La quarta leggenda bianconera: Pierluigi Cera

Pierluigi Cera leggenda bianconera
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BIANCONERO VINTAGE – Sabato pomeriggio al Manuzzi è stato premiato l’ex difensore del Cesena Pierluigi Cera come quarta leggenda bianconera

Chi ha avuto la fortuna di vedere giocare Cera, sapeva di vedere uno spettacolo ad ogni partita. La sua carriera di giocatore è terminata a Cesena, che lo ha abbracciato e lo ha romagnolizzato al 100%. Infatti Pierluigi approdò a Cesena nel 1973, dopo aver esordito a soli 17 anni nel Verona, dopo essere diventato il capitano e uomo simbolo vincendo uno storico scudetto con il Cagliari nel campionato 1969/70 e subito dopo aver conseguito il titolo di vice campione del mondo conquistato in Messico con la maglia azzurra, alle spalle del Brasile di Pelè. Cera nel ruolo di libero, un vero regista della difesa, giocava in modo moderno con licenza di spingere: impostava il gioco partendo dalle retrovie e distribuiva palloni a testa alta, come pochi campioni sanno fare.

Si può definire il primo libero di costruzione e a lui più tardi avrebbero dichiarato di essersi ispirati Scirea e Tricella. Ad onor del vero Cera inizialmente fu un centrocampista di contenimento e per necessità di formazione, il grande mister dei sardi Scopigno lo inventò nel ruolo di libero. Pierluigi rispose a modo suo, quasi fosse un pioniere di questo ruolo di pura difesa e lo trasformò in veste moderna, con continui sganciamenti ed impostazioni di gioco, guadagnandosi l’attenzione del trainer degli azzurri Valcareggi che lo fece diventare un cardine della squadra ai mondiali 1970. Un predestinato per le sue qualità di uomo e di perfetto atleta, dentro e fuori del campo, sapeva che per fare bene doveva essere esigente con se stesso e la sua grande serietà gli permesso di giocare a buoni livelli fino a quasi quarant’anni. Negli spogliatoi era il secondo allenatore, un punto di riferimento per tutti: un vero uomo squadra.

Arriva a Cesena quando la società bianconera si stava preparando ad affrontare il primo campionato di serie A della sua storia. Inspiegabilmente scaricato dal suo Cagliari, fu abile il Presidente bianconero Dino Manuzzi, pronto a fare leva con la sua voglia di riscatto schierandolo nell’undici bianconero, con la fascia di capitano, grazie anche alla signorile concessione di Giampiero Ceccarelli. Doveva giocare un anno e poi smettere, invece in bianconero è rimasto ben sei campionati, con al suo attivo 138 presenze, e contribuì in modo determinante alla storica qualificazione in Coppa Uefa del 1976. Nel 1979 all’età di 38 anni appese le scarpe al chiodo. La storia di Cera al Cesena è legata al bellissimo rapporto con altri grandi personaggi che in qualche modo avevano bisogno di fare capire il loro valore come il centrocampista Frustalupi e il mister Marchioro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma in sala di regia c’era il Presidente Dino Manuzzi. In modo particolare si racconta che quando il mister Bersellini, dopo due storiche salvezze decise di lasciare il Cesena per la Sampdoria, e che se lo volesse portare con se a Genova, ma venne convocato da Manuzzi per il rinnovo ed in quella sede Manuzzi sapeva che per trattenerlo avrebbe dovuto aumentare lo stipendio.

Fu lo stesso Cera a sorprendere il Presidente dichiarando che sarebbe rimato a Cesena ed avrebbe rinunciato all’aumento devolvendo l’ipotetica cifra di aumento, a favore dei suoi compagni meno pagati. Non si è mai saputo se questo è veramente successo, ma il grande Manuzzi si commosse e grazie a questo grande gesto di Pierluigi, fra i due nacque un patto ed un affiatamento incredibile. Questo spiega perchè è rimasto legato al Cesena in veste dirigenziale fino al 2000, ed è merito, anche suo, se in quel periodo la società bianconera sfornò molti talenti, fra tutti a titolo di cronaca: Alessandro Bianchi e Ruggero RizzitelliDue flash storici, un famoso battibecco con Arrigo Sacchi, allora mister della Primavera bianconera ed un personale ricordo in una partitella amichevole fra noi delle giovanili del Cesena e la prima squadra, giocata alla Fiorita il mercoledì, dove me lo sono trovato di fronte assieme ad altri campioni come Ceccarelli, Ammoniaci, Danova, Festa fra tutti, che sono stati sempre per me un punto di riferimento ed una vera fiera di emozioni sportive.

I tifosi romagnoli però non l’hanno amato come meritava, per il suo carattere un poco schivo e la sua grande serietà che lo allontanavano; i tifosi lo volevano insieme a loro, lo volevano al bar in mezzo a loro, insomma più rappresentativo, come invece altri calciatori hanno saputo fare, ma lui non era così. In tutti i modi quando si parla di Cera, chi l’ha conosciuto, chi lo visto calciare il pallone alla Fiorita, ne parla con profondo rispetto e lo indica come unico: un vero esempio sportivo! La tifoseria del Cesena è stata onorata e lo sarà sempre di avere avuto questo grande giocatore e se il parlare di Pierluigi Cera può essere un valore aggiunto, che serva come monito alle nuove generazioni per raggiungere i grandi traguardi che la società bianconera merita.

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