“Che odissea quella trasferta a Sassari!”

Trasferta tifosi Cesena
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TIFOSI – Oggi incontriamo Emanuele, un tifoso che ha diversi aneddoti curiosi, compreso il racconto della trasferta forse più impegnativa della storia del Cesena…

Appena conclusa la prima partita del girone di ritorno, pareggiata in casa contro il Bari, andiamo a bussare alla porta di un altro tifosissimo del Cesena, uno che tra partite in casa ed in trasferta, ne ha davvero tante da raccontare…  Allora, senza indugio, andiamo a conoscere Emanuele.

Ciao Emanuele , grazie per averci regalato un po’ del tuo tempo. Raccontaci qualcosa di te…
“Sono nato nel Settembre del 1978 a Bol… Bolo… Niente, non mi viene… Non riesco neanche a dirlo. Putroppo nasco in quella citta che noi odiamo tanto, ma, fortunatamente, giusto il tempo di venire al mondo e la mia famiglia, originaria di Cesena, rientra in terra di Romagna. Oggi vivo a Sant’Egidio di Cesena con mia moglie e due splendidi figli, Jacopo di 7 anni, già abbondantemente rodato in Curva Mare, e Aurora di un anno”.

Quando è nata la tua passione per il Cesena?
“Il mio  amore nasce oltre trent’anni fa, per l’esattezza l’8 luglio 1987, quando ero un pischello di 8 anni. Presumo che qualsiasi lettore nato prima degli anni ‘80 sappia di cosa parlo… Mio padre mi chiamò per guardare insieme a lui quel memorabile Cesena-Lecce: mi incollai al televisore e così nacque l’amore. Anzi, ti dirò di piu, finita la partita presi il pallone e andai a tirar calci sognando di poter un giorno indossare quella maglia di cui mi stavo follemente innamorando. La prima volta che andai allo stadio fu l’anno successivo, assieme ad un amichetto d’infanzia e suo padre. Era Cesena -Juventus e finì 0-0. Ricordo che per trovare il biglietto girammo tutti i bar della città”.

Poi hai continuato a seguire il Cavalluccio anche dopo, giusto ?
“Ho iniziato a frequentare in maniera assidua il Dino Manuzzi nel 1994, l’anno in cui perdemmo lo spareggio di Cremona contro il Padova. La mia “carriera” di tifoso allo stadio è stata un’escalation di settori, ma fondamentalmente ho sempre seguito con gli amici le sorti del Cesena dal mitico settore B della Curva Mare”.

E delle trasferte, cosa mi racconti?
“Troppe… Ne ho fatte troppe! Ma sono contento di averle vissute tutte come una storia a sé, tutte condite da gioie e dolori. Una che racconto spesso è quella di Sassari. Non fu una trasferta qualsiasi: partimmo da Cesena il sabato all’ora di pranzo per dirigerci a Livorno ed imbarcarci sul traghetto, poi dopo sei o sette ore in mare arrivammo finalmente ad Olbia, dove ci permisero di sostare in spiaggia per rifocillarci e fare baldoria, quindi a metà mattinata il trasferimento verso Sassari (altri 200 km di pullman). Arrivammo allo stadio esausti, ma contentissimi di esserci! Perdemmo 1-0, ma come sempre la Curva Mare vinse sugli spalti. Arrivammo a casa il lunedi verso fine mattina. Che odissea…”.

Storie incredibili legate al Cesena! Un ricordo particolare che ti porti dentro?
“Trasferta di Latina per il ritorno della finale playoff 2014. Lo ammetto, non ci credevo. Anzi ero convinto che il ritorno a casa sarebbe stato molto lungo e triste… Ed invece, anche grazie ai compagni di viaggio che ci credevano molto più di me, finì come sappiamo! Ricordo che cantai solo qualche coro e che dopo il loro vantaggio rimasi con le mani giunte davanti alla bocca: non le staccai fino al fischio finale, quando probabilmente ho rischiato l’arresto cardiaco. Ma va bene cosi, il nostro Cesena ti fa provare sempre emozioni fortissime, nel bene e nel male”.

Qual è stata la squadra che ti ha divertito di più?
“Sicuramente quella del 2015/16 con i vari Caldara, Sensi, Kessie, Ciano, ecc . E magari con mister Castori in panchina al posto di Drago… Mi sto ancora chiedendo come sia stato possibile che una squadra del genere non sia salita in serie A”.

E di questo Cesena, cosa dici?
“Dopo un inizio balordo, siamo riusciti a trovare una quadratura quasi perfetta grazie a mister Castori e sono convinto che riusciremo a salvarci! E se la fortuna girasse un poco di più dalla nostra parte, considerando la classifica cosi corta, un pensierino ai playoff non sarebbe nemmeno cosi azzardato… Del resto, con Castori in panchina niente è impossibile. Un guerriero. Memorabile l’arrampicata sulla recinzione dello stadio di Lumezzane (io c’ero) poco dopo la sua espulsione, per stare vicino alla squadra ed ai tifosi. Un saggio del calcio e, sportivamente parlando, un eroe per me”.


Immagine tratta dal sito www.forzaroma.info

About Simona Buda

“Avevo 5 anni e fu amore a prima vista. Per i miei genitori la domenica era fatta di partite e di calcio, niente zoo, niente gite fuori porta: si andava solo allo stadio. Il nostro vecchio stadio, con i suoi gradini di legno così alti per una bambina come me, senza copertura dove si bruciava col sole e ci si bagnava con la pioggia. Le canzoni, il tifo, le urla, gli improperi gridati all’ avversario, gli striscioni… Tutto così emozionante, tutto così divertente! E così ho imparato anno dopo anno a vivere il mio Cesena, a leggere La Gazzetta o Il Corriere Stadio prima di Topolino o del Corriere dei Piccoli: imparavo a memoria le formazioni e mi piaceva discutere a scuola i post partita. Ne ho sempre saputo di più dei miei amici maschi… Ho nel cuore tutti i giocatori che hanno regalato un po’ di se stessi per la mia squadra”. Mamma e moglie, Simona festeggia i suoi 35 anni d’amore per il Cesena con una nuova sfida: raccontare e provare a trasmettere ai lettori di Cesena Mio tutta la sua passione per il Cavalluccio!

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