La coppa (in Italia) è solo per i salami…

Coppa Italia - Cesena-Samb

OPINIONI DI UN DIVANO – Chissà perché all’estero la Coppa (quella con la C maiuscola) è prestigiosa ed in Italia invece è solo per  i “salami” come me…

Siamo in Italia (notiziona) e si sta disputando la Coppa Italia. Ecco, questa invece è già una mezza notizia, considerato che questa competizione langue nel disinteresse generale, pur essendo l’unico torneo che mette a confronto le compagini delle tre leghe professionistiche.

E pensare che in Inghilterra riempiono gli stadi fin dai primi turni e hanno addirittura due tornei che affiancano la Premier League. Ma lì, il calcio lo hanno inventato e lo apprezzano per davvero. Anche in Francia pochi anni fa, il Calais Racing FC, squadra di infima categoria composta da scaffalisti e impiegati, arrivò addirittura in finale, beffata da un rigore “generoso”… Una leggenda.

In Italia no, le partite di Coppa sono un riempitivo talmente poco interessante da essere state lasciate dai media concorrenti alla povera RAI. Gli stadi hanno l’aspetto di località colpite da epidemie o pestilenze, un pelino più frequentati del torneo dei bar o delle sfide aziendali dello sponsor PLT. Conseguentemente la Coppa Italia serve per preparare il campionato e, più avanti, per tirare un ossicino da rosicchiare a tutti quelli che il campo, normalmente, lo vedono dalla panchina. Salvo poi riprendere interesse nel finale, quando si scatenano gli appetiti delle “grandi” che rischiano di non vincere una benemerita mazza e si sbatte fuori, ad esempio, un Cesena arrivato meritatamente ai quarti, con la complicità del solito arbitrucolo. Perché? Mah… Non so.

Il fascino della Coppa non c’è perché da noi quello che conta è il risultato. La Coppa non dà punti, nemmeno uno. Conta solo vincerla. E allora non interessa. E poi, la Coppa non ha pathos. Non c’è promozione, non c’è lo psicodramma collettivo della retrocessione. A chi può interessare? Solo a noi, poveri appassionati cronici del Cavalluccio, “salami” in libera uscita.

Cosa abbiamo visto? Gambette imballate, buona volontà, confusione in difesa. Abbiamo visto che il centrocampo ha un cervello, forse due, che la difesa preoccupa per lentezza, che l’attacco è troppo tenerello per la categoria. Tempo per rimediare a queste lacune non manca, ma se venisse meno anche Crimi, questo giovane Cesena sembra poter volare via al primo soffio di vento. Facciamo che resti, eh?

E andiamo a Genova a farci un’altra fettina di coppa, sperando che non sia l’ultima per quest’anno, perché a noi “salami” piace anche la coppa Italia…


Foto di Luigi Rega tratta dal sito www.cesenacalcio.it

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Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato "deportato" a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

2 Commenti

  1. Se leggi con attenzione, è esattamente l’opposto.
    Noi siamo appassionati, quelli che seguono solo il campionato mezzi tifosi… 🙂

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