Proverbi romagnoli di Aldo Spallicci #1

Proverbi romagnoli
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LETTURE ANTIVIRUS – La sosta forzata prosegue, ma Cesena Mio non vi lascia soli… Oggi ci dedichiamo ai proverbi romagnoli del celebre Aldo Spallicci

Aldo Spallicci - Proverbi RomagnoliIl calcio è fermo, il campionato è stato sospeso, forse definitivamente. La nostra passione è in stand-by, siamo praticamente quasi tutti chiusi in casa e ci ritroviamo tanto tempo libero a disposizione che, sono sicuro, ognuno di noi userà nel migliore dei modi. Io ho pensato di tenervi compagnia per pochi minuti con alcuni proverbi tratti dal libro “Proverbi romagnoli” tratti dal libro di Aldo Spallicci del 1996. Per chi non lo conoscesse, Aldo Spallicci è stato un medico, poeta e politico italiano nato a Santa Maria Nuova di Bertinoro (FC) (ora Santa Maria Nuova Spallicci in suo onore) il 22 novembre del 1886 e morto a Premilcuore (FC) il 14 marzo 1973. Oltre a conseguire la laurea in medicina e chirurgia, è stato un politico, Deputato all’Assemblea Costituente e Senatore nel Parlamento Italiano nella I e II legislatura sempre nelle file del Partito Repubblicano Italiano. Aldo Spallicci è stato anche un grande cultore e promotore dell’identità e delle tradizioni popolari della Romagna e ha svolto una profonda e convinta attività per l’autonomia della Romagna.

È chiara, almeno per me, l’inflessione di Santa Maria Nuova, che per la sua posizione geografica risente dell’influenza dei caratteristici accenti romagnoli, cesenate, forlivese e ravennate fondersi in un bellissimo dialetto. Vi citerò in questa prima serie alcuni proverbi romagnoli accompagnati dalla traduzione in italiano che parlano di malattie, medici e buone abitudini salutiste, insomma adatti alla situazione attuale anche se leggendole delicatamente ci si accorge degli infiniti contesti a cui si possono adattare.

  • A chi ch’lè malê e’ temp u i sa longh da passé. (A chi è ammalato il tempo gli sa lungo da passare)
  • A stê trop a lët u s perd la forza e l’intelet. (A stare troppo a letto si perde la forza e l’intelletto)
  • A tô un vëcc da e’ su usitèri, l’è l’instess che mandêl a e’ zimiteri. (Distogliere un vecchio dalle sue abitudini, è lo stesso che mandarlo al cimitero)
  • Bì, màgna e dorma fôrt e no pinsê a la môrt. (Bevi mangia e dormi sodo, e non pensare alla morte)
  • Chi ch’ha di cativ parament u n’stëga andê int e’ vent. (Chi è debole d’interiora non vada al vento)
  • Chi è ‘d bona forma ‘d maz u s’artorna, e chi ch’è ‘d cativa furmazza u s’amêla a ignia scòss ad guazza. (Chi è di buona costituzione a maggio riprende forza e chi è di cattiva costituzione cade malato ad ogni piovere di rugiada)
  • Chi ha una bona timpradura de’ vent u n’ha paura. (Chi ha un buon temperamento del vento non ha timora)
  • E’ mêl e’ ven a caval e e’ va vì a pè. (Il male viene a cavallo e va via a piedi)
  • Cun di pinsìr e dla malincunì u s’va par la mêla vì. (Con pensieri e malinconia si va per la mala via)
  • La salut e e’ bon temp u n’è mai trop par la zent. (La salute e il buon tempo non sono mai di troppo per la gente)
  • La sanitê l’è un gran capitêl e chi ch’la j ha u n’sa d’avèl. (La salute è un gran capitalee chi l’ha non sa d’averla)
  • L’è mej lugrê dal schêrp che di linzùl. (E’ meglio logorare delle scarpe che dei lenzuoli)
  • L’instê sfiurè e l’invèran stuvè. (Durante l’estate scoperti e d’inverno rinchiusi “al calduccio”)
  • Magnê spess e lavurê pôch , u s’ campa ‘d che pôch. (mangiare spesso e lavorare poco, si campa molto)
  • Mej andê a l’ustarì che a la pziarì. (Meglio andare all’osteria che in farmacia)
  • Mêrz cress i tu penn, d’abril no ti cavê, maz va pianèn, zogn fa quel ch’u t’pê. (Marzo cresci i tuoi panni, d’aprile non te li cavare, maggio va adagio, giugno fa quello che ti pare)
  • Mêrz cusm e’ cul e no cusm’êt. (Marzo cuocimi il culo e non cuocermi altro)
  • Par fêr aviè e’ fardor, bsogna che vegna ad su pè e’ sudor. (Per far scomparire il raffreddore occorre che venga spontaneo il sudore)
  • Se e’ malê é môr l’è stè e dutòr, se guaress l’è stê e’ Signor. (Se il malato muore è stato il dottore, se guarisce è stato il Signore)
  • S’t’vù stê sèn pessa spess cma che fa e’ chèn. (Se vuoi star sano piscia spesso come fa il cane)
  • Tant delichèt ch’u i dà dann e’ vent de’ dvanadùr. (Tanto delicato che gli da fastidio il vento prodotto dall’arcolaio)
  • Zris, persgh e còmar t’i n’ pù magnê de’ mêl i n’ti po’ fê. (Ciliegie, pesche e cocomeri ne puoi mangiare che del male non te ne possono fare)

“Proverbi romagnoli”di Aldo Spallicci, edito nel 1996 da “Giunti Gruppo Editoriale Firenze”


📙 LETTURE ANTIVIRUS ☣️
In assenza di attualità sportiva, in questo momento così difficile e particolare delle nostre vite, Cesena Mio continua a far compagnia ai propri lettori, gran parte dei quali chiusi in casa nel rispetto dei decreti e delle ordinanze. Storie, racconti e spunti di riflessione, a tema ed anche off-topic (ma non troppo), nella nuova sezione Letture Antivirus

Immagine tratta dal sito altritaliani.net

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