Da Trieste a… Trieste: dieci anni al seguito del mio Cesena

Trasferta Triestina-Cesena
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SOLO PER TE – Nemmeno diciottenne, nel 2010 decisi di raggiungere Trieste, marinando la scuola: fu la prima indimenticabile trasferta al seguito del Cesena

È ormai trascorso un mese dall’ultima partita ufficiale del nostro Cesena, ma sembra ormai passata un’eternità! Quel giorno, nell’uscire di casa per andare allo stadio, provavo già qualcosa di diverso, in quanto alla tv si apprendevano le notizie riguardanti i primi match rinviati, anche nel nostro girone, e c’era qualcuno che fino all’ultimo metteva in dubbio l’inizio della partita contro il Vicenza, dato soprattutto l’elevato numero di tifosi ospiti pronti ad arrivare al Dino Manuzzi. Tuttavia, si giocò regolarmente ed al fischio finale tornai subito a casa (solitamente staziono un’oretta fuori dallo stadio), più per l’emicrania che mi accompagnava dalla mattina, che non per la paura d’altro. Inizialmente, infatti, un po’ tutti abbiamo sottovalutato questo virus e le preoccupazioni di noi tifosi erano rivolte al fatto che le successive sei partite (quattro in casa e due fuori) di campionato si sarebbero disputate a porte chiuse. Col passare dei giorni e con l’aggravarsi della situazione a livello generale, le preoccupazioni sono diventate ben altre ed in ambito sportivo si è deciso, giustamente e probabilmente in ritardo, di sospendere tutti i campionati di tutti gli sport.

I nostri calciatori, nel frattempo, si erano allenati e avevano svolto due partitelle sabato 7 marzo contro Savignanese e Sammaurese, rigorosamente a porte chiuse: io, assieme ad altre poche persone, assistetti alla sgambata pomeridiana al di fuori dei cancelli del centro sportivo Rognoni di Villa Silvia, in un clima già surreale. Sperando che il nostro paese riesca quanto prima ad uscire dall’incubo nel quale siamo piombati e di conseguenza sia possibile tornare a raccontare le esperienze su e giù per l’Italia al seguito del Cavalluccio, utilizzo questo spazio per riavvolgere il diario dei ricordi e, allo stesso tempo, staccare per qualche istante la mente da tutto il resto.

Era il 20 febbraio del 2010 e, con la sfrontatezza tipica di chi si appresta a compiere 18 anni, decisi di mettermi in viaggio verso Trieste per seguire il Cesena per la prima volta lontano dalle mura amiche, alle quali ero ormai affezionato dopo cinque anni di abbonamento. Mi unisco così ad un paio di amici, i quali avevano già fatto qualche trasferta, trovando posto su un pullman organizzato dal Coordinamento con partenza all’alba dal bar Fiorita, in quel sabato in cui avrei marinato la scuola. Il viaggio d’andata, vuoi per l’effettiva distanza, vuoi per l’emozione della prima volta, risultò interminabile: non si arrivava mai! Una volta giunti nella città triestina, man mano che ci avvicinavamo allo stadio, il mio cuore batteva sempre più forte, perché mi stavo rendendo conto di ciò che stavo facendo, e allo stesso tempo, mi accorgevo che l’amore provato per la squadra della mia città era qualcosa di vero e genuino, dato che mi aveva spinto a compiere un viaggio simile. Entrato all’interno del Nereo Rocco rimasi affascinato e cominciai a guardarmi intorno, perché era la prima volta che mettevo piede in uno stadio di una certa importanza, dato che a parte il Manuzzi avevo visto solo piccoli impianti nella zona in occasione di qualche amichevole. Nel settore ospiti eravamo quasi 200 e insieme ai miei due amici mi posizionai centralmente, sopra al gruppetto di ultras che faceva partire i cori.

La partita, accompagnata da una pioggia incessante, non fu il massimo dello spettacolo e terminò 0-0; risultato comunque buono per continuare a restare nei piani alti della classifica in un campionato che ci vedeva, a sorpresa, tra le squadre rivelazione essendo neopromossi e con il solo obiettivo della salvezza. Usciti dal settore a noi riservato salimmo subito sul pullman e dopo una breve attesa si aprirono i cancelli verso il viaggio di ritorno, che trascorse tra le risate a battute e scherzi dei ragazzi del gruppo “Delirio Bianconero”, conosciuti in quell’occasione e con alcuni dei quali oggi condivido spesso le trasferte. Di quel viaggio di ritorno inoltre mi è rimasta impressa la sfuriata di un ragazzo, che cercava sul pullman la maglia presa poco prima lanciata da un giocatore e che fortunatamente riuscì a ritrovare, non prima di aver fatto un appello a tutti i passeggeri, giudicandolo uno scherzo di cattivo gusto. Una volta a casa ero contento di aver vissuto tale esperienza, considerandolo un punto di partenza, e infatti nei mesi successivi andai anche a Grosseto, Torino, Frosinone e ovviamente a Piacenza, assistendo dal vivo alla promozione in Serie A. Il 26 gennaio scorso, tornando a Trieste esattamente 10 anni dopo (vedi Cesena, che passione! A Trieste nonostante tutto), ho chiuso idealmente un cerchio e questa volta il viaggio è sembrato molto meno lungo, perché di km in questi anni ne ho fatti parecchi al seguito della mia squadra e quindi ci ho preso una certa abitudine!

Forza Cesena! Dove sarai io sarò!

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