Masitto: “Cesena, devi avere la forza mentale per vincere contro tutti”

MASITTO CESENA
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INTERVISTA – L’ex bomber bianconero Cristiano Masitto, ora allenatore, è rimasto particolarmente legato al Cesena dopo l’epica promozione ottenuta nel 1998

Certi amori restano indelebili anche a distanza di tanti anni. Il Cesena per Cristiano Masitto rimane qualcosa di speciale, lo dimostra il fatto che nelle ore precedenti al debutto in D dei bianconeri di Angelini ad Avezzano l’ex bomber ha dedicato al Cavalluccio un post su Facebook. L’attaccante lombardo, attuale tecnico del Castelvetro, approdò in bianconero dal Ravenna nell’ottobre 1997 risultando tra gli artefici del trionfo in C dell’undici guidato da Corrado Benedetti con 21 presenze e 6 reti, poi lasciò la Romagna dopo una prima parte di stagione in B nel gennaio 1999 destinazione Savoia. Una storia breve ma ricca di gioie per il bomber, diventato uno dei beniamini del popolo cesenate. In questa lunga intervista Masitto ci svela ricordi e vari aneddoti.

Ciao Cristiano, se ti diciamo Cesena quali sono i tuoi primi pensieri?
“Vanno alla grandissima società che era ai tempi, alle persone stupende umanamente che ho conosciuto in Romagna, al calore ed alla passione che ti trasmettono i tifosi. Una delle migliori esperienze della mia carriera”.

Perché la città dei tre papi ti è rimasta nel cuore?
“A Cesena ho apprezzato la qualità della vita, la bontà, la mentalità, la cultura della gente. Avevo anche aperto un negozio di abbigliamento perché era mia intenzione fermarmi a viverci, poi le vie infinite del calcio mi hanno portato altrove. Quando torno a trovare i miei amici romagnoli mi sembra come se il tempo si fosse fermato”.

Ripercorriamo le tappe del tuo arrivo in riva al Savio nell’ottobre 1997…
“Il primo che mi accolse fu Edmeo Lugaresi, un presidente eccezionale, squisito. Parlando con lui mi feci una cultura del dialetto romagnolo. Edmeo, Cera e Valentini sono state figure fondamentali nella mia carriera calcistica e nella mia vita”.

Le cronache dei tempi raccontano di un Masitto scatenato anche fuori dal campo…
“Esatto, in ritiro ero il pericolo pubblico numero uno. Quanti scherzi ai compagni ho organizzato. Solitamente negli hotel mi nascondevo negli armadi e sotto ai letti, spuntavo fuori all’improvviso facendo saltare di paura il destinatario dello scherzo. Spesso capitava con Gaudenzi e tutti scoppiavano a ridere”.

Anche i compagni ti accolsero in maniera ironica…
“Come sapete ho tre dita in una mano: Longhi, mio compagno già al Padova, sapeva questa cosa ed al mio primo giorno in bianconero a Villa Silvia mi nascose sotto al materiale tecnico una mano gonfiabile; quando la vidi me la infilai in versione capitan uncino e tutti nello spogliatoio morivano dalle risate”.

La tua casa in centro era spesso un luogo di ritrovo…
“Alla sera organizzavo per gioco sedute spiritiche a casa mia con amici; nel momento clou usciva fuori dal buio l’amico Brio Braschi ed i presenti scappavano dalla paura. Sorrido ancora a ripensare a quelle serate”.

La tua perla contro la Pistoiese è rimasta impressa nella mente di diversi tifosi bianconeri: cosa successe esattamente?
“Mancavano cinque minuti alla fine della gara, ricevetti palla da Agostini sulla fascia, partii in progressione superando sei avversari ed una volta entrato in area con un tiro preciso segnai all’incrocio dei pali la rete della vittoria. Fu un gol meraviglioso che ci regalò un successo importantissimo nella rincorsa al Livorno, poi conclusa in trionfo”.

Una magica cavalcata portata a termine a Lumezzane…
“Una promozione voluta e meritata ottenuta ai danni di un Livorno stratosferico; dopo Lumezzane ho visto gente che piangeva dalla gioia. Al ritorno dalla trasferta decisiva in autogrill il mister Benedetti, solitamente pacato, intonò il coro ‘salutate la capolista’ e tutto il gruppo a cantare con lui per farvi capire l’unione, il clima familiare che c’era tra noi”.

La Mare ti ha dedicato anche un coro “Ronaldo come Masitto”…
“Pensate che andammo a giocare in Coppa Italia a San Siro contro l’Inter dei vari Ronaldo, Baggio, Simeone. Dallo spicchio dei supporters cesenati si alzò il coro  ‘Ronaldo come Masitto’, fu un’ emozione straordinaria. A fine gara ho scambiato la maglia col Fenomeno e ci siamo fatti una risata sulla cosa. Che momenti”.

Come hai vissuto questa estate travagliata del Cesena?
“Una tristezza enorme, un grosso dispiacere soprattutto per la gente che non si meritava questa fine ingloriosa”.

Ora si è ripartiti dalla Serie D con rinnovato entusiasmo…
“Importante è ricominciare con basi solide e forti, con una società strutturata alle spalle. Conosco Angelini, mi allenò al Rovigo a fine carriera, un allenatore preparato e di categoria”.

Cosa servirà per vincere e tornare tra i professionisti?
“La D è un campionato tremendo, in trasferta si va a giocare su campi difficili e qui il Cesena dovrà avere carattere e soprattutto la forza mentale di andare a vincere ovunque, contro qualunque avversità. Ad esempio quando giocherà su terreni di gioco bistrattati, imperfetti o duri come il cemento, bisognerà avere lucidità, pazienza per queste situazioni che si presenteranno nel corso dell’anno. Essere più forti di tutto”.

Adesso cosa fa Cristiano Masitto?
“Dopo le parentesi di Triestina, Campodarsego, Correggese e nel settore giovanile della Fiorentina, attualmente alleno il Castelvetro, formazione modenese di Eccellenza”.


Foto tratta dal profilo Facebook di Cristiano Masitto

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