Panta rei (tutto scorre), ma il Cesena resta perché siamo NOI

Buon Natale Cesena
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OPINIONI DI UN DIVANO – Una riflessione sul significato del Cesena per noi: il tempo passa, le persone cambiano, ma la nostra passione resta

Non c’è niente di più conservatore di un tifoso di calcio. Io vorrei ancora in campo i miei eroi del 1967/68, quelli che riportarono la Serie B a Cesena, una serie fugacemente assaggiata dagli antenati nel dopoguerra. Le parate di Gennari, il grande libero Leoni (al quale indegnamente mi ispiravo, scarpazzone come ero), la rocciosa difesa di Ceccarelli e Masetto, il durissimo stopper Spimi, le sgroppate del biondocrinuto Corradi sulla destra, la massiccia presenza a centroarea del centravanti di sfondamento Buglioni. Rivorrei anche quello Stadio La Fiorita di Cesena, Niccolò Carosio in tribuna a commentare, i miei quindici anni e tanti sogni nel cassetto. Ma la vita va avanti.

PIPPOTTO FILOSOFICO (panta rei, ma…)
Tutto cambia, tutto scorre, non puoi immergerti due volte nello stesso fiume perché l’acqua non è mai la stessa. Panta rei, diceva il filosofo Eraclito duemilacinquecento anni fa. E, contemporaneamente, anche se tutto cambia, le cose permangono. Il Mare Adriatico in cui ci immergiamo è sempre lo stesso, anche se composto da gocce d’acqua diverse. Il Cesena, anche quando si mette quelle magliettine frufru non bianconere è sempre il Cesena, se sostituisci F.C. ad A.C., è sempre il Cesena a scendere in campo, se Campedelli sostituisce Lugaresi e poi viene sostituito da Lugaresi (sigh) e se poi sparisce e riappare facendo cucù da Martorano è sempre il Cesena. Credete ad un vecchio brontolone criticone. Il Cesena siamo noi, noi che ci stringiamo attorno ad una squadra che crea un pezzo importante della nostra identità, sulla quale riversiamo la nostra passione ed il nostro affetto, che ci fa riconoscere, fra di noi, più che amici, fratelli e sorelle bianconere. La proprietà cambia, i giocatori cambiano, noi no. Le fortune si alternano alle sfortune, la gloria a volte lascia il passo alle batoste, ma noi siamo sempre qua e saremo sempre qua. E quando non ci saremo più noi allo stadio, ci saranno i nostri figli, i nostri nipoti, quelli ai quali abbiamo trasmesso il virus, un virus senza antidoti, come mi spiegava da piccolo mio nonno Ermenegildo.

FINO A CHE LO VORREMO, CI SARA’ IL CESENA
Fino a che lo vorremo esisterà un Cesena. Fino a che solo ad ascoltare questo nome ci aumenteranno leggermente le pulsazioni cardiache, il Cesena ci sarà e gli vorremo bene. Perché il Cesena siamo noi e non possiamo rinunciare a noi stessi, panta rei, ma noi restiamo. La Ruota del Tempo gira, non c’è più il Conte Rognoni come presidente del Cesena, Giampiero Ceccarelli non gioca più, tutto è cambiato, ma niente è “scomparso”. Sapete che domenica qualche domenica fa abbiamo giocato contro la Carrarese, la squadra contro cui il grande Cecca esordì il 15 gennaio 1967?  La prima di 591 partite giocate con la maglia della sua città, indossando quei colori che ancora oggi rappresentano una gran parte della Romagna. La stessa bandiera che, ancora oggi, ci fa venire la pelle d’oca e ci fa sentire amici, ci fa riconoscere come componenti della stessa famiglia allargata. Natale coi tuoi, dice il proverbio.

E allora Buon Natale, fratelli e sorelle bianconeri. Vi vogliamo bene. Auguri!

 


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