Gli stadi restano vuoti, ma la passione dei tifosi è sempre viva!

Stadio Dino Manuzzi - Cesena - Senza tifosi
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TIFOSI – Guardare le partite del mio Cesena lontano dallo stadio è come una pugnalata nel fianco e attendo il ritorno alla normalità

Da quando questo maledetto virus è entrato nella nostra vita, non posso più raccontare qui sul blog le mie avventure sù e giù per l’Italia al seguito del Cesena. Infatti, purtroppo l’ultima trasferta del popolo cesenate risale a quasi un anno fa, Imolese-Cesena del 16 febbraio 2020, anche se, a titolo personale, ero presente a Gubbio lo scorso ottobre, visto che ai tempi poteva entrare negli stadi di calcio un migliaio di persone ed io ero riuscito a trovare il biglietto per me ed altri tre amici, seppur la trasferta fosse vietata ai tifosi ospiti. Bella giornata quella, suggellata da una vittoria molto importate, ma ovviamente vissuta in una situazione surreale, con gli steward pronti a riprendere i presenti nel caso questi non indossassero correttamente la mascherina ed attenti a far rispettare le distanze persino tra moglie e marito…

Tornati a casa da quel viaggio in Umbria eravamo contenti, ma avevamo avvertito la mancanza del nostro tifo, prima, durante e dopo la partita. Eravamo abituati ad incontrare gli altri tifosi nelle soste in autogrill, nel parcheggio del settore ospiti, a stare insieme tutti quanti in curva, a ritrovarci nel parcheggio al termine del match dove gli umori, positivi o negativi, la fanno sempre da padrone e tutto ciò che rappresenta la giornata tipo di una trasferta. Per un tifoso di calcio, infatti, andare allo stadio non significa solo vedere ventidue calciatori rincorrere un pallone, c’è anche tutto il contorno che è molto importante: incontrare gli amici di vecchia data e fare nuove amicizie, bere in compagnia una birra (ma anche due o tre…), staccare la spina e svagarsi dalle fatiche della settimana, cantare tutti insieme e abbracciarsi ad ogni gol segnato dalla propria squadra e tanti altri momenti di condivisione, aggregazione e socializzazione.

Ecco, quel giorno a Gubbio eravamo entusiasti di avere la possibilità di tornare in trasferta dopo diversi mesi, ma inevitabilmente era un altro mondo rispetto ad una situazione normale. Domenica scorsa, ad esempio, avremmo dovuto giocare a Salò (vedi 18 positivi, rinviata anche FeralpiSalò-Cesena), dove poco più di un anno fa eravamo presenti in 200 circa ed anche se il risultato finale di 2-2 non ci soddisfò appieno per com’era andata la partita, fu una trasferta da ricordare, perché si trattava di uno sfida inedita e lungo il tragitto per arrivare allo stadio ammirammo gli stupendi paesaggi del Lago di Garda. Molto probabilmente anche quest’anno sarebbe stata una giornata piovosa: a dicembre 2019 infatti fu così e piovve per quasi tutti i novanta minuti, ma i nostri tifosi non mollarono di un centimetro e cantarono sventolando bandiere anche sotto la pioggia battente. Io avevo il biglietto per la tribuna coperta, a differenza di quella volta a Fermo (sempre durante la scorsa stagione) quando anch’io assistetti alla partita sotto un diluvio che imperversò per tutta la durata dell’incontro.

In questi mesi di lontananza forzata dallo stadio, la nostra seconda casa, ho sentito pure dei tifosi esclamare: “ci andrei anche a piedi sotto quell’acqua, pur di tornare in trasferta!”, riferendosi appunto a quell’esperienza bagnata fradicia in terra marchigiana. Lo stadio manca a me che comunque ho avuto la fortuna di entrare ad inizio campionato (oltre che a Gubbio, anche in casa contro Triestina, FeralpiSalò e Fano), figuriamoci al 99% dei tifosi che non entrano in uno stadio da Cesena-Vicenza del 23 febbraio 2020… Purtroppo però, credo che ci toccherà vedere le partite in tv o al pc ancora per molto tempo, data la situazione sanitaria che non accenna a migliorare significativamente: se proprio ci andrà bene, potrebbero riaprire gli stadi con una capienza ridotta in primavera, ma tornare alla normalità, che di fatto è quella che tutti noi attendiamo con ansia, chissà quando sarà possibile.

Come ho già scritto in un articolo precedente, guardare le partite del mio Cesena lontano dallo stadio è come una pugnalata nel fianco, soffro troppo il fatto di non essere lì fisicamente e non riesco nemmeno a gioire appieno per le vittorie. E dire che la squadra sta facendo davvero bene, avendo costruito quella striscia di 11 risultati utili di fila che ci aveva fatto sognare addirittura di competere per le primissime posizioni, anche se le ultime due sconfitte ci hanno fatto tornare con i piedi per terra. Finora abbiamo ottenuto la maggior parte dei punti in trasferta, frutto di diverse vittorie, che di certo avrebbero addolcito il viaggio di ritorno a casa di noi tifosi. E questo aumenta il rammarico.

Per essere, c’è anche chi sta peggio del tifoso cesenate, se vogliamo dirla tutta: pensiamo ad esempio ai tifosi dell’Atalanta che non possono seguire la loro squadra in giro per l’Europa, oppure ai tifosi dello Spezia che non possono assaporare da vicino la magia della Serie A che affrontano per la prima volta nella loro storia. Più volte ho sentito i racconti di chi ha vissuto gli anni d’oro del nostro Cesena, da inizi anni ’70, per arrivare ai primi campionati nella massima serie, fino alla Coppa UEFA. Pensate che dispiacere sarebbe stato per i nostri nonni o i nostri genitori dover star fuori dallo stadio e non poter incitare i propri beniamini in annate che senza dubbio rappresentano l’apice della storia. Io stesso ricorderò a vita le emozioni che ho provato tifando per il mio piccolo Cesena nella stagione 2010/11, quando affrontava le potenze del calcio italiano: non oso immaginare come l’avrei presa se avessi potuto seguire solo in tv la mia prima Serie A…

Ora il Cesena è in Serie C, ma per i tifosi è ugualmente deprimente vedere lo stadio vuoto e la mancanza dei nostri amati gradoni cresce ogni giorno di più. Questo è segno di attaccamento alla squadra della nostra terra, quella che ci fa battere il cuore anche quando siamo seduti sul divano davanti al televisore, quella che non vediamo l’ora di tornare a sostenere dal vivo, varcando nuovamente quei cancelli. Forza Cesena! Dove sarai, io sarò!

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