“Grazie al Cesena, vivo con mio figlio le stesse emozioni che vissi con mio padre”

Tifosi Cesena Curva Mare
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TIFOSI – L’amore per il Cesena si tramanda di padre in figlio: tre generazioni a confronto nel racconto di Enrico, il protagonista della storia di oggi

Ascoltare i tifosi del Cesena è sempre un’emozione, un viaggio pieno di racconti e di ricordi in bianconero, dove il protagonista è sempre l’amore unico e incondizionato verso il Cavalluccio. Approfittando della sosta del campionato e di una domenica senza calcio (almeno senza quello che conta davvero…), andiamo a conoscere il protagonista di oggi.

Ciao Enrico, presentati ai nostri lettori…
“Mi chiamo Enrico, vivo a Forlì, ho 44 anni e faccio l’operaio. Sono sposato da 16 anni con una splendida moglie di Cesena ed abbiamo due figli, Elena di 12 anni e Lorenzo di 9. Io amo tutti gli sport, ma il Cesena rimane la mia passione indiscussa”.

Quando hai iniziato a tifare Cesena?
“Tutto è iniziato a San benedetto del Tronto nel 1987, il famoso spareggio con il Lecce che ci riportò in Serie A. Mi portò allo stadio mio padre dopo mie pressanti richieste: lì mi innamorai definitivamente del Cavalluccio”.

Da dove hai iniziato a seguire abitualmente la squadra?
“Mio padre spesso mi portava in curva ferrovia perché secondo lui c’era meno gente e così si trovava sempre posto a sedere. Era un tipo molto calmo e tranquillo e raramente esultava, quindi non rischiava niente anche se quello era il settore riservato agli ospiti. Io invece ogni tanto mi arrabbiavo di brutto, ma siccome ero un bambino, mi lasciavano stare”.

Quali ricordi legati al Cesena porti nel cuore?
“Beh, qualsiasi momento passato insieme a mio padre allo stadio è un ricordo indelebile, anche perché è da diversi anni che è mancato. Il bello è che adesso rivivo le stesse identiche emozioni portando il mio di figlio allo stadio. Se devo sceglierne qualcuno, dico la salvezza in Serie A nel 1989/90, la vittoria 1-0 contro il Verona con il gol di Agostini: quel giorno ho visto esultare mio padre che raramente lo faceva. Ed anche il 2-0 contro il Cagliari nel primo anno di Drago: era il giorno del mio compleanno ed per l’occasione avevo fatto fare a mio figlio il giro visita allo stadio, con autografi e foto insieme ai giocatori ed alla alla fine è arrivata anche una strepitosa vittoria contro la capolista! Io e Lorenzo abbracciati ad esultare… Indimenticabile! Un altro ricordo che mi ha segnato risale al 1988, precisamente al 26 febbraio, quando mio padre, juventino, mi portó a vedere Cesena-Juventus, ovviamente in curva ferrovia. In quella stagione la Juve stava facendo un campionato anonimo  ed il Cesena aveva bisogno di punti per salvarsi: finì 2-1 per loro e io fui l’unico ad esultare al gol di Agostini che accorciò le distanze. Al ritorno a casa avevo la febbre a 38° e così da allora odio la Juve più di qualsiasi altra cosa! Un giorno, quando mio figlio aveva 5 anni venne a casa dall’asilo e mi disse che era juventino… Caddi nello sconforto più totale e gli dissi ‘dobbiamo assolutamente trovare un rimedio a questo virus che ti attanaglia’. Così lo portai al Dino Manuzzi a vedere una partita e poi gli feci l’abbonamento per la stagione 2015/16. Risultato: adesso odia la Juve ed ama follemente il Cesena. Alla fine ce l’ho fatta a fargli scegliere il bianconero giusto!”.

Riesci ad andare in trasferta qualche volta?
“Non sono praticamente mai andato, ne ho fatte solamente due l’anno scorso, a Carpi e Cittadella. Quest’anno invece tutte quelle in zona: sono praticamente delle feste, visto che sono tutti volti che si vedono solitamente anche al Dino Manuzzi”.

Parliamo di “vecchie glorie”…
“Ho apprezzato molto Rizzitelli e Agostini. Mi piaceva molto anche Jozic, che vorrei premiassero come prossima leggenda bianconera. Più di recente ho un ottimo ricordo di Sensi e anche se erano solo in prestito, anche di Kessie e Caldara dei quali sono calcisticamente innamorato. Oggigiorno trovo encomiabili De Feudis e Biondini: se arriveremo alla promozione, si dovrà fare loro un monumento per aver sposato la causa ed essersi calati nella parte. E poi c’è Alessandro, che non ho capito cosa ci faccia in questa categoria…”.

Degli allenatori invece, cosa dici?
“Mi ha deluso molto Camplone. Encomiabile invece è stato mister Castori, che anche se fa un calcio che non mi piace, mette passione e tutto sé stesso. E poi, so di andare controcorrente e devo dire che mi ha fatto divertire moltissimo Drago: probabilmente era merito anche dei giocatori, visto che quasi tutti adesso giocano in massima serie, ma di calcio così al Dino Manuzzi se n’è visto poco ed è stato veramente divertente”.

Veniamo a oggi. Cosa hai provato dopo il fallimento del Cesena e come stai vivendo questa rinascita?
“Sono rimasto molto deluso, mi fidavo di quello che diceva Lugaresi, ma poi quando ho letto le motivazioni dell’agenzia delle entrate e l’entità del debito che aumentava di giorno in giorno, ho capito che era meglio ricominciare tutto da capo  e sperare di tornare in fretta nel calcio che conta. Quello che mi ha fatto più male è stato che Lugaresi non abbia mai ammesso le sue colpe. Quest’anno è strano… All’inizio guardavo il nome delle avversarie e non sapevo neppure di dove fossero! Ma dopo poche giornate, mi sono entusiasmato come facevo prima. Un grazie a questi ragazzi che in campo ci mettono cuore e passione e che pensano al bene comune e non solo al singolo. Se solo penso che alcuni di questi ragazzi fino all’anno scorso erano in curva a tifare e adesso invece si trovano in campo con 10.000 abbonati pronti ad osannarli… Angelini, era proprio l’allenatore che avrei voluto quando è iniziata questa avventura: lo reputo una gran brava persona e questa è una bella rivincita per lui”.

Chiudiamo con un augurio per il nostro Cesena…
“Spero che possa ritornare al più presto in Serie B, la categoria giusta per questa città e per tutta la Romagna, che merita di vedere del buon calcio. Poi, se negli anni dovesse arrivare di nuovo la Serie A, tanto meglio…”.


Immagine tratta dal sito www.gazzetta.it

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About Simona Buda

“Avevo 5 anni e fu amore a prima vista. Per i miei genitori la domenica era fatta di partite e di calcio, niente zoo, niente gite fuori porta: si andava solo allo stadio. Il nostro vecchio stadio, con i suoi gradini di legno così alti per una bambina come me, senza copertura dove si bruciava col sole e ci si bagnava con la pioggia. Le canzoni, il tifo, le urla, gli improperi gridati all’ avversario, gli striscioni… Tutto così emozionante, tutto così divertente! E così ho imparato anno dopo anno a vivere il mio Cesena, a leggere La Gazzetta o Il Corriere Stadio prima di Topolino o del Corriere dei Piccoli: imparavo a memoria le formazioni e mi piaceva discutere a scuola i post partita. Ne ho sempre saputo di più dei miei amici maschi… Ho nel cuore tutti i giocatori che hanno regalato un po’ di se stessi per la mia squadra”. Mamma e moglie, Simona festeggia i suoi 35 anni d’amore per il Cesena con una nuova sfida: raccontare e provare a trasmettere ai lettori di Cesena Mio tutta la sua passione per il Cavalluccio!

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