Decisamente improbabile la ripresa della SerieC

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CAMPIONATO – Anche le parole del DG Daniele Martini in una recente intervista sembrano precludere ogni possibilità di ripresa del campionato di SerieC

Ieri mattina su una nota testata sportiva online è stata pubblicata una lunga intervista a Daniele Martini, nella quale sono stati toccati diversi punti (qui il testo integrale >>> Cesena, il dg Martini: “Ripresa del campionato solo se finita l’emergenza. Serve il sacrificio di tutti”). In particolare si è parlato diffusamente dell’emergenza Coronavirus e di come i club di SerieC la stanno affrontando, al pari di tutti i cittadini italiani, tifosi e non (vedi Ciao Cesena, arrivederci ad aprile (speriamo…)). Traendo spunto dalle considerazioni del DG bianconero, facciamo un breve punto della situazione.

  • Gli allenamenti potranno riprendere soltanto una volta cessata completamente l’emergenza, sebbene si adotteranno ripetutamente misure di sanificazione degli ambienti. Ad ulteriore conferma, i medici dei club di Lega Pro non sono stipendiati da essi, come invece accade in Serie A: pertanto, in questo momento e fino alla fine dell’emergenza saranno impegnati negli ospedali ed avranno altre priorità, non potendo quindi occuparsi in maniera specifica della salute dei calciatori.
  • E’ pressoché impossibile che i campionati possano riprendere regolarmente perché le squadre dovrebbero essere nella condizione di potersi allenare e di poterlo fare per almeno 15-20 giorni prima dell’eventuale (ed improbabile) ripresa. In questo momento, gli esperti non sembrano dell’avviso che si possa tornare in campo a maggio e giocare durante l’estate non sembra ipotizzabile visto che, come evidenziato ieri anche dal presidente dell’AssoCalciatori Damiano Tommasi, spostare il termine della stagione oltre il 30 giugno comporterebbe una serie di problemi formali da risolvere piuttosto rilevanti: per quella data infatti, le società devono depositare i bilanci di esercizio; inoltre scatterà il termine dei contratti per i tesserati e le scadenze di prestiti, diritti di riscatto e riacquisti.
  • E’ altrettanto impensabile anche la ripresa del campionato a porte chiuse, specialmente in un contesto come quello della SerieC. Per le società della terza serie sono fondamentali non i diritti televisivi, ma piuttosto le entrate pubblicitarie, legate alla presenza di spettatori allo stadio (cartelloni pubblicitari, annunci audio/video, ecc.). Martini ha affermato che per una piazza come Cesena, abituata ad avere anche 10 mila spettatori ogni domenica allo stadio, giocare a porte chiuse le restanti gare di campionato (tra cui anche i caldissimi derby contro Rimini e Ravenna) significherebbe una perdita di ricavi pari ad almeno un milione di euro.
  • Al momento non sono ancora arrivati i richiesti provvedimenti finanziari e fiscali a sostegno dei club di Lega Pro, benché invocati dal presidente Francesco Ghirelli. L’idea di una cassa integrazione per i calciatori sembra lontana dalla realizzazione, visto che servono accordi attuativi con l’A.I.C. al momento assenti. A questo punto, non è escluso  un intervento da parte del Governo, che potrebbe prendere in mano la situazione e richiedere sacrifici non solo alle componenti imprenditoriali del calcio, ma anche agli stessi calciatori, come suggerito da Martini stesso, ma certamente non in questa fase di emergenza sanitaria.

Vedremo quali saranno le decisioni del Governo e a cascata delle varie componenti, dal CONI alla Federcalcio, fino alle Leghe. Quel che è certo, è che al momento il Paese è alle prese con qualcosa di decisamente più importante dei campionati di calcio, ancorché parte integrante della società civile italiana. Ma se in qualche modo si proverà a salvare il campionato di Serie A, pare che non ci saranno le condizioni per fare altrettanto con quello di SerieC. Vedremo…


Immagine tratta dal sito www.lega-pro.com

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