Il Coronavirus, un grandissimo “rompicoglioni”

Coronavirus sorprese
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OPINIONI DI UN DIVANO – Almeno due partite salteranno per colpa del Coronavirus: una situazione pesante, che induce a farci un paio di domande

Lo so che questo è il blog dei tifosi del Cesena, qua si dovrebbe parlare solo di calcio e poche polpette (visto che raffinatezza?), ma vogliamo veramente fare finta che non stia succedendo niente tutto attorno al Dino Manuzzi e che il Coronavirus non ci riguardi?

Riavvolgiamo il nastro

Sono giorni di straniamento, in un clima vagamente allucinato. Da un paio di mesi è partita la campagna di espansione di questo grandissimo pataca di virus. Una storia raccontata prima sottovoce, per non dire negata, dai governanti della capitalistica dittatura del proletariato cinese. Poi la seconda fase: storie da fantascienza con decine di milioni di abitanti blindati in una zona del gigante rosso, ospedali che sorgono dal nulla nel giro di poche ore, i primi decessi, l’aumento dei casi. Notizie altalenanti fra terrori esagerati e ottimismi ingiustificati. Il picco è stato raggiunto; no, in aumento i nuovi casi. In ogni caso, si parlava di altro, di “altrove”. La nave da crociera in Giappone, lo Spallanzani a Roma, l’isolamento della piccola belva avvenuto grazie ai soliti geniali italiani, anzi, addirittura per merito di una delle bistrattate precarie italiane! Ma altrove, appunto, lontano da noi. Infine, la dura realtà. Da nazione praticamente indenne dal Coronavirus a recordman europei, addirittura sul podio mondiale.

Una bestia astuta e silenziosa

Siamo disorientati, in una barca che gira in tondo su sé stessa senza trovare una direzione. Ci raccontano tutto e il contrario: “una specie di influenza” o un virus letale, “il paziente zero è tornato dalla Cina” o “il presunto paziente zero non si è mai ammalato in realtà”. Abbiamo a che fare con una bella influenza e il problema principale è che nessuno di noi ha gli anticorpi perchè il virus è nuovo. Chi rischia (così pare) è solo chi ha gravi patologie respiratorie o di altro genere. Ma la cosa più insidiosa è costituita dalle modalità con le quali si manifesta la bestia: gente che si ammala e guarisce tranquillamente senza nemmeno accorgersi di averla avuta addosso, gente che non prende precauzioni perché priva di sintomi, malati che hanno poco più di un raffreddore o qualche colpo di tosse. Lo stronzone forse è in giro da un paio di mesi, silenziosamente e in incognito. Come fai a prenderlo uno così scaltro? La realtà è che un modo non c’è, l’unica risposta (in mancanza di cure) è evitare il contatto fra i malati e gli altri per rallentare l’espansione della epidemia. Limitare il contatto, ossia il contagio.

Cosa fare, insieme

Abbiamo adesso il decalogo dei comportamenti, sappiamo che siamo tutti potenziali “untori” e tuttavia non possiamo, non dobbiamo farci prendere dal panico, perché l’unica risposta valida che possiamo dare a questa situazione è collettiva. Nessuno si salva da solo, ascoltiamo le indicazioni che ci vengono date e facciamo quadrato senza terrore. Sarebbe bello anche senza terrorismi e sciacallaggi, ma c’è gente in giro che campa sulle disgrazie, quindi nessuna sorpresa. Non sarà rapido, non sarà breve il passaggio della bufera, ma passerà; con la primavera calerà e andrà ad esaurimento e nel frattempo metteranno a punto vaccini e rimedi.

Una lezione durissima ma importante

Il Coronavirus ci lascerà una lezione durissima e chiarissima. Questa società ipertecnologica e superaffamata di PIL, di guadagni, di competizione, questo mondo che corre e si sente invulnerabile, è una finzione. Il colosso è fragile come una porcellana, e anche questo pianeta può andare in mille pezzi se non ci muoviamo per tempo. Su questa unica, piccola palla di minerali abitiamo noi e dobbiamo decidere se essere i carnefici di noi stessi o la specie animale che creerà le condizioni ideali per un “progresso” che la Terra e noi stessi siamo in grado di sopportare. Come vedete, il Cesena, qui, non c’entra più di tanto. Le conseguenze sono al momento limitate a due partite che vengono rinviate. Per ora. Ma l’occasione è propizia per fermarci un attimo e domandarci cosa stiamo facendo e dove stiamo andando, mentre navighiamo in una palude di melma, che forse rappresenta anche una rara occasione per ragionare su dazi, guerre, odio e assurde contrapposizioni. Chissà. Grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere fino a qui e un abbraccio a tutti.


Immagine tratta dal sito corriere.it

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