“Ringrazio la mamma per avermi fatto nascere in Romagna!”

Tifosi Cesena Romagna
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TIFOSI – Oggi incontriamo Gianluca, un grande tifoso il cui sogno è un Cesena modello Athletic Bilbao, composto esclusivamente da giocatori nati in Romagna

Intervistare i tifosi del Cesena in queste giornate non è impresa facile: il periodo infatti non è dei migliori per l’umore di chi “supporta e sopporta” pazientemente la propria squadra del cuore. Cambio d’allenatore in corso d’opera e puzzle nuovamente da assemblare… Per la Romagna bianconera una strada tutta in salita, una corsa ad ostacoli, ma è cosa risaputa che, nonostante tutto, il tifoso nostrano può essere sfiduciato, arrabbiato, deluso e amareggiato, ma è sempre e comunque al fianco del Cavalluccio, pronto ad asciugarne le lacrime e a dare l’immancabile sostegno al mister ed ai giocatori. Uno di questi tifosi, è il protagonista delle rubrica di oggi, Gianluca di Forlì.

Ciao Gianluca, parlaci un po’ di te…
“Sono forlivese e quindi romagnolo doc: ringrazio mia madre per avermi fatto nascere nella terra più bella del mondo! Mi occupo di turismo e gestisco l’azienda di famiglia da 30 anni. Scontato dire che amo viaggiare ed ho trasferito questa grande passione nel mio lavoro, ma soprattutto mi piace fare felici i miei clienti, al punto che mi sono traformato nel loro Personal Travel Agent, dedicando ogni attenzione alle loro vacanze ed esigenze”.

Come ti sei appassionato al Cesena?
“Colpa del mio povero nonno: era un grande sportivo ed amante del calcio. Mi portò per la prima volta allo stadio che ero bambino, quando era già una gioia passare del tempo con lui; mi ha poi trasmesso l’amore per lo sport e per il calcio. Dal giorno in cui insieme abbiamo varcato i portoni del Manuzzi, non ho più smesso di seguire con passione la Nazionale di Romagna. Rimasi completamente coinvolto dalla tifoseria, dalla storia di questo club così tanto amato e stimato da tutti e dall’atmosfera che si respira ancor oggi attorno a quel campo da calcio”.

Hai quindi assistito a tante partite e a campionati più o meno felici…
“Purtroppo da circa 3 anni non mi reco più con regolarità  allo stadio, soprattutto per mancanza di tempo, visto che col mio lavoro non è facile essere presenti. Inoltro non nascondo che le recenti delusioni hanno un po’ raffreddato il mio entusiasmo. In ogni caso, il nostro stadio è troppo bello… Dobbiamo esserne orgogliosi!”.

Come commenti le recenti vicissitudini?
“Sono un appassionato, uno sportivo ed un ammiratore del nostro Cesena, non sono un tecnico e non sono in grado di dare giudizi approfonditi. Ammetto però che da tifoso un po’ di amaro in bocca c’è. So bene che ci dobbiamo accontentare della nostra rosa, giovane e troppo inesperta per un campionato come quello di serie B. Purtroppo difficilmente rivedremo a breve in maglia bianconera giocatori del calibro di Giaccherini o Parolo”.

Hai qualche bel ricordo legato o aneddoto al Cesena che ti fa ancora sorridere?
“Mi piace ricordare un’anziana signora, per anni mia vicina in tribuna, che  al momento del 2-0 contro il Milan (vedi Sogno di una notte di fine estate), tutta allarmata vista la mia reazione, mi chiese ‘le chiamo un medico?’.  L’adrenalina era a mille! Che emozioni ci ha saputo regalare il nostro Cesena… E non voglio pensare che sia finita, ho voglia di tornare a sognare in bianconero. Davvero bellissimi momenti ho vissuto sugli spalti. Indimenticabili come il gol di Salvetti al Torino che mi costò una slogatura al polso per quanto picchiai forte per la gioia sull’allora protezione della Curva Mare! Una delle soddisfazioni più recenti però è stata portare al Dino Manuzzi il padre della mia fidanzata argentina e vedere i suoi occhi increduli, nonché ricevere complimenti per la serenità con cui le persone si recano allo stadio e la grande quantità di famiglie con bambini: in Argentina non esiste questo, ragion per cui sono ancora più orgoglioso del mio stadio e della mia gente. Noi romagnoli abbiamo una marcia in più, diciamolo”.

Cosa speri per il futuro del tuo Cesena?
“Il mio sogno più grande sarebbe un Cesena modello Athletic Bilbao, formato solo da giocatori nati in Romagna. E poi una dirigenza più presente al fianco di squadra e tifosi, seguendo un po’ il modello che si sta portando avanti con la Pallacanestro Forlì, di cui sono altrettanto tifosissimo. Forse è solo un’utopia, un sogno ad occhi aperti, ma forse neanche troppo irraggiungibile. Per il momento, mi auguro che l’arrivo di Fabrizio Castori possa risvegliare gli animi e portare un po’ di nuova adrenalina sugli spalti e sana cattiveria tra i giocatori. Voglio vedere i nostri undici leoni mordere, correre, fare gol, appassionarsi alla nostra maglia, metterci il cuore. Ce lo meritiamo!”.


Immagine tratta dal sito www.tviweb.it

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