Toglietemi tutto, ma non il mio Cesena

Pescara-Cesena
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CRONACHE DEL SETTORE O – Per il Cesena, lo Stadio Adriatico di Pescara, più che un tabù, sembra ormai una maledizione

Ad ogni giro che il Cesena va a giocare a Pescara, c’è sempre una certa preventiva preoccupazione, come un ronzio nelle orecchie che dà un fastidio assurdo. In settimana, da più parti, si era sentito dire che le statistiche sono fatte per essere contraddette, ma più che altro viene detto per scaramanzia e con le dita incrociate dietro alla schiena. Ogni volta, noi a Pescara non facciamo vela, mai: zero vittorie in ventidue incontri di campionato e zero reti nelle ultime cinque. Più che un tabù, sembra una maledizione… Per fortuna che quella volta lo spareggio col Lecce, originariamente destinato a disputarsi a Pescara, si giocò invece a San Benedetto del Tronto, perché siamo sicuri che quello stadio che suona così familiare “Adriatico” ci avrebbe portato male anche quella volta.

Ma perché succede ciò? Abbiamo rivolto la domanda a facoltosi psicologi e ad autorevoli esperti del settore, per trovare una spiegazione al perché nel calcio certe cose capitano  sempre nella stessa maniera, ma non si trova una spiegazione, non c’è nulla da fare, i giocatori diventano zombi, la loro anima è in mano a spiriti maligni che indirizzano le cose sempre nello stesso modo.  E i rivali? Uguale, sta scritto che quella è già vinta e zaac, è vinta. I giocatori entrano in campo leggiadri, giocano al gatto col topo e, senza affanno, ti distruggono.

E poi, così per rigirare il coltello nella piaga, quanto dà fastidio prendere un gol da uno che si chiama Drudi? Chi è che non conosce qualcuno che si chiama Drudi? Un cognome romagnolissimo come Casadei, Buda, Fabbri o Righi: un figlio della Romagna che ti colpisce alle spalle! No, non si può. Dai, è vero, se avesse segnato Cirone o Clemenza o Frascatore avrebbe fatto meno male.

Martedì sera ci siamo seduti speranzosi sul divano, eccetto i coraggiosi ragazzi che hanno raggiunto Pescara, imponendoci di stare svegli, e con tanta passione ed entusiasmo abbiamo cercato di seguire la nostra squadra, ma si è visto subito che non era aria: passaggi sbagliati, ripartenze morte sul nascere, parate di San Nardone e poi, troppo presto, il gol di Drudi (vedi Una prestazione incomprensibile e inaccettabile (Eresie ep. 33)). Chi si è alzato ed è andato via? Chi ha cambiato canale? Chi ha smoccolato di brutto rischiando di svegliare i bambini? Chi si è addormentato? Chi, ligio al dovere e sperando che il vento cambiasse, è rimasto lì masochisticamente a farsi del male? E chi, infine, ha pensato che la seconda dose ce la daranno i reggiani lunedì prossimo? No dai, viviamo la settimana con speranza che ancora nulla è perduto e poi ci sono altre cose nella vita e nel mondo che non stanno andando per il verso giusto e che sono infinitamente più importanti. Per tanta povera gente che soffre auspichiamo un ritorno alla pace e alla normalità, ma quando arriverà lunedì, con tanta speranza, ci siederemo ancora al nostro posto nel “Settore O”, perché come diceva una famosa pubblicità: toglietemi tutto, ma non il mio Cesena.


Immagine tratta dal sito calciocesena.com

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