Ciao Eugenio – Un giorno indimenticabile: la prima del Cesena in serie A

Cesena-Torino un giorno indimenticabile
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E’ scomparso Eugenio Bersellini, l’indimenticabile tecnico che per primo ha guidato il Cesena in serie A: lo salutiamo con il racconto dello storico debutto

L’entusiasmo era alle stelle, pochi mesi prima il piccolo Cesena aveva conquistato la serie A. Quel giorno, il 7 ottobre 1973, l’indimenticabile esordio Quando inizia il campionato l’entusiasmo degli appassionati, dei tifosi, è sempre alle stelle. Tutti hanno la grande curiosità di vedere la propria squadra del cuore giocare nello stadio di casa, scoprire i nuovi calciatori che hanno preso il posto dei beniamini della stagione conclusa, vedere all’opera il nuovo allenatore. In particolare i tifosi si chiedono dove potrà arrivare in classifica la nuova squadra. Nell’autunno del 1973 il popolo bianconero aveva un motivo in più: assistere all’esordio in serie A per la prima volta nella storia del Cesena. Sarebbe stata senza dubbio una giornata indimenticabile !

Dopo l’addio di un amatissimo mister Gigi Radice, il Presidente Manuzzi e la dirigenza misero la squadra nelle mani di Eugenio Bersellini, allenatore di prospettiva e carattere. La rosa di calciatori a sua disposizione si basava sul telaio formato dai ragazzi del vivaio, Ceccarelli, Ammoniaci, Catania, Orlandi e dalle conferme, il portierone Mantovani, detentore del record di imbattibilità serie B, l’ariete Braida centravanti con cm e buona tecnica, e i polmoni di centrocampo Festa e Brignani che con il loro dinamismo recuperavano e portavano palloni dal primo all’ultimo minuto. A completare la rosa furono inseriti dei calciatori di esperienza come il “messicano” Cera, scaricato dal Cagliari; Zaniboni e Savoldi II che non trovavano posto nella Juventus; la pulce Toschi scaricato dal Torino; i baffuti centravanti Bertarelli e Tombolato punte che non avevano ancora espresso il loro potenziale; i difensori Frosio e il giovane Danova; infine il centrocampista argentino Scungio.

Così il 7 ottobre 1973 le squadre del Cesena e del Torino entrarono in campo alla Fiorita per giocare la loro prima del campionato 1973/74. Grande novità, lo stadio cesenate per la serie A era stato trasformato ad accogliere quasi il triplo dei posti disponibili in precedenza con un’opera di grande ingegneria che utilizzava i tubi metallici chiamati innocenti utilizzati in edilizia per le impalcature di cantiere. La Curva Mare maestosa, la Gradinata imponente e la Curva Ferrovia creavano una scenografia da effetto di contorno alla tribuna che rimaneva l’unica porzione coperta; il manto erboso del rettangolo di gioco era un biliardo; unico ma grande inconveniente il clima autunnale. Infatti una pioggia battente condizionò la partita e trasformò il pubblico presente, sotto il diluvio, in veri eroi.

Bersellini mise in campo una formazione che non doveva dare opportunità all’avversario che qualitativamente era superiore: Mantovani in porta, in difesa i terzini Ceccarelli a destra e Ammoniaci a sinistra, stopper Zaniboni, e nel ruolo di libero-regista Cera; a centrocampo Festa come mediano, mezzala destra Brignani e mezzala sinistra Savoldi II e ala di fascia destra Orlandi; in attacco centravanti Braida e ala sinistra Toschi. Il Torino allenato da Gustavo Giagnoni si presentava come una squadra forte, ben organizzata e consapevole dei propri mezzi ed era pronta a fare del Cesena la prima vittima. Giagnoni non aveva tenuto conto della grinta e della tenacia dei calciatori di Bersellini e schierò la seguente formazione: Castellini in porta, in difesa Lombardo, Fossati, Mozzini e Zecchini, a centrocampo Ferrini, Rampanti, Mascetti, Claudio Sala, e in attacco Bui e Paolo Pulici.

Due particolarità per il campionato di allora: la prima la panchina corta composta solo di tre calciatori. Per il Cesena con il n. 12 il portiere Boranga, il n. 13 Danova (che nel secondo tempo sostituirà Ceccarelli) e il n. 14 Bertarelli. Per il Torino con il n. 12 il Portiere Sattolo, il n. 13 Vernacchia e il n. 14 Graziani (che nel secondo tempo sostituirà Claudio Sala). La seconda riguardava la divisa del Cesena: nel primo tempo i calciatori bianconeri entrarono in campo con la maglia bianca ufficiale con bordi neri nel colletto, nei polsi e con numeri di maglia molto grandi, invece nella ripresa scesero in campo con la maglia completamente bianca e numerazione molto più piccola. La società non aveva due divise identiche a disposizione! Se pensiamo al calcio di oggi queste situazioni ci sembrano impossibili, ma allora era come un marchio di fabbrica di un calcio ancora genuino e spontaneo e non business come quello che stiamo vivendo.

Fino al triplice fischio finale il risultato rimase sullo 0-0; i calciatori bianconeri erano sfiniti, sporchi e bagnati, ma contenti con la consapevolezza di aver  meritato un punto con grinta e determinazione. Avevano capito che per rimanere nel campionato di serie A avrebbero dovuto giocare ogni partita come se fosse una finale. Sapevano che il comune denominatore era dare sempre il 110%. Questo gli aveva permesso di domare il Toro, ma la domenica successiva li aspettava il Milan di Nereo Rocco e Gianni Rivera.

Il loro pensiero era già a San Siro, ma intanto il popolo bianconero assaporava la soddisfazione indimenticabile del risultato ottenuto.

Indimenticabile. Io c’ero!!!


Ancora una volta Andrea ci ha appassionato ed emozionato con il suo racconto sulla storia del cavalluccio bianconero ! Chi si fosse perso il precedente, visiti la sezione Bianconero Vintage.

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