Un ‘liscio’ e addio Europa (Cesena-Magdeburgo ’76)

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Una partita che ci accompagnerà per sempre, la prima (e unica, per ora…) vittoria del Cesena in Coppa UEFA, 3-1 al Magdeburgo

Entrando allo stadio quel giorno ci ripetevamo: “Non abbiamo niente da perdere! Pensiamo solo alla rimonta impossibile contro il Magdeburgo!”. Mister Corsini fece il possibile per mettere in campo 11 leoni: Boranga, Lombardo, Ceccarelli, Beatrice, Batistoni, Cera, Bittolo sostituito da Bonci al 50’ del s.t., Rognoni, Pepe, Macchi, Mariani. Il Magdeburgo allenato da Klaus Urbanczyk scese in campo con questa formazione: Dorendorf, Zapf, Raugust, Decker, Tyll, Seguin, Pommerenke, Steinbach, sostituito da Mewes al 58’ del s.t., Streich, Sparwasser, Hoffman. Arbitrava l’ungherese Lajos Somlai.

Il Cesena purtroppo dovette abbandonare il sogno europeo, secondo logica e previsioni, ma chi quel giorno vide la partita può testimoniarlo: fu una vera beffa! Per quasi 20 minuti, dal 51’ al 70’, ebbero il miracolo davvero a portata di mano. Una sfida di qualificazione che neppure il più inguaribile degli ottimisti, fino al giorno prima, avrebbe osato sperare! I bianconeri attaccarono, corsero, sempre incitati e sostenuti da un pubblico meraviglioso al limite del delirio. Erano passati appena 6 minuti nella ripresa che il Cesena segnò con Pepe, stop di petto e tiro a seguire su calcio d’angolo battuto da Beatrice ed il risultato si spostò sul 2-0, visto che la punta bianconera Mariani al minuto 29 del primo tempo aveva fulminato l’estremo difensore tedesco con un bel tiro dal limite. I nostri avversari della Germania Est nella partita di andata a Magdeburgo ne avevano fatti tre, ma il Cesena aveva realizzato il 2-0 quando ancora mancavano 40 minuti alla fine… L’incontro era ancora tutto da decidere, con emozioni da infarto!

I calciatori bianconeri, ammirevoli per il loro impegno, si buttarono a testa bassa e misero in campo tutte le forze residue, ma peccarono forse di un pizzico di inesperienza. Il Magdeburgo, sicuro del vantaggio acquisito all’andata, non si capacitava della trasformazione del Cesena: la squadra tedesca cominciò a vedere i fantasmi dell’eliminazione, con schemi poveri di ritmo e precisione e sbagliando più del lecito arretrò il suo baricentro. Gli attaccanti erano costretti ad indietreggiare, i difensori lanciavano via il pallone ed i centrocampisti correvano dietro ai bianconeri senza fare opposizione: il Cesena dominava! Eppure fu proprio il Cesena a sbagliare tattica: con il senno di poi, i nostri avrebbero dovuto essere meno irruenti, pensare, organizzare il gioco e attendere con un po’ di pazienza per preparare il colpo del ko vincente, magari ai supplementari e preparare forse al trionfo finale! Probabilmente uno come Frustalupi in mezzo al campo avrebbe dato i tempi giusti, ma era indisponibile! E così la squadra di Corsini, sempre più animata dalla voglia di andare in gol, si spinse in avanti alla  cieca, anche coi centrocampisti e poi pure coi difensori! Purtroppo, in queste situazioni, il calcio insegna che ne guadagna il solo contropiede avversario: accadde che Sparwasser (il giustiziere nel derby fratricida con la Germania Ovest ai mondiali di pochi mesi prima) dopo una lunga volata, lasciò il centrale Batistoni a centrocampo dopo una fallita azione d’attacco, e prese sul tempo Boranga uscito alla disperata incontro al tedesco: un tiro secco, in diagonale, che senza rimedio andò a gonfiare la rete. I presenti rimasero gelati, senza parole… In quel momento al Cesena per superare il turno servivano altri tre gol: un’impresa ormai impossibile. I calciatori bianconeri ebbero un paio di minuti di sconforto che si trasformò subito in rabbia ed a farne le spese fu Mariani, troppo nervoso che si beccò l’espulsione per aver scalciato da dietro Streich, con l’arbitro ungherese Somlay che attento e preciso lo cacciò dal campo! Il Cesena rimase in dieci e la beffa diventò più grande e sempre più evidente perché la squadra, pur essendo inferiore nel numero, riuscì ad andare in rete una terza volta! Questa nuova situazione dimostrò una volta di più che questi tedeschi dell’est non erano imbattibili e che la pazienza, se applicata, avrebbe potuto dare i suoi frutti. Ma il bel colpo di testa di Macchi, su perfetto cross di Ceccarelli, non riaccese le speranze nascoste e fece aumentare solo la rabbia perché il Cesena avrebbe potuto veramente riuscire nella grande impresa!

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La mancata qualificazione non mise da parte la bella prestazione offerta dai calciatori romagnoli tutto orgoglio e cuore! Il popolo bianconero con la delusione nel cuore accompagnò con lo sguardo e con un applauso i propri beniamini che scendevano negli spogliatoi.  Però dovettero assistere alle scene di gioia dei tedeschi che avevano conquistato la qualificazione. Comunque sia, il Cesena entrò nella storia della competizione e di quel torneo UEFA 1976/77 che fu vinto dalla Juventus di capitan Zoff, allenata dal Trap, dopo il doppio confronto in finale con gli spagnoli dell’Athletic Bilbao. E il Magdeburgo? Eliminato il Cesena con il brivido, superò nei sedicesimi la Dinamo Zagabria, poi superò gli ottavi di finale battendo gli ungheresi del Videoton, ma furono sconfitti nei quarti di finale proprio dalla Juventus che si impose in Germania 3-1 e poi  in casa a Torino 1-0.

Di quei giorni rimane un bellissimo ricordo del bicchiere di sangiovese che oltrepassò il Muro di Berlino. Rimane la soddisfazione di averci provato, creduto e combattuto. Rimane la speranza di un’avventura che forse non capiterà più, ma non è proibito sognarlo ancora…


Andrea Santi, scrittore e blogger, nonché “memoria storica” di Cesena Mio, continua ad emozionarci con il racconto della stagione bianconera 1976/77. Chi si fosse perso i precedenti racconti, visiti la sezione Bianconero Vintage.

Immagine tratta da www.storiedicalcio.altervista.org

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