Il Cesena supera il Genoa in trasferta e si avvicina alla sospirata salvezza

Gol di Festa in Genoa-Cesena 1974

BIANCONERO VINTAGE – Contro il Genoa arriva la prima storica vittoria esterna in serie A e si comincia a respirare aria di salvezza…

Il primo derby emiliano-romagnolo in terra di Romagna si era appena disputato, ma l’eco non cessò di investire i sostenitori bianconeri: dopo gli entusiasmi iniziali, si analizzavano ora le indicazioni della partita e se ne rilevavano gli aspetti più vistosi e particolari. Tutti i protagonisti della sonante vittoria (Cesena 3-0 Bologna) erano degni di lode e sapevano di aver scritto una pagina di storia a tinte bianconere! I giornali dell’epoca riportavano “Avanti con un altro derby, quello delle matricole. Anche il pareggio andrebbe bene”. Si riferivano ovviamente all’impegno successivo, quello contro un’altra neopromossa… Il 24 marzo 1974, infatti, il Cesena continuava la sua grande prima avventura in serie A, affrontando in trasferta il Genoa, che, avendo il famoso Stadio di Marassi squalificato, doveva giocare la partita sul campo neutro di Pisa. Nel girone d’andata, i romagnoli avevano tenuto testa ai rossoblù ed avevano ottenuto un pareggio, ma ora i liguri, reduci dal pareggio nel “derby della lanterna”, non potevano permettersi passi falsi visto che erano penultimi in classifica con 13 punti. Per il Cesena invece la vittoria sul Bologna era tanta roba!

Tratto dall’album dei miei ricordi: “In questi giorni mi è capitata per le mani una foto del complesso sportivo del 1974. Subito mi sono venuti in mente tanti ricordi ed ho pensato all’antistadio, così si chiamava il campo dove si svolgevano le sedute di allenamento, appena fuori la Stadio Comunale la Fiorita: bastava attraversare la strada di accesso alle tribune dello stadio, contornato da alberi e senza spazi per gli spettatori, quasi completamente privo d’erba. Questo rettangolo di gioco è stato il grande protagonista del periodo passato a Cesena: teatro di allenamenti faticosi, partite di campionato, partite amichevoli anche con la prima squadra. Lì ho visto per la prima volta i calciatori di serie A del Cesena e ho visto crescere alcuni dei suoi futuri campioni. Oggi, lo dico con grande amarezza, non esiste più, al suo posto una strada ed opere di viabilità che collegano lo Stadio Dino Manuzzi alla periferia. Quando ho visto per la prima volta il cambiamento, ho avuto la sensazione che mi avessero rubato qualcosa, ma poi ho valorizzato maggiormente i miei ricordi e ho capito la grande ricchezza che possedevo.  In modo particolare ricordo proprio la settimana prima della trasferta di Genova, quando la prima squadra venne a fare una seduta di allenamento proprio all’antistadio, mentre mi allenavo con i miei compagni di squadra. Vedere da vicino questi campioni mi fece un grande effetto e quello che mi colpì maggiormente fu la serietà di Mister Bersellini un vero “sergente di ferro”. Molto probabilmente Bersellini aveva solo paura dei suoi stessi ragazzi, aveva paura di un calo di tensione o che si facesse largo la presunzione, vista la situazione e la posizione in classifica dei Grifoni. Da grande conoscitore del calcio qual’era, sapeva che non poteva abbassare la guardia ed era lui il primo a dover dare l’esempio”.

Le formazioni

Il Genoa doveva fare i conti con diverse assenze importanti, la mezzala Simoni e gli attaccanti Corradi e Bordon, però aveva in squadra diversi giovani e poteva contare su due grandi dal passato illustre come il difensore Rosato, ex Milan, e Corso, ex Inter. Mario Corso è stato uno dei grandi talenti del nostro calcio: ala atipica, mancino, di grande fantasia, passato alla storia per le millimetriche punizioni a “foglia morta” e soprannominato “piede sinistro di Dio”… fate un po’ voi. Ma per salvarsi, il calcio insegna che non bastano piedi vellutati, bisogna avere calciatori che corrono, che lottino, che si affannano su ogni pallone ed il Genoa, in quel momento, era una squadra molto tecnica, ma di poca grinta. Mister Arturo Silvestri fece scendere in campo un Genoa “rimediato”, ma intenzionato a fare la partita pur non schierando la miglior formazione: Spalazzi, Maggioni, Bittolo (futuro bianconero), Maselli, Rosato, Busi, Derlin, Pruzzo, Corso, P. Mariani. In panchina il portiere Lonardi, Rossetti che sostituì Bittolo al 55′ e Mendoza.

Sulla sponda bianconera, anche mister Eugenio Bersellini contava diverse assenze: Ceccarelli, Frosio, Catanìa e così, per la prima volta, portò in panchina l’argentino Scungio. Non gli rimaneva altro che rispettare il motto “squadra che vince non si cambia” e quindi la formazione ripeteva l’undici vittorioso nel derby: 1 Boranga, 2 Danova, 3 Ammoniaci, 4 Festa, 5 Zaniboni, 6 Cera (cap.), 7 Orlandi, 8 Brignani, 9 Bertarelli, 10 Savoldi II, 11 Toschi. In panchina 12 Mantovani, 13 Scungio, 14 Braida.

La cronaca

A Pisa era una bella giornata, ma il caldo afoso condizionò la partita, giocata su un terreno in ottime condizioni. Le squadre entrarano in campo con le divise ufficiali, il Genoa in maglia rossoblù a larga banda verticale e pantaloncini blu, il Cesena in maglia bianca con bordi neri e pantaloncini neri. Da segnalare un episodio importante al 29’ del secondo tempo, quando un gruppo di tifosi genoani invasero il campo: dopo l’iniziale tensione, in breve tempo tutto ritornò alla normalità, anche grazie all’intervento delle forze dell’ordine ed il gioco poté proseguire.

Dal mio libro Romagna Bianconera. Il Cesena di Dino“I colori sociali del Genoa sono rossoblù, come il Bologna, anche per questo l’incontro che si doveva disputare nasceva sotto un buon auspicio e con un grande desiderio: vincere la prima partita in trasferta. Raccontò capitan Cera: ‘Negli spogliatoi, mentre indossavamo la maglia, ognuno di noi pensava che se avessimo giocato con semplicità, senza strafare, stimando la pericolosità dell’avversario, ognuno al suo posto, facendo al meglio ciò che il mister ci chiedeva, avremmo avuto la possibilità di compiere l’impresa’”.

Nel primo tempo il Genoa, senza troppa convinzione, pressò il Cesena e si affidò ad alcune pennellate di Corso, ma fu troppo poco per passare in vantaggio. La difesa rossoblù commise diverse ingenuità ed il Cesena capì che poteva osare di più. La partita si mise bene per il Cesena al 42’, quando il portiere Spalazzi regalò a Festa la gioia del gol: tutto partì da un tiro di Bertarelli che rimpallò sulla testa del difensore Busi, la palla si alzò a candela e finì nella zona dove stava arrivando Festa il cui tiro fu immediato e di prima intenzione, ma non troppo potente, il portiere genoano era sulla trattoria e tentò di afferrare la sfera, ma la perse e sfilò in rete. Festa, quasi incredulo, esultò! Genoa-Cesena 0-1.

Dopo l’intervallo la fortuna chiuse la porta al Genoa. Al 48′, Pruzzo di testa colpì il palo alla sinistra di Boranga battuto. Il Genoa insisteva e cercava il pareggio, costringendo il Cesena a chiudersi in difesa ed anche se mister Bersellini si sbracciava ed invitava i suoi a salire, i bianconeri subivano. Al 64’, sugli sviluppi di un tiro di Corso, la palla giunse al giovane Mariani che, a detta dei difensori romagnoli, si aggiustò la palla con una mano: tiro e rete! Pareggio del Genoa, con tante proteste, ma per il Cesena era tutto da rifare… Al 74’ Cera si spinse sulla sinistra e lanciò lungo per Toschi, la piccola ala si liberò del neo entrato Rossetti con un guizzo dei suoi (i genoani dissero aiutandosi con una trattenuta) e si involò sulla fascia, poi dal fondo del campo effettuò un bel cross per la testa di Savoldi II che precedendo tutti mise in rete il gol della vittoria! Genoa-Cesena 1-2.

Il commento

L’arbitro dell’incontro, il Sig. Panzino da Catanzaro, diresse in maniera esemplare, se si escludono gli episodi dubbi in occasione delle reti del secondo tempo, una per parte.

La mossa chiave della partita fu il duello Corso- Festa: Bersellini aveva azzeccato la marcatura. Festa, encomiabile per dinamismo, volontà e rapidità di esecuzione vinse tutti i duelli con Corso, che si ritrovò sempre incollato addosso il mediano bianconero e non riuscì mai a ragionare ed impostare il suo gioco. Tuttavia, forse per merito della disperazione del Genoa, non fu il solito Cesena: in alcuni momenti si vide una squadra poco reattiva, anzi spenta, specialmente all’inizio della ripresa quando il duo Orlandi-Brignani non riuscì a cucire le trame di gioco, lasciandosi andare in frequenti pause e quando costruivano, il loro gioco risultava senza profondità. Le punte erano lasciate spesso al loro destino e si vedeva un Cesena sfilacciato. Comunque sia, pur vedendo un Cesena che non rispettava il repertorio visto durante tutto il campionato, era arrivata la prima vittoria in trasferta! E fu una vittoria importante, con un sapore particolare: a quota 21 in classifica infatti si cominciava a respirare aria di salvezza…

Le dichiarazioni

Negli spogliatoi il sorridente presidente Dino Manuzzi: “Non fatemi dire che siamo salvi! Abbiamo fatto un passo in avanti molto importante, ma aspettiamo ancora qualche domenica, poi, se saremo stati bravi, faremo una bella festa!”. Mister Bersellini: “Per salvarsi mancano ancora tre o quattro punti, continuiamo come abbiamo fatto fino adesso. Non ci sono dubbi, vincere due partite consecutive ci fa allontanare dalla zona calda delle classifica”. Al contrario, negli spogliatoi del Genoa si respirava aria dimessa. Mister Silvestri commentava così la partita: “Siamo andati in campo rassegnati, senza troppa convinzione.  L’importanza della partita ci ha giocato un brutto scherzo. Al gol del pareggio mi ero illuso, credevo nell’orgoglio dei miei ragazzi e pensavo mettessero alle corde il Cesena, invece siamo qui a rammaricarci”. Dal mio libro Romagna Bianconera. Il Cesena di Dino: “‘Quando l’arbitro fischiò la fine, avevamo vinto 2-1 con reti di Festa e Savoldi II. La cosa strana fu che anziché saltare di gioia in mezzo al campo, corremmo negli spogliatoi, come se fossimo in ritardo per raccontare ai nostri tifosi della vittoria!’ puntualizzò il mediano Festa intervistato nel dopo partita”.

È arrivata la prima storica vittoria esterna in una partita nella quale, onestamente, bianconeri meritavano il pareggio. Ma siccome nel calcio non ci sono partite scontate, è certo il Cesena non avesse vinto perché erano sono stati scarsi gli avversari… Il Cesena aveva dimostrato le sue doti di fondo e di fronte al forsennato arrembaggio dei grifoni si è comportato da grande squadra, non ha perso la testa e la difesa dei soliti Danova, Ammoniaci e Cera ha chiuso la porta ad ogni tentativo avversario. Ripeto, onore a questo Cesena! Viva il Cesena!


Il campionato di serie A 1973/74 rivissuto e raccontato da chi in quegli anni indossava la maglia bianconera delle squadre giovanili, Andrea Santi che ogni settimana arricchisce la nostra sezione Bianconero Vintage con episodi entrati a far parte della leggenda del club.

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Andrea Santi nasce a Forlì nel 1958, si laurea in Architettura a Firenze nel 1984 e dal 1985 svolge l’attività di architetto libero professionista nel comprensorio forlivese. Rimasto legato al suo passato di calciatore nelle giovanili del Cesena dal 1973 al 1976, ha sempre coltivato un grande interesse per il gioco del calcio. L’amore per la scrittura gli ha aperto nuovi orizzonti e fornito motivazioni per raccontare e condividere le sue passioni. “Romagna Bianconera, il Cesena di Dino”, uscito nel 2015, è stato il suo primo romanzo che ha dato il via ad un progetto editoriale destinato a descrivere agli appassionati le annate calcistiche del Cesena Calcio dagli anni '70 in poi. Nel frattempo ha deciso di raccontare le sue storie sul blog tematico Cesena Mio ...

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