Guardate bene: il bicchiere è anche mezzo pieno!

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OPINIONI DI UN DIVANO – Siamo sommersi da input negativi. Ma come in guerra, rinasce la solidarietà e il bisogno di essere utili. Passerà. E saremo migliori

Sono giorni tragici. Siamo travolti da slavine di input negativi, che, a metterli in fila, arrivano a Bangkok, per non dire a Pechino. Il virus impazza, le statistiche sono spaventose e l’incremento dell’epidemia assomiglia ad un pop corn che si gonfia ed esplode. Negli altri paesi le cose non vanno e non andranno diversamente, perché non sono più furbi di noi ed anzi non hanno approfittato della nostra esperienza per prendere misure tempestive. Il che non ci rallegra affatto, fosse anche solo per il fatto che in una situazione come questa, le risorse per fronteggiare la catastrofe ognuno se le tiene. Solo da noi ci sono aziende situate geograficamente nel cuore del disastro che esportano tranquillamente tamponi negli USA in nome del libero mercato. Prima i soldi, dopo gli italiani. E infine, lo spettacolo indecoroso di alcuni personaggi che sgomitano per azzannare la carogna di un Paese allo stremo, pensando già a piccoli miserabili guadagni elettorali futuri.

Però questa mattina mi sono alzato presto. Alle 6 e un quarto ero già fuori di casa, per usufruire di una piccola passeggiata nei dintorni, come da disposizioni del Presidente della mia Regione. Io ho la sfortuna di non vivere in centro città, non godo della movida, dello struscio shoppistico, insomma della “vita” di downtown. Ma ho, al tempo stesso, la fortuna di vivere lì dove la città finisce e comincia la campagna. Apro il cancelletto e sono già on the road, fra la via Emilia e il West. Il fosso dietro casa è il Mississippi, gli uccellini camminano per la strada solitaria e mi fanno compagnia saltellando. Su un palo della luce, alla mia sinistra, percepisco un movimento: un’ombra si solleva e mi sorvola, con le sue ali enormi. Un airone cinerino di prima mattina porta fortuna? Io penso di sì. Sulla destra, il fosso è ricoperto di una foschia lanuginosa, che piano piano si alza; come il sole, ancora nascosto da una nuvola, di fronte a me.

Da due mesi sono in terapia per problemi respiratori, ma oggi mi concedo il lusso di respirare a pieni polmoni perché non c’è più inquinamento, non c’è quello strato rossiccio che ci ammorba oramai tutti i giorni senza che ce ne accorgiamo. Rifletto: sarà anche un caso, ma l’epidemia in Europa è esplosa nella zona più inquinata del continente, quella con l’aria più malsana e i polmoni più provati. Sarà un caso.

Nella mia breve passeggiata catturo un paio di immagini con il cellulare. I campi dietro casa si sono trasformati in una prateria, la mia fantasia vola. Sono a Kathmandu, o forse in Cappadocia, oppure nello Yucatan, sono dove mi pare e rivivo altri orizzonti. Però mi accontento di questo e lo apprezzo. Apprezzo ogni minuto di questa passeggiata, di questo giorno, di questa vita. Non è strano, sono riuscito a vedere che il bicchiere è anche mezzo pieno.

Questo strano pazzesco popolo reagisce alla grande (gli imbecilli fanno parte del pacchetto, ma si sapeva). Uno scienziato ha inventato un respiratore che può salvare la vita contemporaneamente a due persone, una azienda emiliana lo sta già producendo, sono innumerevoli gli episodi di solidarietà che nemmeno si conoscono. Mia figlia e il suo compagno sono in giro per le colline romagnole a portare la spesa alle persone anziane, migliaia di giovani lo fanno a Cesena, ovunque.

Come in guerra rinasce la solidarietà, il bisogno di essere utili, di essere uniti. Passerà. E saremo migliori!

2 Comments on “Guardate bene: il bicchiere è anche mezzo pieno!”

  1. Disciplina e calma. È quello che ci viene chiesto, è quello che serve, è quello che dobbiamo fare. E avere la campagna dietro casa è un privilegio grande in questi giorni tetri. Non mi manca il “centro”, ho sempre vissuto ai bordi e lo sento come il mio habitat naturale. Qui si vedono le stagioni, qui si interrompono ritmi e rumori urbani. Non è per tutti, c’è chi non ama la periferia, io invece sono felice qui. Ciao Athos, grazie.

  2. Anche io abito ai bordi del tessuto urbano, anzi io abito in campagna e anche io non sono coinvolto dalla movida e da tutti gli aspetti che riserva il centro ai suoi residenti. In questo momento però è un lusso abitare in campagna, penso lo sia sempre stato, perché basta uscire di casa e puoi muoverti in mezzo alla primavera, ai sui odori e ai suoi colori. Questo è un farmaco eccezionale che, come dici tu Alberto, ti fa vedere il bicchiere mezzo pieno. Poi in campagna c’è sempre qualcosa da fare: tagliare il prato, pulire le rive del fosso consorziate, potare le piante, fare la “fugàrena”, pertanto anche lo stress della mancanza di comunicare e vedere amici un po’ si attenua. Detto questo, si torna in trincea, nel rispetto degli ordini impartiti dal comandante Bonaccini e dal generale Conte in una guerra di retroguardia

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