Anche il Cesena riprese lo cammino (in Purgatorio)

Analisi pagelle Jesina-Cesena
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OPINIONI DI UN DIVANO – Rianimato e ringalluzzito per i recenti risultati, Wolf prova a scrivere la Divano Commedia, che ha come protagonista, ovviamente, proprio il Cesena

“Dopo un anno di grandi patimenti, infin fallimmo e quasi poi sparimmo.
Ma come il sol risorge ogni mattino, anche il Cesena riprese lo cammino.”
(La Divano Commedia, Purgatorio canto I e si spera unico)

Si sapeva che questo sarebbe stato un anno di Passione, un anno di Purgatorio, con la speranza di tornare un giorno a riveder le stelle (del calcio) al Manuzzi e comunque con l’obiettivo di riacciuffare subito il mondo professionistico, sia pure nel gradino più basso della Lega Pro. Ma sta andando proprio così? Ci furono giornate difficili, dove ci si arrabattò su campi di patate e si incontrarono esponenti di paesini che il navigatore faticava ad individuare. Ci sono state domeniche di stenti, ad inseguire un velocissimo leprotto (Lepris Matelicanis), del quale sembrava ormai di intravvedere solo la polvere. Ci sono stati (dai, ammettiamolo!) momenti di panico, con giocatori importanti fuori uso, momenti in cui più che in Purgatorio, si è temuto di essere precipitati all’Inferno con il terrore di prendere la residenza fra i simpatici Dilettanti allo sbaraglio.

Oggi sembra che il principale vascello concorrente si sia tarlato e abbia messo le vele al contrario: per quanto inizialmente gli andavano bene tutte, per tanto adesso rischia di affondare in un mare di sfighe e impotenza. Del terzo incomodo si fatica a vedere la sagoma, laggiù staccatissimo in classifica. “Nave senza nocchiere in gran tempesta” (scrisse nel Purgatorio il Sommo Poeta, ispirandosi probabilmente al Matelica). Intendiamoci, noi non siamo già arrivati in paradiso, ma l’orizzonte si è schiarito un bel po’ e quindi navighiamo sereni e concentrati verso la meta prefissata. C’è stato un attimo in cui il nostro Angelini è sembrato in difficoltà? C’è stato, c’è stato. I soliti manipoli di fucilieri cinghialisti avevano messo il mirino ad alzo zero e riesumato antichi miti, ma il mister non ha vacillato. Quel triste pomeriggio del meno sette, se ci fosse stato in tribuna Dante Alighieri, gli avrebbe potuto urlare così:

“Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti.”
(Divina Commedia, Purgatorio, Canto V)

Ah, quel toscanaccio, che belle parole, che bei consigli! Ma forse, dopo aver passato qualche anno in Romagna, avrebbe aggiunto: “Dai, va là, pataca! Sperema t’posa magné i caplétt!” Adesso che cappelletti e panettone sono in saccoccia, la nostra nave va e il nocchiero è saldo al timone. Barra a dritta! Dai burdel, come direbbe Dante. Il Paradiso non può attendere.

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About Alberto Neri

Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato "deportato" a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

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