Lega Pro: un anno fa, un incubo; oggi, un sogno!

Cesena-Avezzano 3-1 Ricciardo Alessandro (2)
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OPINIONI DI UN DIVANO – Fallire con dignità, risorgere con orgoglio: a Cesena si cancella un incubo e si risorge grazie alla passione dei tifosi migliori del mondo

Dodici mesi fa eravamo qui con un groppo in gola, con l’incubo di finire nell’inferno della Lega Pro (testuale). Oggi le piazze non riescono a contenere la gioia per essere finiti in Lega Pro. Strana la vita, eh? Ma è così, quando la fenice decide che vuol rinascere, è in grado di farlo. Abbiamo realizzato un’impresa pazzesca. Certamente quella sportiva, sui campi di patate della serie D. Ma anche attorno a quei campi, fuori da quei campi, a Cesena e in tutta la Romagna bianconera. L’atto di fede di oltre 8.000 persone che invece di mandare a cagare una società fallita, ne sostengono la rinascita sottoscrivendo un abbonamento, la disse subito lunga sull’attaccamento dei romagnoli a questa bandiera e pose le basi, in mezzo alle macerie fumanti di un disonore che abbiamo subìto incolpevolmente, per un riscatto immediato.

Sarà scontato, ma è doveroso ringraziare gli artefici di questo miracolo, coloro che ci hanno messo la faccia e un po’ di soldi e i politici che hanno agito nell’interesse di una comunità, nel momento in cui la nostra immagine di gente operosa e seria era stata compromessa gravemente da due gestioni fallimentari consecutive e da una clamorosa radiazione dal libro del Calcio. Ma lasciatemi dire che mi piacerebbe anche elencare uno per uno tutti coloro che hanno sottoscritto l’abbonamento, che hanno comprato un biglietto, che hanno portato il loro bimbo allo stadio, che hanno guardato TeleRomagna o ascoltato Radio Gamma con trepidazione, che non hanno abbandonato il Cavalluccio all’oblio, ma hanno continuato a seguirne appassionatamente le sorti, come si fa con un amico che ha avuto una malattia grave e deve riprendersi.

Perché noi il Cesena ce l’abbiamo dentro. Perché noi ce lo siamo caricati sulle spalle, nel momento che sembrava, più che agonizzante, defunto e lo abbiamo trascinato e sostenuto, sulle ali del nostro entusiasmo, fino a recuperare un posto più consono nel Calcio italiano. Non ancora quello che ci meritiamo, ma almeno fra i professionisti. E permettetemi di aggiungere ancora che a vincere sono buoni tutti, ma a perdere no. Noi abbiamo perso più della Serie B, abbiamo perso la squadra del nostro cuore. Ma non abbiamo mai perso la dignità, mai la faccia, mai la speranza e questo fa tutta la differenza del mondo. La Serie D, quindi, non è stata né una cavalcata trionfale, né un girone infernale, è stato un campionato vero, combattuto, sofferto, ma affrontato sull’onda di quella passione inestinguibile che ci differenzia da tutte quelle tifoserie che riempiono lo stadio solo quando si vince.

You’ll never walk alone cantano i tifosi dei Reds (Liverpool), non camminerete mai soli. Potremmo cantarlo a buon diritto anche noi e comunque lo abbiamo dimostrato a noi stessi e a tutto il mondo sui campi di patate di Romagna, Marche, Abruzzo e Molise.

“Quando cammini nel bel mezzo di una tempesta
tieni la testa bene in alto
e non aver paura del buio,
alla fine della tempesta
c’è un cielo d’oro.”

Noi non siamo falliti, noi siamo quelli risorti dalle ceneri. Insieme. UNITI, RISORGEREMO non era una vana promessa, era un programma e il primo passo è compiuto. Fino alla fine, forza Cesena! La scalata continua e con un tesoro di passione come il nostro niente è impossibile. Dai burdel, grazie!

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About Alberto Neri

Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato "deportato" a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

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