Giunchi: “Insegno ai giovani che quella del Cesena non è solo una maglia”

Preparatore portieri Gianni Giunchi
Invia l'articolo agli amici

INTERVISTA – Incontriamo oggi un personaggio d’eccezione nell’organico del Cesena Calcio: l’ex portiere e preparatore delle giovanili Gianni Giunchi

E’ con grande piacere per me intervistare uno sportivo che non è solo un tifosissimo da sempre del Cesena, ma che già da qualche anno ha un ruolo attivo nel settore giovanile bianconero come preparatore dei portieri, dalla under 10 alla under 13: si tratta di Gianni Giunchi, classe 1976, nato e cresciuto a Cesenatico dove, fin da bambino, ha iniziato a correre dietro ad un pallone…

Gianni Giunchi, da sempre con la palla tra i piedi o, nel tuo caso, in mano…
“Hai assolutamente indovinato! Ero piccolissimo quando misi piede per la prima volta in un campo da calcio, iniziai nella mia Cesenatico e mi innamorai subito di questo sport“.

Attaccante, difensore o centrocampista? Qual è il ruolo che hai sentito subito tuo?
Nessuno di questi in realtà: sono nato portiere, l’ho sempre avuto nel sangue e non ho mai avuto dubbi, la porta è sempre stata la mia casa, l’adrenalina che provo tra i pali è indescrivibile!“.

Sicuramente è un ruolo di grande importanza e responsabilità…
E’ un ruolo molto delicato: a livello caratteriale bisogna avere doti non indifferenti. Nervi saldi e massima concentrazione, il portiere deve essere in grado di elaborare decine di informazioni in una frazione di secondo, deve saper dare sicurezza ai compagni, ai tifosi, insomma hai gli occhi puntati addosso fin dal primo minuto in campo. Devi avere molta fiducia in te stesso e la stessa ti deve arrivare dall’esterno, con la consapevolezza che non basta prendere un gol per buttarsi giù. Tra l’altro la figura del portiere è cambiata tantissimo negli ultimi anni, non solo fisicamente ma soprattutto tecnicamente, a partire dal modo di allenarsi. Non esistono più preparazioni atletiche esclusive per il singolo, ma si è inseriti nell’allenamento globale della squadra, si usano sicuramente di più i piedi e questo rende possibile anche l’incremento di manovre di possesso palla, ci si allena sui passaggi, sui calci piazzati, è diventato un allenamento più completo a tutti gli effetti. Il portiere oggi deve saper ricoprire e difendere spazi sempre più ampi in campo e soprattutto deve giocare con la squadra. Si vince in undici, si perde in undici“.

E il tuo percorso da portiere qual è stato?
Dopo i primi anni a Cesenatico ho vissuto l’esperienza nelle giovanili del Cesena e quegli anni per me sono stati una scuola di vita, ho avuto la fortuna di incontrare persone di grande spessore che mi sono state da esempio come Calderoni, ho imparato tanto da Fioravanti e da Ermes Morini, insomma è stato un percorso molto importante. Poi ho continuato a giocare fino a qualche anno fa nelle categorie minori ma è stata tutta esperienza preziosa“.

Cosa ti ha spinto a diventare allenatore?
La mia passione per il calcio e la voglia di trasmettere soprattutto ai più piccoli il bagaglio di esperienze che in questi anni ho accumulato. Sono stato così reclutato dal settore giovanile del Cesena e con orgoglio ho accettato questo compito occupandomi dei più piccoli e da quest’anno anche della squadra femminile“.

Beh, immagino che per un tifoso del Cavalluccio come te sia un ruolo che riempie di soddisfazione…
Direi che è proprio così ed è una mission quella di far comprendere ai più piccoli l’importanza e la consapevolezza che quella che si indossa non è solo una maglia, ma che si veste la storia di una città, di una società, di una squadra che è per i romagnoli tradizione e pura passione“.

E’ risaputo che il settore giovanile sia il fiore all’occhiello del Cesena Calcio. Ora che ci sei dentro mi confermi che è così?
Assolutamente sì, è un grande gruppo formato da professionisti che mettono cuore ed esperienza a disposizione dei più giovani. Merito di una guida unica come Luigi Piangerelli, del Presidente Lorenzo Lelli, e di tutti gli altri componenti che lavorano con dedizione come Biserni, Leone, Confalone. Non si insegna solo il gioco del calcio, ma prima di tutto si trasmettono  valori come il rispetto, l’educazione, la disciplina. Sono richieste perfino le pagelle a fine quadrimestre e c’è un controllo e un’attenzione del singolo davvero unici. E i risultati di questo lavoro sono veramente positivi, poiché i bambini e i ragazzi vengono agli allenamenti con entusiasmo, ascoltano e apprendono un modus vivendi fondamentale anche al di fuori del campo da calcio. Eh si… Sono davvero orgoglioso di far parte di questo gruppo!“.

E il Giunchi tifoso, che tipo è?
“E’ un super tifoso! Salvo impegni lavorativi sono sempre presente al Dino Manuzzi per sostenere la squadra insieme a mio figlio e al mio migliore amico di sempre, un certo Mattia Graffiedi. Insomma, non c’è niente da fare, questo è il mio mondo e sono orgoglioso di farne parte, perché il calcio è così, se lo fai tuo non riesci più a farne a meno… Ed io ho intenzione di aiutare a crescere tanti piccoli che cullano il sogno di diventare grandi calciatori, facendo capire loro che è importante perseguire i propri obiettivi, ma è altrettanto importante al momento divertirsi, imparando non solo a stare in un campo da calcio, ma soprattutto a stare al mondo”.


Foto di Luigi Rega tratta dal sito cesenacalcio.it

Ricerca personalizzata

2 Commenti

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*