare l’incubo della E45.

Di seguito il meglio e il peggio della trasferta:

  • il meglio: senza ombra di dubbio, il mitico Geggio di Avellino, vera dimostrazione di amore e passione per una squadra che sottolineo non essere quella della propria città e non essere nemmeno una big che gioca in Serie A, ma nell’inferno della Serie C. Chapeau!
  • il peggio: la musica sparata a tutto volume nel prepartita, che ha messo a dura prova i timpani dei pochi presenti allo stadio.

Questa partita ci ha dimostrato più che mai come nel calcio contino la concretezza ed i tre punti, aldilà del gioco espresso. Vittoria importante quindi, che consente alla nostra squadra di preparare nel migliore dei modi il prossimo impegno di campionato, sabato pomeriggio ad Olbia, per un’altra prima volta assoluta. Non so ancora se sarò presente in Sardegna, lo spero, perché sarebbe un’altra splendida esperienza al fianco della mia squadra e un altro viaggio da raccontare.

Forza Cesena! Dove sarai io sarò!


Immagine tratta dal sito www.calciocesena.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *