Proverbi romagnoli di Aldo Spallicci #2

Proverbi romagnoli
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LETTURE ANTIVIRUS – La sosta forzata prosegue, ma Cesena Mio non vi lascia soli: la seconda puntata dei proverbi romagnoli del celebre Aldo Spallicci

Dopo la prima lettura dedicata ai proverbi romagnoli in ambito medico del nostro conterraneo Aldo Spallicci (vedi Proverbi romagnoli di Aldo Spallicci #1), ecco la seconda parte. Prima però un approfondimento per conoscere meglio questo illustre romagnolo. Per chi non lo conoscesse, Aldo Spallicci è stato medico, poeta e politico italiano, nato a Santa Maria Nuova di Bertinoro (FC) (ora Santa Maria Nuova Spallicci in suo onore) il 22 novembre del 1886 e morto a Premilcuore (FC) il 14 marzo 1973. Oltre a conseguire la laurea in medicina e chirurgia, è stato un politico, Deputato all’Assemblea Costituente e Senatore nel Parlamento Italiano nella I e II legislatura sempre nelle file del Partito Repubblicano Italiano. E’ stato anche un grande cultore e promotore dell’identità e delle tradizioni popolari romagnagnole ed ha svolto una profonda e convinta attività per l’autonomia della Romagna.”

Nella seconda parte di oggi vi propongo alcuni proverbi a tema “Romagna e romagnoli”. In particolare nel primo proverbio sono citati i romagnoli delle città della bassa che ricorda un po’ quella veneta che molti conoscono che recita: “Veneziani gran signori, Padovani gran dottori, Veronesi tutti matti Vicentini magna gatti“.

  • I marchis ad Fusgnan, i cunt ’d Bagnacaval, i bucalùn ‘d Lugh, al miseri ‘d Sant’Êgta, ‘d cambiêl dla Masa, i ranocc ‘d Cunsels, i ledar ‘d Sëst, i caruzun ‘d Murdán, al busei ‘d Bagnêra, i súifan’d Slarôl, al mura ‘d Granarôl, e’ campanìl ‘d Cudgnôla, a gli è al dods ereditê, dla bassa Rumagnôla. (I marchesi di Fusignano, i conti di Bagnacavallo, i chiacchieroni di Lugo, le miserie di Sant’Agata, le cambiali di Massalombarda, i ranocchi di Conselice, i ladri di Sesto Imolese, i carri di Mordano, le bugie di Bagnara, gli zolfanelli di Solarolo, le mura di Granarolo, il campanone di Cotignola, sono le dodici eredità della bassa Romagna)
  • E ravgnan e’ zira cun la chêrna e e’ pess in tal man. (Il ravennate gira con la carne e il pesce in mano)
  • I furlis par mët j è stè batzè (I forlivesi sono stati definiti matti)
  • Rèmin da navighê, Cisena da cantè, Furlè da ballè, Ravena da magnè, Lugh da imbrujê, Fenza da lavurè, Jèmula…da fê l’amor. (Rimini da navigare, Cesena da cantare, Forlì da ballare, Ravenna da mangiare, Lugo da imbrogliare, Faenza da lavorare, Imola…da far l’amore)
  • Me a v’ sò dì quel ch’è de’ mond/ ch’a j ho zirè d’in tond in tond/a caval d’un bël caval/e a j ho vest dal prè cun dal val,/ dal tërr lavurativi,/u n’ gn’era dal boni e dal cativi./ Da pì a caval a sò andè a Fenza,/l’è è paes dla bonazenta./Da pì a caval a sò andè a Ròss/a j ho truvè una vëcia cun e’ mêl de’ floss,/a j ho tolt un pô ad chêrta sugarena/ e un pô ‘d tarladura d’oss/e a j ho guarì e’ mêl de’ floss./Da pì a caval a sò andè a Furlè/l’è un paes ch’u m pìis a me./Da pì a caval a sò andè a Frampùl/l’è e’ paes di bursarùl./Da pì a caval a sò andè a Bartnora,/a m la sò spècia int ‘na parôla./Da pì a caval a sò andè a Cisena,/l’è una bëla zitadena/e par l’ëssi abundanza d’aqua/u j è la funtana int’e’ mëz dla piaza./I spen marugh i raspa,/i spen arvid i fora,/dop Nadêl e’ vèn la Pasqua. (Io vi so dire quello che è del mondo, che l’ho girato tutto in tondo, a cavallo d’un bel cavallo e ho visto dei prati con delle valli, delle terre lavorative, ve n’erano delle buone e delle cattive. Da piedi e da cavallo sono andato a Faenza, è il paese della buona gente. Da piedi a cavallo sono andato a Russi, ho trovato una vecchia col male del flusso (dovrebbe essere una trombosi venosa); ho preso un po’ di carta assorbente e un po’ di tarlatura (tritura) d’ossa e le ho guarito il male del flusso. Da piedi a cavallo sono andato a Forlì, è un paese che piace a me. Da piedi a cavallo sono andato a Forlimpopoli, è il paese dei borsaioli. Da piedi a cavallo sono andato a Bertinoro, me la sono spicciata in una parola. Da piedi a cavallo sono andato a Cesena, è una bella cittadina e sembra esserci abbondanza d’acqua c’è la fontana in mezzo alla piazza. Gli spini di marruca graffiano, gli spini di rovo forano, dopo Natale vien la Pasqua)
  • E’ Ravgnan l’è l’instess che un rupagan. (Il ravennate è lo stesso che un pagano).

“Proverbi romagnoli”di Aldo Spallicci, edito nel 1996 da “Giunti Gruppo Editoriale Firenze”

Nel corso della terza parte di questa rubrica tratteremo invece i celebri proverbi romagnoli riguardanti le tematiche meteorologiche.


📙 LETTURE ANTIVIRUS ☣️
In assenza di attualità sportiva, in questo momento così difficile e particolare delle nostre vite, Cesena Mio continua a far compagnia ai propri lettori, gran parte dei quali chiusi in casa nel rispetto dei decreti e delle ordinanze. Storie, racconti e spunti di riflessione, a tema ed anche off-topic (ma non troppo), nella nuova sezione Letture Antivirus

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