D come Dead Man Walking

Cesena-Campobasso 1-1
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OPINIONI DI UN DIVANO – L’ennesima prova di sterilità offensiva mette seriamente in dubbio il progetto della promozione diretta e della fuga dalla D

Qualcuno (molti) sostengono che l’attacco comincia dalla difesa. A volte è vero, a volte no, ma sicuramente l’attacco deve passare per forza dal centrocampo. E se a centrocampo non c’è nessuno a costruire un’ipotesi di gol e là davanti non c’è nessuno (a parte il Grande Assente) a tradurre quelle poche idee in gol, la classifica da dinamica si fa statica e i sogni di lasciare rapidamente la serie D svaniscono ben prima del girone di ritorno. Non siamo neanche a metà campionato e della capolista intravvediamo solo un filo di polvere che solleva 7 kilometri davanti a noi. Dite se questo incubo qualcuno l’aveva anche solo lontanamente sognato questa estate, anche nei momenti più neri, anche dopo una sagra del cinghiale annaffiata da un po’ troppo vino.

Ma no, tutti fiduciosi, noi siamo il Cesena, abbiamo un grande pubblico e una grande storia, si fa una bella cavalcata trionfale e a primavera si rientra nel mondo degli adulti. Tutti a parlare del Parma, che in quattro e quattr’otto si ritrova in alta serie A, ma noi non abbiamo i soldi del Parma, noi non abbiamo gli arbitri del Parma, noi siamo di quelli che le cose se le devono sudare. Nessuna squadra del girone F si è scansata nel vederci entrare in campo, tutti hanno giocato alla morte, il Manuzzi è diventato terra di conquista per la Recanatese (!) e perfino l’ultima in classifica è venuta a farci paura e a strapparci un punto con prepotenza. Le cose potrebbero andare peggio? Potrebbe piovere? No, non potrebbe andare peggio, pioveva oggi al Manuzzi, pioveva quasi simbolicamente a spegnere il fuoco dell’entusiasmo. Con tanti saluti al partito di “Meglio l’Eccellenza” e ai suoi sostenitori che sognavano luminosi orizzonti di gloria, promozioni a raffica e un Nuovo Rinascimento.

Invece siamo qua, cicciottelli carissimi, a rotolarci nel fango e nel senso di impotenza, in uno dei momenti più bui della nostra storia, sempre che la nostra Storia non sia finita questa estate. Scrivevo qualche giorno fa che l’obiettivo più realistico e alla nostra portata sono i play-off (sapendo che la promozione non è certo assicurata) e qualcuno mi ha criticato per questo. Ma vi dirò di più: con questa squadra anche il primo posto (dopo il Matelica) non è scontato, tutt’altro. Prima che il fuoco della passione si riduca ad un po’ di braci fumanti e che il Manuzzi si svuoti progressivamente servono acquisti, scelte coraggiose sulla guida tecnica, investimenti consistenti. Se non basterà, ci avremo almeno provato. Ma è doveroso, è urgente, è indispensabile. Perché un anno in D è una gita, ma rimanerci è un’altra storia: una storia horror che non vogliamo proprio vedere.