Non solo tifosi della Samb in curva ferrovia…

Tifosi Rimini

LO SPUNTO – Domenica sera i tifosi della Samb, giunti numerosi al Dino Manuzzi, hanno trovato il sostegno dei (pochi) “cugini” riminesi

Domenica sera si è consumato l’esordio ufficiale in stagione al Dino Manuzzi per la nuova squadra bianconera, che ha infatti disputato la prima partita di Coppa Italia, battendo la Sambenedettese in un match abbastanza trattenuto e poco brillante in campo, ma acceso e caloroso come sempre sugli spalti (vedi Pagelle sprint di Cesena 2-1 Sambenedettese). Oltre alla Curva Mare, che nemmeno i primi di agosto fa mancare il suo sostegno al Cesena, anche la Curva Ferrovia, quella riservata alla tifoseria ospite, era discretamente presidiata da un ardito gruppo di tifosi marchigiani (circa 350), supportati e accompagnati dai “cugini” riminesi. E’ quasi una tradizione, quando ne hanno l’occasione (soprattutto al seguito del Novara e, appunto, della Samb), gli ormai pochi fan del Rimini colgono volentieri l’occasione per venirci a trovare e, naturalmente, per tifare contro.

Mi trovo ad assistere all’incontro al mio solito posto, ma devo ammettere che dopo aver vissuto la curva per trent’anni, ancora non è facile abituarmi alla tribuna. Tuttavia, ci sono diversi aspetti positivi nel gustarsi le partite da qui: mi ritrovo infatti accanto a calciatori, ex giocatori ed addetti ai lavori dai quali c’è sempre qualche informazione o curiosità da carpire. Domenica, ad esempio, mi sono trovata di fianco il nostro preparatore dei portieri Antonioli e gli infortunati Bardini e Kone, nonché un nostalgico Rigione, tornato a respirare da spettatore l’aria a lui cara del Manuzzi. Ma indubbiamente la presenza più rumorosa e spettacolare è stata quella di un anziano tifoso bianconero, che per tutto il tempo non ha fatto altro che imprecare ed urlare contro la Curva Ferrovia, in particolare contro i tifosi riminesi che vi avevano preso posto. La sua teoria è che quella biancorossa sia una tifoseria ormai in “via di estinzione”, sopraffatta da delusioni e sconfitte che hanno segnato negativamente la vita sportiva della città. Quindi che dire, per lui si tratta ormai di “una tifoseria da proteggere per la quale occorrerebbe chiamare il WWF“. Questa sua goliardica affermazione, oltre a strappare un sorriso generale, ha indotto una riflessione, ricordandomi l’accesa rivalità che da sempre esiste tra i due club e le due città.

Tra i vari precedenti, talvolta memorabili (come ad esempio la vittoria 3-2 in rimonta del 20013/04), mi è tornata in mente la semifinale playoff di serie C del 2004, quando abbiamo assistito ad una sorta di “marcia su Rimini” di gran parte della Romagna, non solo dei cesenati. In quell’occasione il Cesena pareggiò 1-1 al Romeo Neri, per poi prevalere in casa con un memorabile 2-0: al 27′ la millimetrica punizione di Groppi per la testata vincente di Peccarisi, poi al 53′ il fulmineo contropiede di Tedoldi per Bernacci che lancia Cavalli sul filo del fuorigioco e fa secco Aldegani. Gli spalti impazzirono, la Curva Mare esplose letteralmente!

Una rivalità che però pian piano sta svanendo, soprattutto a causa delle vicissitudini del sodalizio biancorosso, fallito nel 2016 e costretto a ripartire dai dilettanti, ma che già da diversi anni manifestava l’incapacità (anche istituzionale ed imprenditoriale) di riconquistarsi un ruolo importante nella geografia del calcio nazionale o anche solo regionale. Per il momento, in attesa di nuovi fasti, alla tifoseria riminese non resta che aggrapparsi al ricordo di emozioni passate e coccolarsi il suo Adrian Ricchiuti, divenuto cittadino onorario ed amatissimo a Rimini, quanto detestato a Cesena. Nel frattempo, stante la situazione e senza il sentore di improvvise resurrezioni, è fin troppo facile per noi cesenati intonare il classico sfottò “riminese non ti arrabbiare, l’importante è partecipare…“.


Immagine tratta dal sito www.newsrimini.it

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