Storie del Cesena di guerra – Seconda parte

Ippodromo Cesena negli anni 40
Condividi questo articolo

AMARCORD – La storia di un campionato del tutto particolare ed anomalo, che vide protagonista il Cesena tanti anni fa, in piena seconda guerra mondiale

C’era un primo girone eliminatorio a quattro, con Cesena, Bologna, Panigale e San Pietro in Casale (per la prima parte del racconto clicca qui). Dopo l’esordio vittorioso con il Casale, il 20 Febbraio i bianconeri ospitarono il Bologna, rimandandolo a casa sonoramente sconfitto col punteggio di 5 a 0. Purtroppo fu quella l’unica partita persa dai rossoblù, che ci sconfissero 2 a 0 al ritorno e vinsero tutti gli altri incontri, relegandoci al secondo posto; il che ci permise tuttavia di passare alla seconda fase del  torneo, il girone di semifinale. Chi lo vinceva, avrebbe guadagnato la finale per il titolo Emiliano, che dava diritto a partecipare al triangolare per lo scudetto. Ancora una volta battemmo il Bologna per 2 a 0 in Romagna, ma terminammo anche questo girone al secondo posto, con un punto in meno dei rossoblu, che si qualificarono per la finale contro lo Spezia.

A Bologna invasione di campo

Nella partita di andata della finale, disputata allo stadio “Littoriale” di Bologna (oggi si chiama Dall’Ara), la squadra emiliana non riuscì nemmeno a mettere insieme undici giocatori e disputò l’incontro in dieci contro undici. La partita venne sospesa a pochi minuti dalla fine per invasione di campo. Pensate un po’, con il fronte che si avvicinava, i bombardamenti sopra la testa, il pubblico trovò la voglia di interrompere la partita per contestare un gol in sospetto fuorigioco. Per dire quanto siamo razionali noi tifosi…

Lo Spezia avrebbe poi vinto il titolo “nazionale” in mezzo a tante e tali irregolarità che quello scudetto “Alta Italia” sarebbe stato dichiarato nullo e privo di valore., se non onorifico.

L’arresto di nonno Gildo

Fra gli altri, anche nonno Gildo andò a vedere quelle poche partite che si disputarono all’Ippodromo. Durante uno di questi incontri i Carabinieri lo arrestarono e lo misero in guardina perché voleva fare la festa all’arbitro. Col che si dovrebbe intuire il carattere pacato del soggetto e la componente genetica del mio.

L’idolo del nonno era Adler Bonci, un terzino destro che nel 1940/41 aveva militato addirittura in serie A, nella SPAL: disputò, nel Cesena “di guerra”, tutte le partite. Fin da piccolo Gildo mi magnificava le doti di questo giocatore, che nel campionato 1969/70 sedette per qualche mese, in coppia con Poni, sulla panchina del Cavalluccio in serie B, conquistando l’undicesimo posto. A proposito di Bonci, mi ricordo che il nonno mi portava, da bambino, da un suo amico barbiere, già attempato, nei pressi dell’odierno Bar Zampanò. E lì si infervorava ancora, a distanza di anni, al ricordo di questo calciatore.

Ma poi, per associazione di idee, passava ad entusiasmarsi per l’omonimo Alessandro Bonci, il grande tenore al quale nel 1927 era stato intitolato eccezionalmente, (nonostante fosse ancora vivo, vegeto e cantante) il nostro splendido teatro. Mio nonno, di professione contabile, faceva per passione, molto più modestamente, il suggeritore al teatro Bonci di Cesena, con grandi successi amorosi- La lirica era il rock di quei tempi lontani. Era coetaneo di Alessandro, che a inizio Novecento contendeva a Caruso la palma di miglior interprete lirico del mondo. Per quanto mi riguarda, però, il risultato concreto era che il barbiere si distraeva e inevitabilmente, regolarmente, mi dava degli strapponi sulla nuca con la macchinetta meccanica con la quale mi rasava i capelli. A niente valevano le mie proteste e la mia richiesta di cambiare parrucchiere. “Non è possibile” diceva il nonno “è lui il più bravo”! Sarà, ma il mio “coppino” non era per niente d’accordo.

Perché sono Alberto

Nel Cesena del campionato di guerra giocavano ragazzi che avevano per lo più l’età di mio babbo, ma lui ovviamente non c’era. Si trovava ancora in Molise, dove continuava a cercare, invano, il modo di dare notizie di sé alla sua famiglia. Rientrare nella Romagna occupata dai tedeschi, col fronte sempre più vicino alle nostre terre era praticamente impossibile ed Ermanno era ancora rifugiato presso Padre Alberto, a Larino.

Qualcuno avrà forse notato che anche chi vi racconta questa storia si chiama Alberto: penso sia superfluo spiegare il perché. Resta il fatto che, dopo tante generazioni, io sono stato il primo e unico della Famiglia Neri autorizzato a chiamarsi con un nome che non cominciava con la lettera E (in compenso ebbi in dote come secondo nome Ezio, lo zio di Australia e come terzo Eligio, il bisnonno).

Quanti giocatori da serie A!

Fra questi coetanei del 1921/22, uno nato quasi lo stesso giorno di mio padre era il portiere Carlo Rognoni, fratello di Alberto, il mitico fondatore del Cesena, Presidente a 21 anni. Alberto, quello che Enzo Ferrari definì come il Conte Alberto, principe di Romagna. Carlo era in concorrenza con il primo portiere, Giorgio Fioravanti, solo di un anno più grande rispetto a Rognoni, ma già famoso perché nel 1941 era titolare in quel Venezia che vinse la Coppa Italia, battendo la Roma con un gol di Loik. In quella squadra, detto per inciso, giocava anche il grande Mazzola del grande Torino, scomparso nello schianto di Superga.

Capocannoniere del Cavalluccio 1944 fu Serafino Romani, guizzante ala destra che militò poi per alcuni anni in serie A. A centrocampo esordiva come calciatore il diciottenne Giuseppe Matassoni, che in seguito sarebbe stato allenatore dei bianconeri in quattro circostanze, fino al 1970. Al suo fianco correva Renato Lucchi, anche lui del 1921, anche lui finito in serie A e in seguito allenatore del Cesena fra il 1955 e il 1982. In quest’ultima occasione, lo salvò dalla retrocessione in serie C dopo la gestione deficitaria di G.B.Fabbri.

Il Cesena “di guerra” fu una grande squadra, alla quale riuscirono a sbarrare la strada solo i felsinei. Ma, nonostante fosse stato solo due anni prima vincitore del suo sesto scudetto, il Bologna del 1944 uscì sempre sonoramente sconfitto dall’Ippodromo di Cesena, subendo sette gol e non segnandone alcuno.

Qui la prima parte Storie del Cesena di guerra – Prima parte 

Per il seguito clicca qui


Immagine tratta dal sito wikipedia.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *