“Siamo stati tutti traditi, hanno ammazzato il Conte Rognoni e il grande Dino Manuzzi”

Cesena conte Rognoni e Manuzzi
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TIFOSI – Dopo la vittoria contro l’Avezzano un tifoso bianconero si è sfogato per quanto successo quest’estate con il fallimento del fu AC Cesena

Ormai il treno è ripartito e noi siamo riusciti a salire in tempo attraverso i binari, uniti come sempre per affrontare questo lungo viaggio, sperando che ci porti dove meritiamo di stare. Sarà un percorso in salita, per nulla scontato solo perché ci chiamiamo “Cesena“. Nessuno in questa categoria ci regalerà niente o stenderà il tappeto rosso all’ingresso in campo del blasonato Cavalluccio. Bisognerà guadagnarsi la promozione in questo girone infernale dove tutti lottano alla pari con il coltello tra i denti. Dopo la prima di campionato gli animi hanno incominciato a scaldarsi, ma probabilmente solo nel momento in cui si apriranno i cancelli del Manuzzi ritroveremo del tutto l’entusiasmo necessario per questa nuova stagione. Ci sono tifosi che si sono buttati fin da subito “anima e core” in questa nuova sfida, ma ci sono anche quelli che ancora soffrono al pensiero di quello che è successo e tra questi si annovera un grande tifoso bianconero di cui abbiamo raccolto lo sfogo prima della partita in campo neutro di domenica proprio nella sua Forlì contro l’Olympia Agnonese.

Ciao Gianni, raccontaci un po’ le tue impressioni, le tue sensazioni adesso che il campionato è iniziato…
Mah che dire… io sto cercando di abituarmi piano piano.  L’esultanza sfrenata e liberatoria al gol di Tortori nella trasferta di domenica scorsa è già per me un buon segnale, non me l’aspettavo. Però penso che ci metterò ancora un po’ a sentire completamente mia questa squadra…”.

Oltre al Cesena hai sempre avuto a cuore anche la squadra della tua città, giusto?
Ho sempre tifato anche per il Forlì, la squadra della mia città che da piccolo andavo a vedere insieme al Cesena. Tifare Forlì mi faceva sentire forlivese, ovvero parte di una piccola tribù locale ai margini del mondo del calcio. Tifare Cesena mi rendeva invece parte di una comunità più ampia, la Romagna. Il Cesena era quindi per me la squadra di una grande tribù che si affacciava nel mondo che contava stimolando sentimenti forti come l’orgoglio di appartenenza. Erano mille piccole tribù riunite sotto un’unica bandiera, sotto un unico simbolo che le trasformava in un esercito e ci faceva sentire in grado di affrontare un mondo che ci aveva sempre tenuto ai margini, fatto sì di juventini, milanisti, fiorentini, bolognesi ma che era anche altro ed aveva a che fare con il carattere sanguigno, sincero, passionale e ribelle di noi romagnoli che ci aveva sempre condannato ad una subalternità storica. Era la nostra rivincita, quella di chi non aveva mai contato niente, quella di chi voleva mangiarsi i preti ed era invece condannato a stare “ai piedi del Papa” e potrei continuare andando a ritroso…A volte si sottovaluta la fortissima valenza simbolica di ciò che rappresentava anche inconsciamente il Cesena per noi romagnoli“.

Quest’estate però tutto ciò è andato miserabilmente in fumo…
Ora tutto questo non c’è più, le distanze si sono annullate, la mia piccola tribù forlivese e la grande ed orgogliosa tribù romagnola sono la stessa cosa perché quattro incapaci e ladri hanno tradito un esercito che sfidava il mondo, hanno ucciso il Conte Rognoni, Dino Manuzzi e tutti gli altri padri della patria… In questo momento provo però un senso liberatorio. Penso che siano sentimenti peraltro comuni a moltissimi, che fanno capire che per un romagnolo il Cesena non è solo una squadra di calcio, il suo pubblico sia uno dei più affezionati, caldi e meravigliosi d’Italia. Poi so che non possiamo continuare a piangerci addosso nel ricordo di quello che fu, ma quando sono in ballo sentimenti così forti bisogna anche darsi il tempo di metabolizzare il lutto prima di  ripartire, ma ce la faremo…“.