L’undicesima leggenda bianconera: Paolo Ammoniaci

Paolo Ammoniaci e Giorgio Chinaglia
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BIANCONERO VINTAGE – E’ ricomincia la stagione delle “leggende bianconere”: domenica scorsa è stato il turno di Paolo Ammoniaci

Nell’intervallo della sfida contro la Triestina il Cesena è tornato a premiare le leggende bianconere dopo aver celebrato Sebastiano Rossi contro la Vis Pesaro. Ci eravamo salutati con l’articolo dedicato a Walter Schachner (vedi La nona leggenda bianconera: Walter Schachner) e torniamo oggi per omaggiare un altro grande ex del Cesena. Mi fa molto piacere parlare di Paolo Ammoniaci, una colonna della difesa bianconera della squadra degli anni ‘70 targata Eugenio Bersellini. Si potrebbe dire che Ammoniaci quando indossava la maglia numero 3 faceva rima con CeccarelliDanova nel formare quella formidabile difesa guidata da capitan Cera. Paolo per tutti gli aspiranti calciatori di quel periodo è stato un esempio, un ottimo calciatore, un difensore perfetto, che per la sua grinta e tenacia si è meritato il soprannome di Roccia.

Ammoniaci Cesena
Paolo Ammoniaci contro la Ternana

Il nostro Ammoniaci nasce l’1 giugno 1948 a Bagno di Romagna e a partire dalla stagione 1966 per le sue qualità atletiche si avvicina alla prima squadra nel campionato di Serie C disputando tre partite. Nel 1968 il Cesena approda in cadetteria e da quel momento in poi Ammoniaci disputò cinque campionati totalizzando 163 presenze. Nell’anno della promozione in Serie A ha il compito di  marcatore e di prendersi cura dell’attaccante più temibile; è sempre tra i protagonisti e segna anche una rete. Arriva finalmente il grande esordio in Serie A, guidato dal tecnico Eugenio Bersellini, il 7 ottobre 1973 nella partita Cesena-Torino terminata 0-0. Alcuni degli attaccanti più forti che Ammoniaci affrontò furono Chinaglia, Gigi Riva, Boninsegna Savoldi I. Contribuì in maniera determinante alla doppia salvezza di quello storico Cesena. Purtroppo, per noi tifosi bianconeri, arrivò l’addio nel 1975, dopo 10 anni in bianconero, passando alla Lazio. La società romagnola con in regia il Presidente Dino Manuzzi fiutò che fosse il modo migliore per fare cassa e lo cedette ai biancocelesti insieme a Brignani. In cambio in Romagna arrivarono il difensore Oddi e il centrocampista Frustalupi, che diventeranno la grande sorpresa e parte integrante dello squadrone che conquistò l’Uefa di mister Marchioro.

Paolo Ammoniaci in azione contro la Sampdoria

Tornando ad Ammoniaci, giocò quattro stagioni con la Lazio, disputando 113 partite di cui 85 in Serie A, 23 in Coppa Italia e 5 nelle coppe europee. Nella stagione 1977/78 però subì un brutto infortunio e quando tornò venne venduto al Palermo in Serie B giocando due campionati: 71 partite disputate e tre reti al suo attivo. Gli anni passano e la carriera volge al termine, così nel 1981 passò al Forlì, squadra con cui ha concluso la carriera professionistica nel 1983. Chiuse definitivamente la propria carriera in Interregionale indossando la maglia del Vado. Come quasi sempre succede ad un calciatore di talento, al termine della carriera, iniziò poi la carriera da allenatore ed in Serie C1 andò al Perugia. Nel 2000 avvenne il grande ritorno a Cesena, come vice di mister Walter Nicoletti, e divenne a causa dell’esonero del mister titolare anche primo allenatore. La Cesena sportiva non smetterà mai di ricordare questo grande atleta e grande uomo, frutto di un meraviglioso vivaio: Ceccarelli, Catania, Orlandi, per poi continuare la serie con Rizzitelli, Agostini, Bianchi, Sebastiano Rossi, Ambrosini, Piraccini, Bonini, Lucchi, Arrigoni… tutti giocatori che diedero enormi soddisfazioni ed un grande contributo al Cesena. Concludo con una riflessione: quando c’è un giovane meritevole non necessariamente deve andare in altre squadre per completarsi, bisogna avere il coraggio di inserirlo e dargli fiducia…come fecero allora con Paolo Ammoniaci.

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