Quella trasferta da incubo a Genova

Genova 2015 - Sampdoria-Cesena
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SOLO PER TE – In attesa di decisioni sul campionato mi affido ai ricordi per rivivere una delle tante trasferte al seguito del Cesena: la peggiore, a Genova

Ad un mese dall’ultima volta che ho scritto su questo blog, c’è ancora incertezza sulle sorti dei campionati di calcio, dalla Serie A alla Serie C. Per quanto il Cesena, se nelle scorse settimane la Lega  Pro aveva espresso la volontà di chiudere i giochi decretando le squadre promosse e bloccando le retrocessioni, la FIGC ha in seguito cambiato tutto, sostenendo che anche le squadre della terza serie dovranno concludere la stagione giocando le restanti partite (vedi Colpo di scena: la SerieC deve tornare in campo!). La decisone definitiva spetta al Governo, ma dal mio punto di vista sarebbe opportuno chiuderla qui, promuovendo le tre squadre attualmente prime nei rispettivi gironi ed eventualmente far disputare i playoff per decretare la quarta promossa. Resto infatti dell’idea che il calcio senza tifosi non abbia ragione d’esistere e che non abbia senso riprendere a correre dietro ad un pallone dopo oltre due mesi di inattività, facendo finta che niente sia successo. In attesa di sapere cosa succederà, riavvolgo il mio film dei ricordi in bianconero e, visto che la volta scorsa ho raccontato la mia trasferta migliore, ora non mi resta che parlare della peggiore, quella di Genova nel 2015 per affrontare la Sampdoria.

Serie A 2014/15, una stagione molto difficile per il Cesena, vissuta sempre nei bassifondi della classifica e conclusasi con l’inevitabile retrocessione, nonostante il cambio in panchina. Ad aprile, distanti qualche punto dalla zona salvezza, il calendario proponeva una doppia trasferta a Genova nel giro di una settimana: sabato 18 contro la Sampdoria e domenica 26 contro il Genoa. Non eravamo ancora del tutto spacciati e quindi la voglia di spingere la squadra a raccogliere punti per compiere l’impresa non mancava di certo. Una mia cara amica stava pensando già da qualche tempo di organizzare un pullman tutto suo per la trasferta, con tifosi non facenti parte di gruppi organizzati, ma comunque con la passione sfrenata per il cavalluccio e optò per l’anticipo della 31^ giornata, previsto per il sabato alle ore 18, raccogliendo adesioni di tifosi di vecchia data ed anche giovani leve come me, che “solo” da cinque anni giravo l’Italia al seguito dei bianconeri. Nell’arco di una settimana, il pullman da 50 posti si riempì e così il sabato ci ritrovammo di buon ora in zona ippodromo pronti a partire in direzione Genova.

Al punto di ritrovo rimasi subito scioccato vedendo il pullman che ci aspettava: un vecchio mezzo di metà anni ’90 come minimo, con la carrozzeria di più colori ed uno scudetto del Bellaria Calcio sul davanti, giusto per non farsi riconoscere… Un’altra brutta sorpresa la ebbi al momento di saldare la quota, più alta di quanto preventivato, dovuta a qualche defezione dell’ultimo momento. Saliti su questo pullman decisamente vintage, mi sono posizionato circa a metà, sedendo su sedili ai limiti della decenza. Ovviamente, un mezzo così antiquato non poteva sostenere alte velocità in autostrada e mantenendo quindi un’andatura sotto i 100 km/h, il viaggio d’andata si rivelò un vero e proprio incubo! Era già da più di un anno che andavo in trasferta sempre in auto (dopo che il pullman del Coordinamento mi aveva accompagnato nei primi anni) e fare quasi 400 chilometri su un ammasso di lamiere che sobbalzava ad ogni buca, peraltro facendo un rumore assordante, si è rivelata un’esperienza pessima. Per comprendere la nostra estenuante lentezza, basti pensare che ad un centinaio di chilometri da Genova ci hanno sorpassato le auto partite da Cesena due ore dopo di noi… Al casello autostradale siamo stati scortati dalla polizia fino allo stadio ed una volta scesi abbiamo tirato un sospiro di sollievo per essere giunti sani e salvi, anche se eravamo solo a metà del terribile viaggio. Per me era la terza volta al Luigi Ferraris (uno stadio che mi ha sempre affascinato), visto che c’ero già stato nella stagione 2010/11 in occasione della memorabile vittoria contro la Samp ed anche all’ultima giornata, quando affrontammo, già salvi, il Genoa.

I blucerchiati allenati da Mihajlović erano una squadra molto forte che lottava per un posto in Europa e presentavano un attacco formato da Eder, Eto’o, Muriel e Okaka. Una partita che quindi si presentava proibitiva per noi ed infatti nel primo tempo soffrimmo molto, con la fortuna che però fu dalla nostra. I doriani commisero diversi errori in attacco, mentre nel secondo tempo ci chiudemmo abilmente difesa, reggendo bene alle offensive ed anzi rendendoci pericolosi con un paio di ripartenze. La partita si concluse a reti bianche ed il Cesena portò via un punto che lo mantenne in vita. Quel giorno però di partita ne vidi ben poca e dovetti riguardare i replay più volte, poiché eravamo circa 300 tifosi in un piccolo spicchio di stadio e per larghi tratti ho avuto bandiere che mi sventolavano davanti, oscurandomi quasi del tutto la vista del campo. Tuttavia, più di questo, la cosa che più preoccupava me e gli altri era il viaggio di ritorno da Genova, per giunta di notte!

Ovviamente, non poté certo andare meglio dell’andata… Per buona parte del tempo un amico molto simpatico, bravo a intrattenere con barzellette e storielle, parlò al microfono, facendo ridere tutto il pullman e allietando almeno un po’ la nostra agonia. Il bello però, è che nel viaggio di ritorno ci si misero anche i due autisti a voler rovinare ulteriormente la giornata: senza apparenti motivi, si presentarono scontrosi e poco disponibili, non accogliendo le richieste di fermata di sosta in autogrill più volte invocate. Ad un certo punto, dopo l’ennesimo rifiuto, con i bisogni fisiologici che si facevano sempre più impellenti, l’organizzatrice alzò la voce ed inveì contro l’autista, obbligandolo a fermarsi alla prima occasione: non scorderò mai la faccia del nostro amico intrattenitore, che tutto d’un tratto smise di parlare, lasciò il microfono e corse impaurito verso il fondo del pullman… Da quel momento, non volò più una mosca (a parte i sinistri rumori metallici della carrozzeria) fino all’arrivo a Cesena, avvenuto a tarda ora ovviamente. Giunti a casa, tirammo finalmente un sospiro di sollievo per essere sopravvissuti ad un’odissea simile.

Considerando quindi questo “viaggio della speranza” (la speranza era quella di arrivare a destinazione indenni…) ed il fatto che della partita vidi poco o nulla, considero questa la peggiore trasferta cui ho finora preso parte. Ho provato a raccontarvela, ma solo chi l’ha vissuta sa di cosa parlo, visto che sicuramente ce l’ha ancora ben impressa nella memoria, tant’è che spesso viene ancora ricordata, facendoci fare delle gran risate, anche se quel giorno ridevamo decisamente meno…

Forza Cesena! Dove sarai, io sarò!

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