Montanari – Dalle notti magiche a Lauro e Castori, la Serie D e la folle serata di Forlì…

Luca Alberto Montanari
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INTERVISTA – Una piacevole chiacchierata a tutto tondo su passato e presente con la “voce” tv del Cesena, il giornalista e conduttore Luca Alberto Montanari

E’ da qualche mese ormai che siamo abituati alle sue appassionate telecronache del Cesena, mentre i suoi articoli su carta stampata accompagnano le gesta del Cavalluccio già da diversi anni. Da qualche stagione poi è il conduttore di Pianeta Bianconero, la trasmissione tv incentrata esclusivamente sul Cesena. Insomma, ormai è parte integrante della famiglia: stiamo parlando di Luca Alberto Montanari, con il quale analizziamo le ultime fatiche dei bianconeri nella rincorsa verso il professionismo.

Ciao Luca, raccontaci quando e come nasce la tua passione per il calcio…
Mi sono ammalato all’età di otto anni grazie ai Mondiali di Italia 90, tra un divano sfasciato in casa e diverse siepi abbattute in giardino, che fungevano da porte. Ancora oggi, per la verità molto spesso, ascolto la Nannini e Bennato e torno bambino con le “Notti Magiche”. Per me il calcio è cominciato lì, dalla favola del Camerun ai rigori sbagliati da Donadoni e Serena, dalle uscite spericolate di Higuita ai gol di Lineker“.

Luca Alberto Montanari e il Cesena. Quando è sbocciato l’amore per il Cavalluccio?
Quando, nell’estate 2001, ho ricevuto una telefonata da Alessandro Burioli: «Hai voglia di seguire il Cesena per il Corriere?». Non ho esitato un secondo, pur abitando (a quei tempi) a Ravenna e pur essendo consapevole di dover stringere un legame di amore e odio con l’E45 e con i concessionari d’auto. Comunque: prima trasferta da giornalista a Lecco, sotto cascate di acqua, rubacchiamo tre punti con Chiaretti nel finale e usciamo al grido di “ladri, ladri”. Bellissimo. Da quel giorno ho capito che non mi sarei annoiato e che mi sarei innamorato come un pazzo di questa squadra“.

Domanda marzulliana: fai il lavoro che ti piace e che hai sempre sognato o ti piacerebbe esplorare e sperimentare anche qualcos’altro?
Alle medie facevo le telecronache in salotto, mentre sfondavo le credenze. Nei primi anni di Liceo simulavo “Tutto il Calcio minuto per minuto” con il mio compagno di banco che mi chiamava alla domenica quando ero allo stadio: lui si fingeva Alfredo Provenzali, da studio, e io Riccardo Cucchi, dallo stadio. E andavamo avanti così per diversi minuti, oggettivamente come due suonati. Penso si sia capito che faccio quello che ho sempre sognato di fare“.

La partita del Cesena che ricordi in assoluto?
A livello emotivo Lumezzane-Cesena per ora resta inarrivabile, ma anche Cesena-Parma dell’anno scorso non scherza mica. In tribuna stampa ho visto scene surreali e colleghi insospettabili rotolare giù per le scale. A livello professionale, invece, dico Piacenza, in un pomeriggio indimenticabile da bordocampista Sky al fianco del telecronista Riccardo Gentile. Raccontare il pre-partita a 35 gradi incravattato, con umidità tropicale, e soprattutto vivere e celebrare i minuti finali a centrocampo, nell’attesa di comunicare a tutta la squadra il finale dall’altro campo (Padova-Brescia), rimane ancora oggi il ricordo più intenso e più bello“.

Quali sono i cinque giocatori del Cesena che ricordi con maggior affetto?
Io ragiono come molti tifosi, quindi non mi innamoro solo del gesto tecnico o della giocata, anche perchè in questi anni non ho conosciuto solo i calciatori ma anche gli uomini. Quindi voto il binomio calciatore-uomo. Turci in porta: un mostro, con un livello culturale spaventoso. Lauro in difesa: mai una volta che si sia lamentato o che non abbia dato la sua disponibilità. Confalone a centrocampo: l’unico calciatore del quale conosco a memoria il numero di cellulare. Hubner in attacco: il mio prototipo ideale di centravanti. Jimenez dappertutto: semplicemente il migliore“.

L’allenatore invece per eccellenza?
Per una lunga serie di motivi, Fabrizio Castori. Specialmente dopo la straordinaria impresa dello scorso anno“.

Come hai vissuto le vicende di quest’estate?
Credevo di non rivivere più un’estate turbolenta come quella del 2004, quando Castori venne squalificato dopo i fatti di Lumezzane e per un mese intervistammo soprattutto avvocati. Invece giugno e luglio 2018 sono stati i due mesi più difficili e più brutti. Per fortuna oggi si respira un’aria fresca“.

Sei soddisfatto di come si sta evolvendo questa stagione?
Parlano i numeri: 2.4 punti di media a partita. Solo tre squadre in Italia stanno viaggiando più forte del Cesena. Non penso ci sia bisogno di aggiungere altro“.

Ritieni che i passi avanti fatti quest’anno in pochi mesi dalla nuova compagine societaria siano già una base sufficiente per affrontare un eventuale prossimo campionato di C? Se sì, con quali prospettive?
Io penso che la parola chiave, dopo la tempesta della scorsa estate, sia una: chiarezza. Per ora ci siamo, poi certamente non basta la chiarezza per vincere il campionato più difficile della piramide del calcio: la serie C. Io penso che oggi, per la nuova società, siano fondamentali due aspetti: potenziare le fondamenta cercando di coinvolgere nuovi soggetti e puntare sul settore giovanile. Il vero problema del fallimento – e mi soffermo sul calcio giocato – è aver perso decine e forse centinaia di aspiranti talenti“.

Se il Cesena fosse promosso in C cosa ritieni che manchi a questa rosa per affrontare la categoria superiore?
Almeno un rinforzo pesante e di categoria in ogni reparto e diversi giovani. Poi ovviamente dipende dagli obiettivi. Io penso che, in caso di promozione, il Cesena non debba partire per vincere ma per consolidarsi“.

Concludendo questa piacevole chiacchierata, torniamo per un attimo  con la memoria a quanto occorso durante il derby col Forlì: c’è qualcosa di quella serata che eviteresti?
Non aprirei la finestra della cabina!“.


Immagine tratta dal sito cesenatoday.it

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About Simona Buda

“Avevo 5 anni e fu amore a prima vista. Per i miei genitori la domenica era fatta di partite e di calcio, niente zoo, niente gite fuori porta: si andava solo allo stadio. Il nostro vecchio stadio, con i suoi gradini di legno così alti per una bambina come me, senza copertura dove si bruciava col sole e ci si bagnava con la pioggia. Le canzoni, il tifo, le urla, gli improperi gridati all’ avversario, gli striscioni… Tutto così emozionante, tutto così divertente! E così ho imparato anno dopo anno a vivere il mio Cesena, a leggere La Gazzetta o Il Corriere Stadio prima di Topolino o del Corriere dei Piccoli: imparavo a memoria le formazioni e mi piaceva discutere a scuola i post partita. Ne ho sempre saputo di più dei miei amici maschi… Ho nel cuore tutti i giocatori che hanno regalato un po’ di se stessi per la mia squadra”. Mamma e moglie, Simona festeggia i suoi 35 anni d’amore per il Cesena con una nuova sfida: raccontare e provare a trasmettere ai lettori di Cesena Mio tutta la sua passione per il Cavalluccio!

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