L’ottava leggenda bianconera: Dario Hübner

Dario Hübner
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BIANCONERO VINTAGE – Come leggenda bianconera è stato premiato domenica scorsa Dario Hübner, il miglior marcatore nella storia del Cesena con 86 gol

Per chi ha seguito il calcio negli anni ’90, Dario Hübner non ha bisogno di presentazioni, è un calciatore che ti porti nel cuore. Chi non ha avuto la fortuna di vederlo giocare, può capire attraverso questo poche parole: “il re dei bomber di provincia”. L’ex bianconero nacque il 28 aprile 1967 a Muggia in provincia di Trieste ed è stato un attaccante capace di vincere la classifica marcatori in A, B e in C, un vero record! Si tratta di un attaccante di razza che ha segnato oltre 300 gol, malgrado sia arrivato al calcio vero in età adulta, dopo aver lavorato come operaio fino ai venti anni. In attacco era un centravanti arrembante, nel correre era sgraziato, ma tremendamente efficace. In ogni stadio si portò dietro diversi appellativi per il suo fisico possente e la sua caratteristica corsa e venne soprannominato semplicemente Darione ma anche Bisonte o Tatanka, con riferimento ad un wrestler di quegli anni.

Dario Hübner leggende bianconereLa prima grande squadra a metterlo in mostra è stata proprio il Cesena alla fine del 1990. Sulla sponda del Savio ha vissuto un quinquennio d’oro, tutto in serie B, al quale manca soltanto la promozione in serie A. Qui in Romagna ha totalizzato, tra campionato e Coppa Italia, 190 presenze mettendo a segno 86 gol (74 in campionato). Hübner si regalò una grande soddisfazione nel 1996 con Tardelli sulla panchina bianconera: conquistò infatti il titolo di capocannoniere di serie B. Purtroppo i romagnoli però retrocedettero in C1 e Hübner compì allora il grande salto in serie A passando al Brescia. Qui aprì un capitolo fantastico della sua carriera, segnando 75 gol in 129 partite al fianco di Roberto Baggio, Filippo Galli ed anche con un giovane Andrea Pirlo. La serie A è scritta nel suo destino e così nel 1997 alla soglia dei trent’anni raggiunse il massimo campionato nazionale. Si presentò ai suoi tifosi segnando un gol in rovesciata a San Siro contro l’Inter, quando tutti gli occhi erano per Ronaldo, appena arrivato dal Barcellona. Rimase a Brescia per quattro anni, prima di andare nel 2001 al Piacenza, dove compì un’impresa clamorosa:  a 35 anni diventò capocannoniere in serie A. Nonostante i limiti della squadra, Hübner mise a segno 24 reti contendendo il titolo di miglior marcatore a gente del calibro di Ronaldo e Trezeguet. Nel 2002 andò in tournèe estiva con il Milan allenato da Ancelotti, ma poi con un nulla di fatto tornò a Piacenza. La sua carriera proseguì, in giro per l’Italia: Ancona, Perugia e poi Mantova. Per Darione, a 38 anni e 229 gol con i professionisti, arrivò il momento di salutare il grande calcio: nei successivi cinque anni giocò in serie D, Eccellenza e Prima divisione, andando sempre in doppia cifra con Chiari, Rodengo Saiano, Orsa Corte Franca e Castel Mella. Chiuse la carriera nella stagione 2010/11 al Cavenago d’Adda all’età di 44 anni.

Il calcio però rimane nel suo sangue ed iniziò la carriera di allenatore nell’ottobre 2013 nel Royale Fiore, squadra piacentina nel campionato di Eccellenza, ma nel gennaio successivo venne esonerato. Nel giugno 2014 guidò l’Atletico Montichiari, squadra bresciana in serie D, ma anche questa esperienza si concluse con l’esonero, addirittura prima ancora dell’inizio del campionato. Dario Hübner è stato un protagonista e soprattutto un vero bomber degli anni ’80 e ’90, sebbene gli sia mancata la chiamata in Nazionale: nel 2002 è stato ad un passo dalla convocazione ma Trapattoni decise di non convocare la grande coppia, Baggio e Hübner, i due “vecchietti” del Brescia. A questo proposito ricordo con molto piacere una sua intervista e queste parole: “Io sono un operaio del gol. Vivo il calcio a modo mio, mi accontento delle piccole conquiste quotidiane. E la classe operaia difficilmente va in paradiso. Lo dice la storia“.

È stato l’idolo della Curva Mare e sapeva fare gol: in quel periodo abbiamo ammirato che la squadra era veramente un gruppo di amici e scendeva sempre in campo per ottenere il massimo e la società aveva una gestione familiare, ad immagine e somiglianza del grande presidente Edmeo Lugaresi. Ai grandi campioni come Baggio, Ayrton Senna, Marco Pantani ed altri è stata dedicata una canzone ed anche Dario, ciliegina sulla torta, ha avuto la sua canzone dedicata dal cantante Calcutta che gli ha scritto un pezzo nel suo album Evergreen. Hübner è un personaggio che sembra lontanissimo dall’immagine dei calciatori di oggi e quello che ha ottenuto non lo avuto in regalo da nessuno: ha fatto tanta gavetta, crescendo di categoria in categoria e facendo gol in tutti i modi con grinta e la furia agonistica di fronte a colleghi del calibro di Ronaldo, Shevchenko, Zidane, Totti e Del Piero, per fare alcuni nomi. Il grande Darione manca al grande calcio, ci vorrebbero più uomini come lui per far rivivere la passione del pallone. La gente gli vuole ancora bene, lo riconosce, malgrado il colore dei capelli che dimostra il passare degli anni. Più che un giocatore dimenticato, Dario Hübner è un giocatore indimenticabile.

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