Come fa a stare così attaccato al Cesena? I segreti del Matelica

MATELICA CESENA
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OPINIONI DI UN DIVANO – Dopo la grande fuga iniziale e la foratura invernale, il Matelica è ancora lì e non ci molla. Come fa? I segreti sono due…

Sembra passato un secolo da quel giorno di novembre in cui il Divano, imbufalito per la sconfitta interna con la Recanatese, concludeva con un perentorio “Sveglia!” e “Manina al Portafoglio…”. Quel giorno, solo l’impresa della Sammaurese (che abbattè il razzo Matelica) impedì, provvisoriamente, che il distacco del Cavalluccio dalla vetta, allora fissato in due punti, non si trasformasse in un meno cinque. Ancora non sapevamo che ci saremmo inabissati fino ad un drammatico e preoccupante meno otto, né che il Matelica avrebbe successivamente forato tutte le gomme, compresa quella di scorta, permettendoci una rimonta  che rimarrà nella memoria di tutti noi.

Adesso siamo noi, per fortuna, a respirare l’aria purissima del primato, abbiamo più punti di qualunque altra squadra nei campionati italiani e la terza in classifica è installata 25 scalini più in basso. Il che significa che ci basterebbero 6 punticini nelle prossime 10 partite per salire in Lega Pro, se non fosse…

…se non fosse che il Matelica è come un gatto biancorosso attaccato ai maroni e non li molla (i nostri gioielli). Superata una crisi che aveva fatto pronosticare a tutti quelli che “se ne intendono” un tracollo senza limiti, la tenace squadra marchigiana ha ripreso la sua marcia travolgente e non molla un millimetro, vincendole tutte come noi e restando in scia ai bianconeri.

Come mai questa resistenza al ritmo forsennato del Cesena? Secondo il Divano, due sono le armi segrete dei matelicesi:

  1. I colori sociali. Il Matelica ha la maglia biancorossa, proprio come il Forlì. Il carattere, quindi (o la tigna, fate voi) non gli manca. Nell’ultima giornata, contro il Notaresco, il simpatico allenatore del Matelica ha baruffato con l’orbe terracqueo. Ricorda niente? Lo scambio d’amorosi sensi tra Luca Tiozzo ed i tifosi di casa, durato tutta la gara, nel finale di partita si è fatto più intenso ed è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine, del sindaco e del presidente della Provincia, Diego Di Bonaventura, per calmare un po’ gli animi della tifoseria di casa, stuzzicata, dicono i testimoni, dall’allenatore marchigiano (ma dai?).
  2. La pozione magica. Matelica si avvale di un bivirone segreto. Io, da appassionato di uve spremute, ritengo potrebbe trattarsi del Verdicchio di Matelica, che fra i vini bianchi dell’Italia centrale, merita certamente una posizione di grande prestigio e che mi ispira, comunque, una viva simpatia per il paese del Maceratese al quale auguro, di tutto cuore, un meritatissimo, giusto, onorevole, inevitabile secondo posto. Il primo, scusate, è già occupato. E molliamo un po’ quei maroni, grazie, tanto le terze sono a un chilometro.

Immagine tratta dalla pagina Facebook Matelica Calcio

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About Alberto Neri

Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato "deportato" a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

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