Ridolfi: “Karim, sul tuo piede c’è il peso di tutte le nostre famiglie”

Massimo Ridolfi
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INTERVISTA – Tanti aneddoti ed anche un filo di nostalgia nelle parole di Massimo “Pecci” Ridolfi, l’ex fisioterapista del Cesena ora al San Marino

Chi lavora dietro le quinte e raramente sale alla ribalta dei riflettori non è per questo meno importante di chi invece è sempre in prima pagina. Come ad esempio l’ex fisioterapista del Cesena, ora al San Marino, Massimo Ridolfi, per tutti “Pecci” per una certa somiglianza con l’ex nazionale di Bologna e Torino .

Domenica 23 dicembre, il “Settore O” al gran completo era allo stadio dei Pini di Cervia per vedere all’opera proprio il San Marino contro il Modena, altra nobile caduta in disgrazia che attualmente capeggia la classifica del Girone D, ed è stato un vero piacere ritrovare Ridolfi. La sosta alla fine del girone d’andata è il momento ideale per fare bilanci, ma è anche il periodo in cui lo staff tecnico è maggiormente impegnato nel tenere alta l’attenzione, a mantenere lo stato di forma e recuperare gli infortunati: per loro, vacanze ridotte e tanto lavoro. Nell’occasione, siamo andati ad incontrare un personaggio che fino al campionato scorso lavorava per il Cesena. Questo quello che ha raccontato “Pecci” Ridolfi a Cesena Mio:

Ciao Massimo, raccontaci come sei finito al San Marino…
“Dopo il fallimento del Cesena, ci siamo trovati tutti un po’ frastornati, la società che stava nascendo si stava appoggiando ad una realtà già esistente come il Romagna Centro, quindi con uno staff consolidato in cui non ci sarebbe stato posto per me. E’ stato allora che mi ha chiamato il Presidente Luca Mancini che mi conosceva bene per offrirmi un posto di lavoro vicino a casa, visto che io vivo a Cervia ed il San Marino gioca e si allena a Castiglione: non ci ho pensato due volte, ho firmato e sono contento della scelta”.

Domenica 23 dicembre allo Stadio dei Pini di Cervia si è giocata una partita molto importante, San Marino-Modena, e noi del “Settore O” eravamo presenti; poi, anche le cronache hanno parlato di te come di uno dei protagonisti…
“Beh, niente di eclatante, solo un intervento un po’ fuori dal normale. Sai, lo Stadio di Castiglione di Ravenna ha una capienza molto limitata e così, vista l’importanza dell’incontro, abbiamo ospitato il Modena a Cervia per contenere meglio l’eventuale arrivo dei tanti tifosi dei canarini. Eravamo a circa un quarto d’ora dalla fine del match e stavamo portando a casa un punto d’oro, quando uno dei collaboratori dell’arbitro ha messo male il piede, procurandosi una brutta distorsione. Lui diceva che non riusciva più a muoversi e così l’arbitro voleva annullare l’incontro. E’ stato anche chiesto se sugli spalti ci fosse un tesserato AIA in grado di sostituire l’infortunato: c’era, ma nessuna delle due società voleva affidarsi ad un guardalinee di cui non si conosceva né il grado di preparazione, né l’affidabilità. Io ho pensato che in un’eventuale ripetizione sarebbe stato molto difficile portare a casa quel punto fino a lì maturato e quindi mi sono proposto all’arbitro per provare a rimettere in piedi il suo collaboratore: gli ho applicato una fasciatura rigida e dopo pochi minuti questi ha potuto riprendere il suo posto, portando a termine il lavoro. E noi abbiamo portato a casa un punto contro la capolista…”.

Nel Cesena FC ci sono un paio di giocatori che conosci molto bene, Federico Agliardi ed il capitano Beppe De Feudis: ha fatto bene la nuova società a riportarli in bianconero?
“Nel precampionato anch’io avevo proposto al San Marino di ingaggiare Chicco, un professionista serio, integro fisicamente, uno che alla sua età si allena ancora molto seriamente, un esempio per i più giovani, anche in prospettiva futura, quando deciderà di appendere le scarpe al chiodo. Anche il “Conte” non si discute, è uno che non molla mai e che il Cavalluccio ce l’ha tatuato sul cuore”.

Quanto è stato devastante l’epilogo della vecchia società di Corso Sozzi?
“Abbiamo disputato un campionato con la spada di Damocle sulla testa, con la dirigenza che ci spronava a salvarci visto che un’eventuale retrocessione avrebbe sancito l’inevitabile fallimento. Abbiamo cominciato il girone di ritorno al penultimo posto in classifica ed eravamo arrivati alla partita contro il Frosinone senza ancora aver avuto rigori a favore (unica squadra professionistica in tutta Europa): in settimana, durante una terapia, avevo detto a Karim Laribi che prima o poi un rigore ce l’avrebbero dato e che se fosse stato decisivo nel suo piede ci sarebbe stato il peso di tutte le nostre famiglie. Non per caricarlo di responsabilità, ma per dargli la consapevolezza di quanto sarebbe stato importante. Ebbene, quel giorno lui fece gol… Poi, con un gran finale, ci salvammo con l’orgoglio di chi ha portato a termine un’impresa. Ma poi, purtroppo, è saltato il banco, ma è comunque stata una fortuna esserci salvati sul campo, perché così almeno la dirigenza non ha potuto scaricare la colpa sulla squadra”.

Quali sono le tue aspettative per il nuovo anno?
“Calcisticamente parlando, sono sicuro che il Cesena sarà promosso in Serie C”. Contemporaneamente, spero proprio che il San Marino porti a termine il campionato con una salvezza tranquilla, com’era nelle aspettative. Professionalmente, visto che nel calcio tutto gira, mi piacerebbe ritrovare sulla mia strada il bianconero, una maglia che ho amato tanto e che amerò per sempre”.


Immagine tratta dal sito www.sanmarinocalcio.it

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About Marco Pollini

Marco (Gaio Jack) Pollini, ex tassista Cesenate, da diversi anni operatore all’accoglienza (albergatore) a Cervia. Marito e padre di tre ragazze, appena può, fin dalla tenera età frequenta i gradoni dello stadio “la Fiorita” per l’altro suo amore: il Cesena. Con l’aspirazione mai sopita di scrivere, ha fatto tesoro del motto stampato sul muro della caserma dove ha svolto il servizio militare che recitava: “l’impossibile non esiste” e così oggi alla sua non più giovane età collabora con “Cesena Mio” raccontando qualche aneddoto dagli spalti del Manuzzi dal mitico settore “O”.

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