Il Cesena è già in fallimento, se non che…

Curva Mare - Cesena
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OPINIONI DI UN DIVANO – I piloti tengono fissa la barra del timone, sarebbe invece meglio correggere la rotta. In ogni caso, il fallimento del Cesena avrebbe molti padri, ma non i tifosi…

Il fallimento è una categoria economica e giuridica ben precisa, dalla quale queste piccole riflessioni, però, prescindono. Il fallimento (“accertamento dell’incapacità di onorare le proprie obbligazioni economiche”) ha delle cause, non nasce dal nulla, ma anche di queste cause (AC Cesena, Campedelli, libri contabili, ecc.) non mi occuperò. Vorrei invece analizzare il qui e ora, fare un’analisi sullo stato di salute del Cavalluccio nel momento in cui mi leggete.

ALLENATORE:  prendi tre, paghi tre, ottieni…?

Il capitolo allenatore è argomento quanto mai triste. Con tre allenatori a libro paga, non ne rimediamo uno in grado di guidare ‘sto Titanic lontano dall’iceberg. Drago era considerato lezioso e aveva inanellato una serie di risultati completamente lontani dalle aspettative: a casa l’anno scorso.  Va bene, capitolo chiuso, tanti saluti e ognuno si tiene la sua opinione sulle qualità del calabrese. Camplone, e non ho ancora capito perché, riteneva che la squadra si reggesse unicamente su Crimi, venduto però in malo modo. Una scusa? La realtà? Beh, sarebbe stato molto più onesto darle quelle dimissioni e, visto che non le ha date, crederci un minimo. Così, ha avuto tutta l’aria di un bidone. Castori è il nostro low-cost-trainer e quindi perfetto per le casse. Inizio promettente, motivatore di grande esperienza. Niente gioco, per quello ci sarà tempo. Ecco il tempo è passato e abbiamo capito che il gioco non interessa, è un inutile orpello. Quello che conta, l’unica cosa che conta (lo ha ripetuto fino alla noia) è l’atteggiamento. Se però l’atteggiamento di Brescia è stato giusto, vuol dire che l’obiettivo era sbagliato. Un punto non poteva bastare e quindi non si poteva giocare così, senza osare. Un punto alla volta si scende in Lega Pro. Gestione dei giocatori impressionante per rigidità. Cacìa non è adatto al suo gioco? Non gioca. Chiricò non lo voleva? Qualche minuto, quel tanto che basta per prendersi degli improperi. Mordini fa una partita bene, è nel suo ruolo, ma non lo convince? Piazzato in Lega Pro. Eguelfi è tornato, sta bene, è di ruolo. Ma comunque non gioca… Mistero. Anche il comandante del Titanic mantenne salda la barra del timone, con i risultati noti.

SQUADRA: siamo questi o siamo quelli?

Certamente non è stata allestita una squadra da promozione, ce ne siamo accorti ben presto, ma neanche da patimenti così acuti. Quello che dà da pensare è che quando il Cavalluccio ha la briglia sciolta punge e segna. Subisce, senz’altro, ma ferisce anche. La sensazione è che i giocatori inamovibili siano cotti (mentalmente, prima che fisicamente) e che quelli poco utilizzati si sentano ormai utili come un frigo al Polo Nord. Guardare le altre del fondo classifica che si dannano mette angoscia e genera invidia. A volte ho l’impressione che qui ci danniamo solo noi, invece …

DIRIGENZA: (non) basta la parola, però…

Già, dirigenza sarebbe il gruppo di persone che dirige un’organizzazione. Sappiamo molto del cane del Presidente, poco o nulla di Foschi, niente del cda. Castori è bravo perché costa poco e quindi non si tocca, non si giudica, non si critica. Va tutto bene, quindi? Sì? La comunicazione, oggi come oggi, ha il suo peso specifico! Fino a qualche tempo fa c’era qualcuno che urlava, alla romagnola, anche negli spogliatoi. Meglio due ruggiti che questo silenzio di tomba. La dirigenza c’è? Senza una svolta clamorosa, la festa è finita, è chiaro il concetto? Se squadra e allenatore sono alla frutta, bisogna fare qualcosa, senza rassegnarsi. Urge una reazione. Se siamo scarsi, come tutti sembrano pensare, si può andare oltre i propri limiti con la volontà. Questo fenomeno ha un nome: si chiama sport. I tifosi si sentono soli a sostenere la squadra: dice il proverbio “meglio soli che male accompagnati”, ma noi più che cantare e sopportare questo schifo, non possiamo fare. E chi invece dovrebbe fare, da tempo non fa il suo mestiere.

TIFOSI: unica risorsa su cui ricostruire il Cesena

I tifosi non vanno in campo, non allenano, non hanno responsabilità societarie. Si limitano a riversare la loro passione ed i loro risparmi sulla squadra del loro cuore, non si arrendono. Sono loro, siamo noi, l’ultimo brandello di Cesena che sopravvive dopo 78 anni. L’unica voce attiva di questo bilancio. Non ci meritiamo né questi giocatori, né questo allenatore, né questa dirigenza. Allora meglio l’Eccellenza? Mah… neanche quella ci meritiamo! In ogni caso, finito l’anno, anche se salveremo le chiappe (come, francamente non saprei), questi qua tutti a casa. Grazie. I famosi imprenditori che si riempiono la bocca con il “brand” Romagna sono pregati di fare tre passi avanti. Questi invece tre indietro…

 

Il Divano, ovviamente, dopo questo sproloquio, verrà imbavagliato di nuovo e non disturberà oltre. Mi ero ripromesso di farlo tacere ancora un po’ per non disturbare i manovratori, ma non ne vedo. Vedo invece una barca alla deriva, dove nessuno è innocente e le colpe sono ben distribuite. Lo coprirò con un telo, così non vede e sta zitto, ma qualcosa gli dovevo lasciar dire. Adesso, non dopo. Quindi, fino a fine campionato, non dirò più niente su questo blog. Qualcuno può stappare la bottiglia. Mi limiterò ad andare alla Fiorita / Dino Manuzzi (cosa che faccio da 50 anni) e lì dirò qualcosa. Canterò, griderò, come sempre, FORZA CESENA!

Non è finita, fino alla fine bisogna crederci! Sono sicuro che sarà proprio su quell’urlo, su quei diecimila che cantano la nostra haka (Romagna Mia), su quell’enorme patrimonio di passione che ricostruiremo un grande Cesena! Ciao, bimbi.

About Alberto Neri

Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato "deportato" a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

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13 Comments on “Il Cesena è già in fallimento, se non che…”

  1. E’ successo qualcosa nelle teste dei nostri giocatori a Natale. Tra la partita in casa con il Palermo e la sconfitta a Cremona. Questo qualcosa deve avere a che fare con le vicende societarie per il reperimento di nuove risorse che si sarebbe cercato di ottenere proprio nelle settimane successive. La richiesta di aiuto finanziario della dirigenza bianconera rivolta ad imprenditori locali (e non), che si è realizzata a gennaio 2018, deve aver minato alle fondamenta la serenità del gruppo. In un momento in cui la tensione era altissima per gli esiti della richiesta vissuti come incerti e quindi preoccupanti. Probabilmente il solito Lugaresi avrà fatto uno dei suoi discorsi a braccio da tuttologo fino a spaventare a morte i ragazzi. E magari anche Foschi ci ha messo del suo e con lui gli altri soci del gruppo di maggioranza. E il tarlo deve aver lavorato molto bene per distruggere la concentrazione, la motivazione, la cattiveria agonistica fino a consumare quella preziosissima energia mentale utile a fare da collante fra le proprie motivazioni e le proprie azioni sul campo. In altre parole è venuto a mancare una crescita del gruppo come squadra, una comunione di intenti reciproca, un ritmo condiviso e una unione di volontà che desse come risultato un valore maggiore rispetto alla somma delle volontà dei singoli. In una parola: l’atteggiamento. Il tanto ambito atteggiamento ostinatamente cercato dal mister e visto solo a sprazzi durante le partite della nostra squadra. (Bellissimi e rari momenti quelli, vero?) Noto che proprio quel periodo coincide con un appiattimento delle nostre prestazioni sportive che si sono protratte fino ai nostri giorni. E allora la domanda è: quanto a inciso nelle teste dei nostri giocatori subire il peso di quelle responsabilità che li obbligavano a scendere in campo con la “testa pesante”? Perchè non si dovevano commettere errori. Obbligati a giocare in un modo impossibile perchè li si doveva, utopisticamente, non rischiare mai troppo, mentre invece il rischio, non solo è sempre presente in una partita di calcio, ma è connaturato con ogni attacco, anch’esso obbligato e necessario, che ti porta per forza di cose a sbilanciarti, indebolendoti momentanemante, per colpire quanto più forte si può. Per non parlare dei momenti in cui si sarebbero dovuti contenere gli attacchi altrui. Momenti, quelli, in cui maggiormente vengono a mancare le gambe e la foga diventa immobilismo, perchè non si può sbagliare. Assolutamente mai! C’è di mezzo la vita di una intera azienda calcistica! E chi mai vorrebbe essere considerato responsabile di un tale errore? Quante volte abbiamo sentito dalle parole dei nostri ragazzi il loro orgoglio ferito per il gol preso nonostante la difesa perfettamente schierata? Quante volte li abbiamo sentiti cercare rifugio nella giustificazione che fosse la fase difensiva dell’intera squadra a dover essere corretta? Quanta paura, quanta ansia e quanta tensione devono aver generato le parole dette dalla dirigenza in quei giorni e poi magari ripetute nelle settimane successive fino a minare un intero campionato? Voi come vi spiegate questa annata strana ed evidentemente tesa da diverse forze che alla fine si sono annullate vicendevolmente lasciandoci esausti esattamente nel punto dove eravamo partiti?

  2. complimenti per l’analisi puntuale.
    vorrei solo aggiungere che, secondo me, trascurando responsabilità dirette, quest’anno se qualcosa doveva andare male sta andando ancora peggio…..

    dai buerdel
    fate miracolo

  3. Ehi, non ho mai detto che abbandono la nave. Non è proprio nel mio DNA. Ho fatto il tifo per i Cartaginesi fino alla terza guerra punica… Semplicemente non credo sia giusto infliggervi all’infinito la stessa sbobba. Come la penso dovrebbe essere chiaro, non penso che cambierà niente, spero solo di sbagliarmi…
    Così non ci si salva, ma sono in trincea con voi.
    Ps: l’affetto è ricambiato, grazie di cuore a tutti voi che avete la pazienza di leggere i miei sproloqui.

  4. No, scusate, qua c’è qualcosa che non mi torna e non mi piace per nulla questo modo di soffrire del nostro Alberto. Non puoi andartene a piangere le miserie della nostra squadra tutto “solo soletto”.

    Da soli, lo sai, si è nulla e a stare per conto tuo si finisce in un oblio irrispettoso dela tua grande anima GENEROSA e COMBATTIVA. Non ti fa bene e dovresti saperlo. Noi qui ti vogliamo TUTTI UN GRAN BENE e la tua assenza non farebbe altro che alimentare il pensiero di te che non ci sei.

    Già mi manchi e mi cresce l’incazzatura per ABBANDONO nel momento del bisogno! Ma come, adesso che tutto crolla tu TE NE VAI? Il Cesena va in pezzi e tu abbandoni il Titanic? Come la mettiamo con il fatto che le persone si conoscono davvero nei momenti di difficolta? Tu sei davvero questo? NON CI CREDO.

    Abbiamo il dovere di raccontare cosa succede alla nostra squadra del cuore e raccontarlo nel modo più giusto che possiamo. Ognuno con il proprio contributo migliore. E il tuo è il migliore.

    Sapremo dopo averlo attraversato, se questo che stiamo vivendo, è il momento peggiore della storia del Cavalluccio e io non mi voglio perdere nulla perchè credo proprio siano questi i momenti migliori. Quelli più fertili. Quelli più veri. Quelli dove la storia prende una direzione impossibile prima. Quelli dove una nuova realtà dovrà nascere. Magari poco familiare. Diversa. Da comprendere. Per farla nuovamente nostra. Per tornare in quello stadio, che è la casa del CALCIO della Romagna, come fosse casa nostra. Quella meritata, quella giusta.

    (ps: se proprio vuoi tacere, di tanto in tanto fatti sentire a dirci che ti passa, non fare come il silenzio della nostra dirigenza…..)

  5. Bisogna giocare le partite in casa come contro l’Empoli e provare a vincerle tutte con la spinta del tifo il Cesena gioca molto meglio che in trasferta bisogna farli in casa i punti.

  6. E le tante penne che veramente dovrebbero azzittirsi ( non fino a fine stagione, ma fino alla fine del calcio) continueranno a scrivere senza vergogna….

  7. I punti erano da fare con le squadre alla nostra portata non giocare sempre per il pareggio, adesso è troppo tardi….incapaci e pensare che in tanti ci eravamo accorti che andando avanti così non c’era nessuna possibilità, poi cosa leggo giovedì scorso !!!!! SI FA LA CORSA SUL NOVARA CHE ORMAI È IN CADUTA LIBERA…… che figura di m….

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