Cascione, un’icona bianconera

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Emmanuel CascioneIl probabile addio di Emmanuel Cascione al Cesena, sempre più vicino dopo le dichiarazioni ai giornali del centrocampista bianconero, ha stimolato in me tutta una serie di riflessioni che svariano dai ricordi all’attualità, dalle considerazioni tecniche a quelle più personali. Mi è quindi venuta voglia di scriverle per lasciarne traccia.

Cascione è un professionista serio, uno che ha sempre dato tutto per la maglia e che dovrebbe essere valutato aldilà del solo rendimento in campo, che, bisogna essere onesti, quest’anno non è stato eccelso. Schiacciato dalla fisicità di Kessie e Kone e dalle caratteristiche tecniche di Sensi, Emmanuel ha accettato il ruolo di comprimario, mettendosi a disposizione di Drago senza polemiche e giocando al massimo delle sue possibilità i minuti che gli venivano richiesti, talvolta superiori a quelli che la condizione atletica gli avrebbe consentito. E per questo non può certo essere criticato. Tuttavia, è evidente a tutti che il suo rendimento non sia stato in linea con quello del 2013/14, quando trascinò la concretissima squadra di Bisoli alla più inaspettata delle promozioni: spostato sul centrosinistra, fungeva allo stesso tempo da mediano di rottura e da regista di costruzione, bissando l’ottima stagione di Pescara. Quest’anno invece per il trentaduenne la condizione atletica non è mai arrivata, la posizione in campo non è stata quasi mai trovata, il nervosismo ha preso spesso il sopravvento e così sono purtroppo poche le prestazioni da ricordare.

Ma col senno di poi, a stagione abbondantemente archiviata, tutto questo passa in secondo piano perché, comunque la si voglia vedere, Cascione è diventato una delle cartoline più belle della collezione bianconera. Il suo calcio di rigore al 93′ di Latina-Cesena, finale playoff 2014, è ormai un’icona, un’immagine che qualsiasi tifoso del Cesena riconosce a prima vista senza bisogno di didascalie. Per quelli più vecchi come me, il suo tiro dal dischetto fa il paio con l’incornata di Agatino Cuttone allo Stadio delle Palme nel 1987 (a proposito, l’anno prossimo ricorrerà il 30° anniversario) o, per i più giovani, con il “ruzzolamerda” di Marco Parolo al Garilli nel 2010. Fotografie che entrano nell’immaginario collettivo e vi restano impresse senza che il tempo che passa ed i fatti successivi possano ingiallirle: il Quarto Stato di Pellizza o il Che Guevara di Korda, ad esempio, sono universalmente riconosciute a prescindere dall’opinione che si ha di quei fatti o di quei personaggi.

Tutto ciò detto, onestamente non credo che dal punto di vista tecnico rimpiangerò l’Emmanuel Cascione del 2016, ma comunque ricorderò con piacere quello del 2014 e conserverò per sempre nella memoria quella storica immagine. In occasione di una serata in un club ebbi modo di chiedergli di raccontare nuovamente quel celebre momento: mi rispose che era l’ennesima volta che lo faceva, ma si vedeva che era orgoglioso di quell’istante ed il suo racconto non perdeva nulla del pathos e dell’emozione di quella piovosa serata di giugno. Mentre lui ricordava, io ho chiuso gli occhi e mi sono sentito nuovamente là, esausto, bagnato ma felice. Nel mio piccolo, impresso sullo sfondo di un’immagine destinata a diventare storica.


Immagine tratta da www.calcionews24.com

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