A Verona da 3-0 a 3-3 in 11 minuti: io c’ero!

Verona Cesena 2015
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FLASHBACK – 4 aprile 2015: niente di quello che è successo quel pomeriggio al Bentegodi di Verona è stato logico, normale, razionale. E’ stata solo follia…

Tratto dall’omonimo articolo, pubblicato il 06/04/2015 su www.mondocalcio.it

La follia andata in scena ieri pomeriggio a Verona non avrebbe dovuto sconvolgerci più di tanto, visto che dovremmo essere abituati a soffrire ed ormai educati a non mollare mai, nemmeno quando la ragione escluderebbe ogni speranza. Ma questa è filosofia e non la realtà dei fatti…

Sabato pomeriggio ero insieme ad altri 400 cuori bianconeri nel settore ospiti dello Stadio Bentegodi e vi assicuro che niente di quello che è successo è logico, normale e razionale. Raramente avevo visto l’alternanza di così tanti stati d’animo diversi nel breve volgere di un solo quarto d’ora, emozioni così intense da dover essere urlate per non restarne schiacciati, lacrime talmente variegate da non poter essere catalogate. Potere della passione: ho osservato persone timide e morigerate stringere ed abbracciare perfetti sconosciuti, gente composta e compassata saltellare cantando a squarciagola, uomini e donne di poche parole gridare al cielo la propria soddisfazione. Insomma, uno spicchio di umanità fuori dal mondo o semplicemente fuori di testa.

Chi sta leggendo queste parole sa bene qual’è la causa di questa follia: l’altrettanto pazza condotta di gara del nostro Cesena che prima rimedia una misera figura contro un Verona dilagante (3-0) e poi inaspettatamente risorge delle proprie ceneri e con tre capolavori riequilibra le sorti del match. Non fossi stato lì non ci avrei creduto, avrei pensato ad uno scherzo o a qualche strano evento; un amico da Cagliari, con un accenno di malizia calciopolista, mi ha scritto un sms per chiedermi cosa fosse successo perché là al Sant’Elia malinconicamente non si capacitavano dell’accaduto, come dargli torto ? Recuperare tre gol in 11 minuti non è accadimento frequente, soprattutto in trasferta ed in parità numerica. E vogliamo parlare della fattura dei tre gol ? Io stesso ho avuto bisogno di rivederli in tv per rendermi pienamente conto di cosa avessero combinato Carbonero, Brienza e Succi

E dire che quando la giornata era incominciata, nessuno pensava che alla fine del pomeriggio sarebbe stata scritta una pagina indelebile nella storia del Cesena, simile, ma ancor più clamorosa di quella rimonta casalinga targata Schachner, Garlini, Buriani contro la Fiorentina che vidi da ragazzino 33 anni orsono. Un viaggio breve e tranquillo nonostante la pioggia battente, un pranzo dignitoso a base di tortelli di zucca in quel di Mantova e l’arrivo al Bentegodi con tanti propositi ma anche tanto timore. Timori confermati sin dalla lettura delle formazioni: Mudy il guerriero non c’è, Vicky il vichingo nemmeno e quindi si va in campo con una formazione piuttosto rimaneggiata. Che poi non fosse giornata si era capito subito, quando il guizzo di Defrel si è infranto sull’incrocio dei pali e l’azione è proseguita con l’Hellas che si è trovata in vantaggio dopo appena 2’50” con il solito immenso Toni; il lungo e pluridecorato attaccante modenese ha infatti approfittato del troppo spazio concessogli da un incerto Capelli e messo dentro da due passi la palla del 1-0 scaligero. Primi mormorii nel settore ospiti e le tante speranze subito riposte alla prima azione offensiva degli avversari. Ma la giornata sarebbe stata ancora molto lunga nonostante paresse che il 2-0 di Gomez avesse già chiuso la partita dopo 25′. Figuriamoci poi dopo il 3-0 in acrobazia del solito Toni che a metà del secondo tempo capitalizzava un’azione aperta dal clamoroso errore di Lucchini a centrocampo. Niente contestazione se non urlacci isolati ma totalmente condivisibili: il Cesena di fatto non era sceso in campo ed il Verona aveva facilmente chiuso la partita in 65 minuti.

Silenzio, occhi bassi e rassegnazione in curva nord: ho visto coi miei occhi uomini di poca fede chiedere agli stewart il permesso di lasciare in anticipo il Bentegodi… Ed invece è proprio quello che è successo dopo che ricorderemo a lungo. Il Verona smette di giocare ed esce dalla partita, Mimmo Di Carlo effettua tre cambi decisivi e mette dentro quelli che insieme a Brienza saranno gli artefici dell’impresa, Carbonero e Succi, agevolando così il lavoro del Dio del calcio che improvvisamente si ricorda di noi: il gol del Comandante Carlos è altamente spettacolare, il suo tiro di prima intenzione lambisce appena il palo e si infila preciso nel sette; la punizione di Magic Box è telecomandata e finisce splendidamente nello stesso angolo già violentato sei minuti prima; l’uno due che manda in rete il Cigno è di altissimo livello e la sua conclusione chirurgica.

E così, alla fine, provati ed esausti ma tremendamente felici, siamo rimasti quasi un’ora sugli spalti a festeggiare, a cantare tutti insieme ed a sbeffeggiare i veronesi che mesti lasciavano lo stadio; qualcuno, come me, si è anche commosso. Del resto il tifoso vive di queste forti emozioni, le raccoglie per trasferirle agli amici e tramandarle a figli e nipoti, le elabora e talvolta le trasforma in leggenda da raccontare: ‘Da tre a zero a tre a tre in undici minuti, a Verona il quattro aprile duemilaquindici: io c’ero!’


Immagine tratta dal sito www.hellas1903.it

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Impiegato e padre di famiglia, perdo ancora tempo come blogger ed eterno aspirante giornalista: dopo aver scritto per Il BiancoNero Magazine e la Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio, da settembre 2014 sono nella redazione zona sport di Destrosecco. Recentemente ho aperto il blog Cesena Mio e talvolta mi si può ascoltare come opinionista sportivo a UniRadio Cesena. Oltre all’amato Cesena calcio, seguo con immensa passione il ciclismo professionistico ed il rugby union, sport dei quali ho scritto per anni su Facebook, nonché sui siti web chorse.it e freeforall.it.

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