Ciao mister: Gigi Radice cuore bianconero!

Gigi Radice e Manuzzi
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BIANCONERO VINTAGE – Oggi onoriamo Gigi Radice, un grande del calcio italiano che sulle sponde del Savio ha dimostrato il suo valore

Luigi “Gigi” Radice come calciatore ha giocato con Milan, Triestina e Padova: durante gli anni ’50 e ’60 ha interpretato il marcatore puro in posizione di terzino sinistro. Purtroppo a causa di un grave infortunio al ginocchio è stato costretto ad abbandonare la carriera di calciatore all’età di trent’anni. Gigi Radice ha poi intrapreso la strada dell’allenatore, sedendo sulla panchina del Monza (nel 1969/70 la prima esperienza, nel 1998 l’ultima), del Milan (1981/82), dell’Inter (1983/84), della Roma (1989/90) e della Fiorentina (dal 1991 al 1993), ma l’apice della carriera lo ha raggiunto nella stagione 1975/76: è l’unico allenatore che ha vinto lo scudetto con la squadra del Torino dopo la grande tragedia di Superga.

Ma gli sportivi romagnoli si ricordano che Gigi Radice è stato l’allenatore di una delle pagine più gloriose del Cesena Calcio, avendo guidato per la prima volta nella storia i bianconeri alla promozione in serie A, ottenuta al termine della stagione 1972/73. Per  ricordare questo illustre personaggio ho sintetizzato in poche righe le forti emozioni che ho vissuto grazie a lui, quando da grande ex tornò in terra di Romagna. Il Cesena per la prima volta in serie A, si trova alla Fiorita di fronte a Radice nelle vesti di allenatore della Fiorentina e la Romagna tutta prova amore ma, inaspettatamente, anche odio contro l’allenatore dei Viola. La festa dell’amarcord è in realtà punteggiata di polemiche. In giro, infatti, si sentiva dire: “Dobbiamo battere Radice, non dobbiamo battere la Fiorentina“. Tutta la Romagna sentiva l’importanza di questa sfida.  Per fare capire il personaggio prima di quell’attesissimo incontro le dichiarazioni del grande ex: “Due anni incredibili trascorsi da queste parti non si scordano facilmente!“. I ricordi gli passano davanti agli occhi in un crescendo di successi che hanno portato la squadra romagnola, per la prima volta nella sua storia calcistica, nella massima serie.

Ma Gigi è un uomo freddo, tipico prodotto del Nord che bada solo al lavoro; lui dice chiaro e netto: “Guardo, penso, ma poi passo. Inutile fare i sentimentali, ricordare il passato, quello che si è fatto di buono lo si mette nell’angolo dei ricordi e basta. Bisogna guardare avanti. Io sono fatto così e lo sanno anche qui a Cesena“.  Allora niente occhi lucidi e cuore che batte: “Certo rivedrò con piacere i vecchi amici, ma quando mi siederò in panchina io sarò l’allenatore della Fiorentina e cercherò di fare lo sgambetto al mio amico Bersellini. A partita finita saremo di nuovo amici. Sia ben chiaro!“. Gigi ha il vantaggio di conoscere bene il Cesena: “Può essere un vantaggio, ma fino ad un certo punto. Quando poi si scende in campo possono cambiare le cose. Io mi fido  molto delle mie conoscenze. Vedrete, il Cesena farà una gran partita. Qui ci sono dei ragazzi in gamba”. Gigi, che sembra uscito dalla catena di montaggio tanto è perfetto nella sua esteriorità, a due ore dal grande scontro è teso come non mai.  Gigi ha una corazza che lo protegge, che respinge le emozioni, che rifiuta i sentimentalismi, che rigetta in fondo al cuore probabili nodi alla gola.  È fatto così e forse è proprio questo che non va a genio agli sportivi di Cesena.

Ed ecco che quando entra in campo alla Fiorita succede di tutto e lo chiamano “Duce”. Lui si alza dalla panchina, la gente della tribuna stizzita lo chiama ancora “Duce” e lo invita a sedere, qualche volta anche con cattiveria. In campo non tradisce malinconie, è allenatore della Fiorentina, è sempre elegante, stilizzato al massimo, ha la freddezza del tedesco, ma ha gusto del vestire bene. Questa partita la si può anche definire Cesena contro Radice. La partita finisce e Radice guadagna il sottopassaggio rapidamente. Non si volta verso le tribune, non fa nessun cenno di saluto.  La gente lo fischia ancora poco dopo negli spogliatoi: “Il pareggio era nelle previsioni, mi sta bene comunque“. E il Cesena? “Una grossa squadra, me la aspettavo così aggressiva, veloce, rapida nei movimenti. Noi abbiamo corso qualche pericolo, loro quando premono  vanno forte. Il Cesena ci ha messo in difficoltà“.  Come ha trovato l’ambiente? “Cosa volete che dica: non si può essere amici di tutti“.  Ecco la frecciatina polemica c’è stata, ma il Gigi non ha voluto affondare il bisturi della sua lingua pepata in un quadro ambientale che in fin dei conti ci ha lasciato un pezzo del suo cuore.

Il pubblico di Romagna gli ha voluto bene e lo accoglie con la lealtà che si riserva agli avversari nello sport. Un po’ di merito se questa simpatica squadra è in serie A ce l’ha anche lui: “Non mi rifiuto mai di parlare di quello che succede prima o dopo la partita, ma a Cesena non me la sento“.  Ecco, la corazza ha ceduto da qualche parte. Forse questa corazza ha mascherato veramente il vero Radice. Chi conosce Radice non può dirne che bene. È un ragazzo d’oro sia sul campo che nella vita. La sua correttezza è sempre stata esemplare, essendo logica conseguenza di un gioco basato sulla combattività, sull’agonismo, sulla lealtà sportiva. Concludo con emozione nel riportare una bellissima domanda. Che tipo di ebbrezza ti dà la panchina?  “Il calcio lo si può vivere o vedere. Lo si vede dalla tribuna, lo si vive solo in panchina. Io voglio viverlo“.  Grazie Gigi, rimarrai per sempre nel nostro cuore!

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