Salvezza raggiunta: fontana al sicuro, i bretoni se ne vanno

Salvezza Cesena - Promozione Hellas Verona

L’ULTIMO DIVANO – Respinte verso Verona le soldataglie gialloblù, si festeggia la salvezza della squadra ed anche della fontana Masini…

Non parlo della squadra di calcio, che la permanenza in serie B ce l’aveva già in tasca, ma proprio della città. 640 anni fa, molti lo sanno, i tifosi dell’antipapa Roberto di Ginevra, sotto forma di soldatacci bretoni, misero a ferro e fuoco Cesena, colpevole di non essersi piegata alla sua volontà. Gli uomini vennero massacrati, le donne uccise o violentate e disperse in altre città. Non rimase in piedi nemmeno un mattone. Il religiosissimo cardinale, che poi si proclamerà papa Clemente VII, alla richiesta di salvezza avanzata dai cittadini cesenati assediati, rispose con un eloquente: “Sanguis, sanguis et sanguis!”. Devo tradurre?

A noi ieri è andata decisamente meglio. Non ci siamo piegati all’Hellas Verona, ma, prudentemente, abbiamo anche evitato di mandarla ai playoff, scongiurando il pericolo che quattromila energumeni accatastati in curva Ferrovia dilagassero urbi et orbi e ci smontassero la fontana del Masini dopo averci pisciato dentro. A volte è proprio fatica continuare ad amare il calcio. Non è successo niente, la polizia era schierata, l’ordine pubblico è stato mantenuto con bravura, ma non mi piace questo clima, odio dovermi preoccupare di cosa potrà succedere alla fine dell’incontro.

Il Divano, in occasione dell’ultima partita di campionato, è rimasto vuoto e io sono andato allo stadio. Ho visto un buon Cesena cercare di restare alla pari con la corazzata, riuscendoci per lunghi tratti. Ho visto i giovani disputare una signora partita, con personalità e senza timori: ho ammirato Bardini e Akammadu, che spero di rivedere molto spesso il prossimo anno, anche se Camplone non mi sembra uno che rischia tanto i giovani. Ma Camplone, poi, cosa farà? Ho ammirato un Kone intelligente e propositivo, Crimi il solito fantastico gladiatore e un buon Rigione. Ho visto uno stop sontuoso di Garritano: cose che voi umani mai avreste potuto immaginare. Per il resto siamo ai saluti con LaribiLigi e penso con tanti altri che non rimpiangeremo ed anche con Ciano (destinato a squadre più danarose), stasera marcato come un Messi e asfissiato per ordine dell’astuto Pecchia.

Il Cesena è salvo, ma in questo momento non trasudo felicità. Forse perché abbiamo sofferto troppo a lungo, in un campionato mediocre, ma bislacco, dove il divario di qualità tra le formazioni è stato modesto e la differenza l’hanno fatta i goleador (Pazzini, Ciofani, Dionisi, Antenucci, Floccari). Forse perché ci aspetta l’ennesimo anno di patimenti finanziari e quindi anche sportivi. Forse, anzi sicuramente, perchè non abbiamo rovinato la festa all’Hellas Verona, che Zeus li strafulmini!

Ma poi mi consolo, se penso anche che, finito di scrivere questo articolo vado a farmi un giro nella nostra meravigliosa Piazza del Popolo. Penso che, dopo questa faticosa salvezza, fra qualche settimana tutto ricomincia. Torneremo nel nostro meraviglioso e sereno Dino Manuzzi, senza barriere e senza patemi d’animo e ricominceremo l’ennesima storia, con tante facce nuove, ma la solita gloriosa, vecchia maglia, quella gigantesca coperta di Linus che ci tiene tutti insieme, per novanta minuti, che ci fa battere il cuore, ci fa sognare, ci fa soffrire, ci fa cantare, anche se siamo stonati, il nostro inno nazionale: Cesena Mio, unico amore.

Grazie di avermi seguito in tanti in questi mesi, è stato un onore per uno che ama questo gioco anche se non ci capisce quasi niente. Spero, anche, di avervi, qua e là, divertito. “Ma se in vece fossi riuscito ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta” (cit.). Vi abbraccio tutti e fino alla fine: forza Cesena e buona estate!


Foto di Alberto Neri (Wolf) per cesenamio.it

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Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato "deportato" a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

6 Commenti

  1. Il Cesena che verrà: la squadra ideale.
    Parto dalla fine, dal risultato da raggiungere: Europa League. EUROPA LEAGUE!
    Guardiamo tutti con profonda ammirazione squadre come l’Atalanta, il Sassuolo e un po’ anche il Chievo. Il loro percorso, il loro buon senso, la loro lungimiranza. Squadre che ci danno un esempio utile. E ci aspettiamo prestazioni simili dalla nostra dirigenza. La vogliamo capace di darci una stabile presenza nelle zone medio alte del campionato di serie A e il nostro scudetto sarà l’accesso all’Europa League. Un sogno, una bella città da fare conoscere anche all’estero, con i suoi luoghi le sue persone e le sue aziende. Lo scambio del gagliardetto a inizio parita darà il via ad un legame che amplia gli orizzonti e crea valore, conoscenza ed emozioni ma anche viaggi in terre lontane. Questa sarebbe la naturale collocazione che il tifoso si aspetta per questi colori. Vogliamo una squadra solida e stabile. Con un vivaio rigoglioso che sappia portare nutrimento alla prima squadra e alle finanze della società. Dirigenti capaci di renderci rispettati, simpatici e leali. La vorremmo vedere temuta dalle grandissime e dalle piccole ma sempre umile e profondamente romagnola. Con i suoi valori universali di simpatia e accoglienza. Vogliamo questo sogno e non potremo mai accontentarci di niente di meno. E fino ad allora non potremo ritenerci soddisfatti.

  2. Magico divano! Anche se mi aspettavo una citazione per un Roberto Carlosiano Falasco fra le cose che voi umani non potreste immaginare 😀

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