La sedicesima leggenda bianconera: Lamberto Boranga

Lamberto Boranga con Zoff
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BIANCONERO VINTAGE – Nell’intervallo della partita contro la Reggiana, è stato premiato l’ex portiere del Cesena Lamberto Boranga

Lamberto Boranga, soprannominato “Bongo”, portiere capace di qualche liscio, ma soprattutto di quelle parate strappa applausi, che nel bilancio di un campionato valgono oro, è stato premiato come leggenda bianconera al Dino Manuzzi nell’intervallo della sfida contro la Reggiana. Nato a Foligno il 30 ottobre 1942, percorre al trafila del settore giovanile nel Perugia ed arriva ad esordire in serie A con la maglia della Fiorentina. Successivamente gioca per cinque stagioni nella Reggiana ed un campionato nel Brescia per approdare, nell’estate del 1973, al Cesena di Dino Manuzzi pronto per la prima volta ad affrontare un campionato di serie A. A Cesena entra nella storia bianconera e ne diventa uno dei protagonisti: due campionati con due storiche salvezze a cui si aggiunge la grande impresa della qualificazione alla Coppa Uefa. Resta in bianconero ancora per una stagione fino al 1977, chiudendo con 113 presenze totali.

Boranga cappellino
Boranga con il famoso cappellino

Fisico d’acciaio e grande volontà continua a giocare nel Varese, Parma Foligno e passati i 40 anni inaugura una nuova avventura nell’atletica leggera, ottenendo ottimi risultati nella categoria Master come primatista italiano nel salto in alto e nel salto triplo, a cui aggiunge il record mondiale di salto in lungo categoria Over 60 e campione del mondo di salto in alto categoria Over 70. Ma non finisce qui: nel 1992 stava lavorando come medico del Bastardo, società di calcio umbra, quando i dirigenti gli fecero notare che erano rimasti senza portiere. Boranga tornò così in porta nel 1992, a 50 anni. Ancora di più fece notizia il 20 settembre 2009, un mese prima di compiere 67 anni, quando tornò in porta. Appende i guanti all’età record di 75 anni e sette mesi, e con molta semplicità Boranga dice: “La passione per lo sport mi aiuta a mantenermi in forma”, e consiglia a tutti una trentina di minuti di corsa lenta ogni volta che si può o, in alternativa, un’ora di marcia, “per invecchiare bene”, dice lui.

Boranga caffè
Boranga beve il caffè durante la partita

Il curriculum di Boranga è da numero 1 ed anche nella vita privata ha sfruttato il massimo: durante carriera di calciatore si è laureato in Biologia e in Medicina. Si sprecano i sostantivi per definire Lamberto: fenomeno, talento, ecc., ma quello che è rimasto nel cuore dei tifosi bianconeri è il suo modo di fare “estroso” con il suo cappellino in mano. Il cappellino lanciato in aria prima di uscire sull’avversario era il suo amuleto ed esorcizzava l’avversario che veniva distratto dal suo gesto. Ma la cosa più unica che rara immortalata da una storica foto è quando durante una partita di serie A, Boranga si fece servire una tazzina di caffè. Un gesto mai visto in uno stadio di calcio, descritto dallo stesso Boranga, nella massima semplicità, come utile per alleviare un forte mal di testa.

Aggiungo un episodio che ho vissuto personalmente quando giocavo nelle giovanili del Cesena, in occasione di una partita di allenamento. Erano presenti dei calciatori della rosa della prima squadra del Cesena, fra cui proprio il portiere Boranga, e nel calciare un pallone rimase sorpreso ed esclamò: “Ma che scherzo è questo? Giocate con le pietre! Questo non è un pallone…”. Mentre parlava mimava un gran male al piede con cui aveva calciato. E poco dopo ci venne incontro dicendoci di non colpire di testa quelle pietre! Lamberto Boranga rimarrà per tutti noi un vero personaggio, una grande persona, ma soprattutto siamo orgogliosi di averlo visto in Romagna: un campione con la maglia del Cesena!

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