Ceccarelli: “Il nostro compito è mantenere la categoria”

Cesena - Giampiero Ceccarelli
Invia l'articolo agli amici

INTERVISTA – Una piacevole chiacchierata con il capitano di sempre (e per sempre) Giampiero Ceccarelli, 19 stagioni e 591 partite in bianconero

Non potevamo certo chiudere questo campionato e girare pagina iniziando a pensare al futuro, senza prima fare il punto della situzione con la memoria storica del Cesena Calcio, la bandiera bianconera Giampiero Ceccarelli.

Partiamo dalla fine: sinceramente, è questo il finale che ti aspettavi?
“La fase finale mi preoccupava un po’, perché dovendo incontrare Frosinone e Parma in casa e Palermo fuori, non vedevo come si potessero fare i punti necessari per tenere lontane quelle dietro di noi”.

Luci ed ombre di quest’annata?
“La Serie B è un campionato difficile, non sempre se giochi un bel calcio ottieni risultati, il calcio non è una scienza esatta, sono tante le variabili che concorrono a costruire una squadra: capacità tecniche dei singoli, carattere, intelligenza calcistica e quella dote che le lega tutte, l’umiltà. Quindi, se parti male e devi rincorrere, queste qualità si allontanano. Con l’avvento di Castori c’è stata più concentrazione e più voglia di essere nella partita, più condivisione di un progetto che nel frattempo era diventata la salvezza”.

Scelte giuste e sbagliate…
“Questo è un tema che viene sempre toccato quando c’è voglia di vedere risultati immediati: ognuno di noi diventa allenatore e farebbe sempre qualcosa di diverso, non tenendo conto che l’allenatore tutti i giorni vive con i giocatori, testa il loro stato di forma, che non è solo quello sul campo, ma anche quelle sensazioni che poi diventano realtà quando arriva il giorno della partita”.

Cosa non ha funzionato nella prima parte di campionato e quando è arrivata la svolta?
“Forse all’inizio si pensava ad un altro tipo di campionato, ma con il passare del tempo, la realtà ci ha portato in una zona di classifica nella quale è meglio un gioco più pratico, meno lezioso e più concreto. Io personalmente non sono per il gioco parlato, preferisco quello giocato, fatto di praticità, corsa e gestione delle partite, con giocatori che si aiutano in campo, dandosi voce. Castori ha portato queste cose, concretezza e partecipazione nel vivere la partita in ogni sua sfumatura”.

Il giocatore che ti ha più impressionato?
“Quando si raggiunono gli obiettivi, il merito è di tutta la squadra: c’è stata unità d’intenti, condivisione di un progetto e rispetto per gli allenatori e per la società. Comunque, se devo dire chi mi ha stupito di più, dico Laribi, che nonostante un leggero calo fisico in qualche partita, è riuscito sempre a tenere il collegamento tra il reparto di centrocampo e l’attacco con giocate semplici, ma che hanno dato continuità alla preparazione dell’azione offensiva fino alla sua finalizzazione”.

Qualcuno dei nostri potrebbe aspirare a campionati superiori?
“Abbiamo alcuni giovani interessanti, che visti in prospettiva possono ancora migliorare, a patto che siano umili e abbiano voglia di ascoltare il loro allenatore ed i giocatori più anziani”.

Cosa ti aspetti per il prossimo anno?
“Gestire l’area tecnica nelle nostre condizioni economiche non è facile, ma se vogliamo fare un bilancio tecnico degli ultimi anni, direi che è stato molto positivo. Per il prossimo futuro, il nostro compito è quello di mantenere la categoria”.

Una domanda forse un po’ scontata ma sempre doverosa: cosa rappresenta per te il Cesena?
“Bella domanda… Abitavo dietro la curva mare e quando iniziai a giocare avevo 8/9 anni, dopo tutta la trafila nelle categorie dei giovani ho saltato l’allora “Berretti” (l’attuale Primavera) andando direttamente in prima squadra. Poi la promozione in Serie B e a 23 anni capitano, poi la prima storica  promozione in Serie A con Gigi Radice. E tutta la mia vita nel Cesena, fino al 1985, disputando 19 campionati e 591 partite. Cosa vuoi che rappresenti il Cesena per me… E’ la mia vita, il Cesena la mia casa. Da sempre e per sempre!”.


Immagine tratta da www.facebook.com

3 Comments on “Ceccarelli: “Il nostro compito è mantenere la categoria””

  1. Questo non è un uomo è una leggenda. Un Dio. Il depositario di esperienze fuori dalla portata di comprensione di chiunque. E cosa si potrebbe commentare ad uno così se non che augurarsi che la sua storia si ripeta con altri e nuovi interpreti? Il suo esempio è validissimo con le ideologie di calcio di Castori. Perchè anche lui non è mai stato una cima ma piuttosto un operaio del calcio. Un ignorante, direi io oggi. Uno che ha badato al sodo, uno di quelli che dava tutto per la squadra e il mister. Uno più vicino a Kupisz di quanto non si creda. E da quelli come lui, sono convinto, si ripartirà in maniera obbligata per il futuro del Cesena. Quindi la sua vita calcistica è più attuale che mai.

  2. Più che un compito sarebbe un dovere. Il dovere di mantenere come minimo la categoria.
    Però con giorgino ci siamo appiattiti a tal punto che ci va bene tutto.
    Morte nostra vita sua

Comments are closed.