40 anni fa, la tragedia del Ballarin a San Benedetto

Stadio Ballarin - San Benedetto del Tronto
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AVVERSARI – Abbandonato da tempo il vecchio impianto, la Samb gioca al Riviera delle Palme, teatro di una storica promozione del Cesena

Se a Cesena nomini San Benedetto del Tronto, inevitabilmente il pensiero va ad una partita, lo spareggio contro il Lecce di Carletto Mazzone nel lontano 1987: il vantaggio fulmineo di Bordin, i giallorossi che la pareggiano poco prima del riposo, il gol vittoria di Cuttone; poi Casarin che fischia la fine ed il ritorno del Cesena in Serie A, dove ci saremmo fermati per ben quattro anni. Ma io sto barando, perché all’epoca avevo solo otto anni e quella partita non me lo posso ricordare, la rete però è piena di ricordi e di aneddoti, più quelli di sponda leccese, a dire il vero: i giallorossi salentini ancora oggi vivono quel giorno come un dramma, una Caporetto, qualcosa di molto simile a ciò che rappresentano per noi lo Stadio Zini di Cremona ed il Padova.

Domani si giocherà al Riviera delle Palme, uno stadio che prende il nome dalla zona turistica locale, una bellissima fetta di costa marchigiana che va da Cupra Maritttima fino alla foce del Tronto, il fiume che precisa l’identità della cittadina di San Benedetto dove il panorama si miscela con la storia, la tradizione, il folklore. Una zona bellissima che il mondo ci invidia.

Se torniamo indietro nel tempo, troviamo una storia triste, terribile, ambientata in questa città, ma in uno stadio diverso, quello dedicato a due fratelli, Dino e Aldo Ballarin (a loro volta vittime della più famosa tragedia dello sport italiano, quella di Superga, ma questa è un’altra storia): era il 7 giugno 1981, ultima giornata del campionato di Serie C, con i padroni di casa in festa perché queò giorno si metteva il sigillo su una cavalcata straordinaria, la promozione in Serie B ed il ritorno in una categoria che da queste parti conoscono bene, avendola frequentata per ben 21 volte.

Leggi le note storiche e trovi “la partita iniziò con 16 minuti di ritardo” e se non conosci la storia, magari non ci fai caso e prosegui, senza accorgerti che quel quarto d’ora abbondante significò la morte di due ragazze, Carla di 21 anni e Maria Teresa di 23, oltre a 64 ustionati ed un centinaio di feriti. Perché faceva caldo quel giorno e le migliaia di striscioline di carta che dovevano servire da coreografia presero fuoco, così che la Curva Sud della Sambenedettese divenne una trappola mortale, proprio davanti agli occhi dei giocatori, tra i quali un giovane Walter ZengaPoi succede una cosa che la leggi e non ci credi: l’arbitro, il signor Tubertini di Bologna, su suggerimento delle forze dell’ordine ed in accordo con le due società, decide di far giocare comunque la partita, probabilmente per evitare che il deflusso del pubblico intralciasse i soccorsi. Il risultato non lo dico, perché non ha importanza, perché quella partita in realtà non si è mai giocata…

Anche questo tragico episodio, purtroppo, nella lunga e gloriosa storia della Sambenedettese.


Immagine tratta dal sito www.saladellamemoriaheysel.it

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