Nemmeno a Chiavari il Cesena può (o vuole?) vincere

Entella-Cesena
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OPINIONI DI UN DIVANO – Un Cesena ancora rinunciatario e pasticcione fa infuriare il Divano, che adesso minaccia di affidarsi solamente al televideo…

Sono nato bastian contrario (2 novembre) e non mi unisco al coro degli entusiasti. Nonostante dal cilindro gli siano usciti due bei coniglietti neri a forma di Jallow-gol già nel primo tempo, CastorONE ieri ha deciso che per il suo Cesena il pareggio era l’obiettivo massimo ed ha lasciato negli spogliatoi dell’intervallo ogni velleità di vittoria. Dai e dai, rinchiusi anche mentalmente nella nostra metà, nonostante i cento cross e le uscite adrenaliniche di Sfulminati, malgrado le dormite di anziani difensori, siamo riusciti a beccare solo due gol e siamo riusciti a non perdere. Missione compiuta: lo squadrone Entella è stato semi-annientato e si è infranto sulla scogliosa difesa. Cosa importa se la Virtus veniva da una serie di partitacce e le mancavano diversi titolari, fra cui i due centrali di difesa? Cosa importa se avevamo due (2) gol di vantaggio?

Non si osa, si parte bene poi ci si ritira nel guscio. La lezione di Perugia non è stata memorizzata, quel coraggioso 0-3 evidentemente è stato ritenuto una botta di qulo. L’insegnamento di Cesena-Foggia, quando col povero Jallow solitario avevamo tre gol sulla gobba e abbiamo rimontato con un po’ di attaccanti in campo, è già stato dimenticato. La lezione del vantaggio buttato col Novara (anche qui per timore) non è stata salutare. Anche ieri a Chiavari lo stesso copione. Con l’aggravante dell’innesto di due frastornati centrocampisti (Cascione e Kone) anziché di giovani scalpitanti e meritevoli in panchina. Il geriatrico fa sempre simpatia e stimola bei ricordi, ma non dà sicurezze.  La rappattumata formazione dell’ultimo quarto di partita ha sepolto, di nuovo, ogni speranza di portare a casa tre punti. Chi festeggia il prezioso pareggio contro uno squadrone che puntava ai playoff non tiene conto che il Real Madrid ligure ha un solo punto più di noi.

Siccome dico sempre e solo quello che penso, non farò eccezione questa volta. I nostri zebedei sono a rischio e ci spiegano che questo è il prezzo che dobbiamo pagare per salvarci dal Bar Atro. Ma attenzione! E’ vero che con il solo (noiosissimo) possesso palla non si vincono le partite, su questo siamo d’accordo, ma con il 30% di possesso e buttando via quei pochi palloni che ti passano per i piedi come se fossero infuocati, non capiterà tanto spesso di pareggiare. E poi, una vittoria e una sconfitta fanno tre punti, due pareggi… due. Con un punto alla volta si resta in serie B? Vincere aiuta a vincere e invece pareggiare per due volte di fila dopo aver avuto in mano tre punti è molto pericoloso, specie quando sei incrostato nel fondo della classifica.

Sono vecchio e ho le mie fisse. Addirittura penso ancora che il calcio sia il più bel reality mai inventato, ma qua ci sono rimasti solo alcuni sprazzi di spettacolo, per il resto palle al vento. Spero che cambi la musica quando ci saremo rafforzati nell’identità di squadra, ma se il risultato continuerà, italianamente, ad essere la sola cosa che conta, il televideo sarà sufficiente… Soffrirò come una bestia, ma da lontano.

Dopo questo brontolio, però, non ho perso ancora la fiducia nel Mago C. Mi aspetto che osi, che trasmetta fiducia con le sue scelte, che faccia turnover, che faccia giocare i giovani che scalpitano. Se adesso ce la giochiamo con tutti, non è solo perché Castori ci ha fornito un’anima, ma anche perché questo è un campionato esasperatamente livellato, fra le stelle e le stalle c’è solo una A di differenza, e quindi vediamo di puntare in alto. Più indietro di così, fra l’altro, non possiamo andare.


Foto La Presse tratta dal sito www.legab.it

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About Alberto Neri 77 Articles

Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato “deportato” a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

4 Commenti

  1. sono d’accordissimo con Alberto! ed essendo anch’io bastian contrario rincaro la dose e non esito a definire ridicola la tesi (diffusa solo e soltanto a cesena, anche per merito di qualche testata altra)che sostiene che siccome il bel gioco non è garanzia di vittoria allora lo è il brutto gioco.

  2. Stiamo continuando a camminare su una strada che non si sa bene dove porti. Ma dobbiamo avanzare, non possiamo stare fermi o indietreggiare. Quando l’abbiamo presa era comoda e ampia. Pure di un liscissimo asfalto e in leggera discesa. Poi c’è capitata d’improvviso una zona completamente rocciosa, spigolosa e anche bagnata. Lì qualche sbucciatura alle ginocchia l’abbiamo sentita rimbombare in testa. Poi tutta una zona con del brecciolino secco e polveroso, in leggera salita. Percorrendolo si vedeva poco più avanti di nuovo quella bella strada asfaltata iniziale con le sue favorevoli pendenze. E ci ha dato un bel gusto tornarci sopra. Proprio ben fatta. I piedi sentivano ben bene tutte le sue comode qualità. Da quella sensazione goduriosa siamo passati però ad una leggera salita. Sempre ben asfaltata, ma anche in preoccupante restringimento. E procedendo, la salita si accentuava leggermente mentre il restringimento della carreggiata, continuando, iniziava a preoccupare molto più dell’aumentata inclinazione. Anche perchè ai lati della strada si cominciava a scorgere il vuoto. Quello che se vai troppo a destra o troppo a sinistra rischi davvero di precipitare di sotto…..in soccorso però arriva alla vista un altro tipo di percorso. Più avanti si inizia a scorgere, mentre si è concentrati dal fiatone per la salita e l’ansia di non commettere errori e passi falsi, un tipo di percorso diverso. Sulla sinistra tornano le pareti con le sembianze di una montagna che si innalzano fino a sparire nel cielo, mentre a destra continua il vuoto. E la strada si restringe ulteriormente fino a sembrare, ma la vista non è molto precisa, quella appena utile al passaggio di un’unica persona. E anche se non sembra troppo reale è quella però la sensazione e il primo pensiero che continua a permanere continuando a visionare la situazione. Forse basterà stare ancora più attenti e inclinarsi o appoggiarsi alla montagna con le mani per essere più sicuri di non cadere dalla parte opposta. Che lo si voglia o meno, poco importa. Il piano è questo, e procediamo. Speriamo però che non si alzi il vento o che non arrivi la pioggia…..

  3. Sono d’accordo ma non sul per cui. Quando puoi vincere devi farlo se no pian piano entra in testa l’idea che non sei in grado di portare a casa 3 punti. E nel calcio si vive di convinzione.

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