La seconda leggenda bianconera: Massimo Agostini

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BIANCONERO VINTAGE – Una settimana fa è stato premiato al Manuzzi il Condor Massimo Agostini, seconda leggenda bianconera del Cesena dopo Ceccarelli

Chiunque ami il calcio può ammirare la carriera di un calciatore come quella di Massimo Agostini e siccome ha vissuto a Cesena e ha fatto sognare i sostenitori della squadra bianconera, ci sentiamo doppiamente orgogliosi di averne viste le gesta atletiche. Partendo dall’inizio, Agostini è salito dalle giovanili bianconere e con impegno si è conquistato un posto nella rosa prima squadra proprio nel Cesena nell’anno 1983, quando la squadra dopo una deludente retrocessione dalla serie A affrontava il nuovo campionato di serie cadetta. Tre anni di militanza, con 78 presenze e 19 reti in totale. Finalmente nel 1986 la grande occasione con il passaggio ad un top club di serie A: la Roma.

Nella capitale Agostini affronta per la prima volta la serie A: è pronto, motivato e colleziona 40 presenze, segnando però in totale sei reti, forse troppo poche per una società molto esigente con gli attaccanti. Non convince il pubblico giallorosso e nel 1988, senza clamori e con lo scambio di mercato con Rizzitelli che passa dal Cesena ai giallorossi, con tanta voglia di riscatto torna in Romagna, proprio al Cesena che era nuovamente in serie A. Altri due anni in bianconero con 22 reti all’attivo tra cui anche la rete contro il Verona segnata al Manuzzi che sancì la definitiva salvezza della squadra del mister bianconero Lippi, dopo una storica cavalcata in rimonta sulle dirette avversarie. Dopo questo storico traguardo nel 1990, al termine delle “Notti Magiche” del mondiale tutto italiano, è la volta di un nuovo grande salto: viene richiesto e acquistato dal grande Milan di mister Sacchi. Questa è una grande squadra di valore mondiale e con dei compagni di reparto come Gullit, Van Basten Massaro. Il “nostro” Massimo cerca di farsi spazio e si ritaglia 15 presenze e segnando 2 reti, ma soprattutto fa l’esordio in Champions League e diventa campione del Mondo per Club con la vittoria del Milan nella Coppa Intercontinentale.

Tanta roba, ma Agostini vuole giocare e dimostrare che anche lui ha fiuto per il gol, così l’anno successivo nel 1991 viene ceduto al Parma. È titolare, colleziona 30 presenze con 4 reti all’attivo, ma ancora una volta, alla fine del campionato, la squadra emiliana non lo conferma e lo dirotta sempre in serie A, all’Ancona. Massimo sa che deve ricominciare una nuova avventura, ma la squadra marchigiana non ha le potenzialità per salvarsi e si deve accontentare di giocare l’anno dopo il campionato serie B: segna 18 reti e vince la classifica dei cannonieri. Come in precedenza dopo la grande impresa, si presentano nuove opportunità per la serie A: nel 1994, viene infatti acquistato dal Napoli. In due stagioni colleziona 62 presenze e i 13 gol all’attivo non sono un palmarès importante e così nel 1996 torna in Romagna nuovamente nel Cesena per coltivare le ambizioni di promozione del club bianconero. In coppia con Dario Hubner forma un attacco di primo ordine e malgrado i favori dei pronostici, la squadra non ha il rendimento sperato ed inspiegabilmente, anziché la promozione in A, arriva la retrocessione in serie C, con grande sconforto per tutto l’ambiente.  Agostini si rimbocca le maniche combatte e partecipa l’anno successivo, al ritorno nella serie cadetta. Passa in Romagna un nuovo campionato e così in 3 anni si contano 26 reti al suo attivo.

Nel 1999 giunto alle 35 primavere è pronto nuovamente a fare le valigie e viene ceduto sempre in serie B, al Ravenna: una scelta difficile, che viene seguita poi dal trasferimento allo Spezia, e sempre più giù al Tivoli, al Forlì e al Real Cesenatico. Nel 2008 termina la sua splendida carriera e conoscendo la sua indole indomabile, inizia quella di allenatore di calcio, giovanili, beach soccer e femminile. Ma c’é di più, il suo soprannome: il Condor. Questo meritato soprannome lo ha seguito per tutta la sua carriera, per la tipologia dei sui gol che erano prevalentemente di astuzia. Per descrivere al meglio questa caratteristica, mi permetto di descrivere il capolavoro che fece il 29 Aprile del 1990 contro il Verona di mister Bagnoli: gol e salvezza per il Cesena targato Marcello Lippi. Massimo AgostiniAl 33’ del secondo tempo i difensori del Cesena conquistano la palla e rilanciano Domini che avanza palla al piede nel cerchio del centrocampo. Il Verona è preso in contropiede e Agostini si trova posizionato sulla fascia di sinistra. Guarda il compagno che avanza, finta di andare incontro e si invola sulla fascia. Domini non perde un attimo, gli lancia la palla nel corridoio e taglia tutta la difesa degli scaligeri: Agostini è un fulmine e si trova in area davanti al portiere Bodini in uscita. Tocco d’esterno e la palla si indirizza alla sinistra dell’estremo difensore, con traiettoria diagonale va a finire in fondo al sacco.  È rete e salvezza! Ciliegina sulla torta, la porta è quella sotto la curva bianconera che in una bolgia infernale assapora una storica vittoria! I gol di Massimo erano così: costruiti con intelligenza e con una reattività atletica straordinaria. La Cesena sportiva sarà sempre riconoscente e orgogliosa di averti visto giocare al Manuzzi!

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