Il pericolo Lagnonese ultimo ostacolo per il Cesena

Cesena-Francavilla
Invia l'articolo agli amici

OPINIONI DI UN DIVANO – Mentre prosegue la marcia schiacchiasassi del Cesena, c’è chi si diverte (come al solito) a tirare al piccione

Riassunto delle puntate precedenti: scendere dalla B alla D, come ha fatto il Cesena, non vuole dire spostarsi di due lettere nell’alfabeto. Vuol dire passare dalla quasi serie A alla periferia del pallone. Scendere dalla B alla D perché cancellati dopo una sanguinosa bancarotta fallimentare, vuol dire subire un trauma difficilissimo da riassorbire in breve tempo. Raccogliere in fretta e in furia i soldini fra un bel gruppetto di imprenditori locali è stata sicuramente una scommessa vinta e vinta bene. Costruire un gruppo societario affiatato e non litigioso ne è stato il corollario, anche questo non scontato. Indovinare i calciatori giusti, in un mercato affrontato all’ultimo minuto non era semplice per niente. Creare un gruppo innestando nuovi giocatori in quello (preesistente) del Romagna Centro era una operazione di grande delicatezza e difficoltà.

Presentarsi da nobile città decaduta in una serie D ricca di paesini  era come girare con un gigantesco bersaglio sulla schiena e la scritta “Sparatemi qui”: l’idea di battere il Cavalluccio, per quasi tutte le squadre, poteva dire disputare la Partita dell’Anno, con niente da perdere. Nel girone di andata, il Cesena ha incontrato un avversario formidabile, reduce da una quasi promozione che ha impresso un ritmo forsennato alla classifica. Contemporaneamente, le difficoltà di amalgama, le condizioni fisiche dei senatori e l’insicurezza data dal giovane portiere hanno creato un solco con il Matelica in piena fuga e ha instillato nel Cesena grossi dubbi esistenziali. Al mercato il Cesena ha fatto la spesa per bene, l’amalgama è cresciuta, il Matelica si è impantanato e i bianconeri ne hanno approfittato con una serie di risultati positivi che non si era mai vista.

A fronte di questo, cosa ci tocca leggere or qua e or là? Che la squadra va bene perché i giocatori non ascoltano Angelini, che comunque il rendimento in campo è quello che è, che se non si stravince la serie D, questa sarà la prova che l’allenatore è scarso. E poi, giù di rimpianti e di sogni ad occhi aperti per il ritorno del panchinaro più vincente e più esonerato della nostra storia, e lacrimoni sugli eroi di un tempo, quelli delle Termopili e del pullman parcheggiato davanti alla porta. Chi si esprime così, chi invece di apprezzare e sostenere la squadra e la direzione tecnica suona una piva lamentosa, parla il Lagnonese. Non confondiamolo con l’Agnonese, simpatica squadra che lotta per non retrocedere. Il Lagnonese è il modo di esprimersi del lagnone, di quello che non gli va mai bene una minchia, di quello, diciamolo pure, che gode se riesce a fare polemica e soprattutto a spaccare a metà la tifoseria.

Che gusto, eh? Ho solo un commento di fronte a questo strazio: ac du marón!

Commenta con Facebook

About Alberto Neri

Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato "deportato" a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

View all posts by Alberto Neri →

3 Comments on “Il pericolo Lagnonese ultimo ostacolo per il Cesena”

  1. Dici bene Alberto, che gusto ci sarà ad inventarsi di sana piana delle cose (tipo che la squadra non ascolta il mister)…mah

  2. Caro Max, io per carattere, nonostante gli annetti sulla gobba, non sono di quelli “nostalgici” del “comesistavabeneunavolta” “noichegiocavamoconlepallinediterracottaeavevamolepezzealculo” e “noicheabbiamovistolacoppauefaalmanuzzi”. Il passato è passato, lo dice la parola stessa, a me a questo punto piace l’idea di cominciare una nuova storia, tutti insieme. E allora ‘sta muffa di rievocare continuamente, di auspicare ritorni, di riscaldare zuppe già trangugiate più e più volte mi sa di vecchio, di poco onesto, di noioso. E di scorretto nei confronti di chi ce la mette tutta. Siccome non è la prima volta, anzi è l’ennesima volta che succede, mi sono un filino rotto i maroni anche io. Anche perchè questo significa mettere zizzania rimestando aria fritta e stantia.

  3. Alberto, la stima è gia ai massimi livelli, ma qui scatta l amore ahahahah
    ps: ricorda che l allenatore è biondini, lo sanno tutti….(ma una querela mai? è dai tempi di marin e ficcadenti che mettono zizzania con ste cazzate, ( approfittando che Angelini è un signore ) ma hanno un filino rotto i maroni, visto che poi a rimetterci sono i tifosi)
    pps: che male cè a intervistare ogni settimana un passeggero di quel vecchio pullman e affogarsi nella nostalgia, in fondo a noi ci frega del cesena, noi vogliamo solo una cosa..il fiorettoooooo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *