Castori, il pressing e la “palla lunga e pedalare”

Castori esulta in Cesena-Spezia
Invia l'articolo agli amici

LO SPUNTO – Il ritorno di Castori sulla panchina bianconera ha riportato a Cesena un tipo di calcio molto più vicino alla cultura del popolo romagnolo

E anche questa è andata… E meno male che è andata! A Cesena si aspettava la partita contro lo Spezia come se fosse una finale di Champions League, una sorta di giudizio universale per la travagliata stagione in corso. Tutti gli occhi ed i cuori puntati verso la panchina, al ritorno di mister Fabrizio Castori, un tecnico amatissimo da sempre e per sempre. Ma perché amatissimo? Sicuramente perché è un verace, è uno di noi, è uno da “fatti e non pugnette”!

Il dubbio era che una squadra frastornata, sfiduciata e che non credeva più in sé stessa riuscisse a far proprio il semplice ma efficace credo del nuovo mister. Forse noi romagnoli, popolo romantico e sanguigno, eravamo un po’ stanchi di bravi allenatori che però si approcciavano con una filosofia calcistica fatta di gioco orizzontale, portieri e difensori che impostavano l’azione da lontano ed interminabili ragnatele di passaggi… Del resto, siamo gente concreta che va dritto al sodo e che nello sport, così come nella vita, se può, verticalizza sempre! Per un romagnolo il calcio è prima di tutto “sana ignoranza”. Trovo quindi normale che la tifoseria scelga ed ami maggiormente allenatori che, proprio come Fabrizio Castori, ne incarnino cultura e mentalità.

Ripeto, l’unico dubbio era se anche gli undici in campo avessero trovato la forza e il coraggio per operare un simile salto mentale in così poco tempo. Poi all’ improvviso un’illuminazione… Ho visto Agliardi rinviare lungo, come da anni non si vedeva, e subito dopo gli altri dieci giocatori in maglia bianconera andare in pressing: in quel preciso istante, mi sono resa conto che forse qualcosa stava cambiando. Ancora zoppichiamo e zoppicheremo ancora, il bel gioco forse arriverà o forse no, non so neppure se ci salveremo, ma perlomeno lotteremo. E se proprio dovremo retrocedere, lo faremo a testa alta…

E’ in questi momenti che capisci la bellezza del calcio. E’ meraviglia, è linguaggio universale. Una metafora della competizione sociale, dove ci sono gli onesti ed i bari, gli intellettuali e gli uomini d’azione, i razionali ed i sognatori, chi pratica il tiki taka e chi invece verticalizza, chi gioca a calcio disegnando alchimie tattiche e chi invece fa pressing. La conoscenza ed il “capire” a volte sono un limite, è la troppa fretta di oltrepassare la magia che ti avvolge quando ti lasci trasportare dall’istinto, dall’adrenalina e dalla trance agonistica, In quei momenti non c’è la necessità di capire quello che fai, semplicemente perché lo fai e basta! E allora ben vengano la “palla lunga e pedalare” e gli undici leoni che pressano. Per capire c’è sempre tempo…

Come diceva il mitico Franco Scoglio: “Chi ha solo due palle gioca a calcio, chi ne ha tre, fa il pressing”


Immagine tratta dal sito www.legab.it

Ricerca personalizzata

6 Commenti

  1. Non si può giudicare una gestione tecnica da 5 giorni di allenamento e una partita. Semplicemente Castori ha fatto in modo da far dare a questa squadra quello che può e deve dare, ossia intensità di pressing e disposizione corta in campo. La fase difensiva è quasi a posto. La fase offensiva per ora non c’è proprio, ed è lì che bisogna lavorare come degli schiavi, perché se non si può puntare sulla tecnica perché è poca, occorre correre e muoversi senza palla con un senso e riuscire ad attaccare con almeno 4/5 uomini.

  2. Se hai letto altri miei commenti, saprai che considero una deleterea forzatura la presidenza di Lugaresi. Ma saprai anche che non riesco a scindere la mia passione per i colori bianconeri dal resto dell’azienda a.c. Cesena s.p.a.. Per me o si tifa a favore di tutto o è meglio prendersi uno, o più anni, sabbatici prima di rimettere piede allo stadio, nell’attesa che le persone scomode si accomodino altrove….. Perchè altrimenti dovrei tifare per i singoli e snaturare quella che, nella mia mente, è una complessa unione di intenti formata da tante personalità che solo insieme possono fami rivivere delle magie come quella di sabato scorso. E purtroppo Castori l’ha voluto anche Lugaresi, quindi anche lui ha contribuito al mio godimento. Per farti capire il mio punto di vista con una metafora: non è che smetti di scopare perchè hai il gesso alla mano destra, continui a farlo nell’attesa che la situazione migliori…..e se quel cazzo di gesso dovesse rimanere lì per anni, ti inventi qualcosa per conviverci e tirare avanti (come, ad esempio, ha fatto il nostro Stefano, in un commento, quando, dopo una ulteriore sconfitta e l’ultima posizione in classifica, ha osservato che comunque eravamo a 6 punti dalla zona playoff…..).

  3. In 90 minuti Drago e Camplone sono stati spazzati via. Siamo riusciti a far giocare male i nostri avversari perchè abbiamo giocato malissimo a nostra volta. Li abbiamo sorpresi. Li abbiamo attaccati. Li abbiamo disorientati. Non avevano previsto un simile atteggiamento. Avevano dimenticato anche l’effetto del “13esimo” giocatore in campo. Nell’affrontarci, direi che anche loro, hanno avuto un serio problema di identità. Ma sappiamo tutti che non può durare una situazione del genere. Non possiamo sperare di salvarci in questa maniera. I nervi dei tifosi cederanno certamente prima, se non potranno vedere un crescendo che li rassicuri facendo immaginare loro un futuro migliore. Castori ha certamente il merito di aver messo in campo, in brevissimo tempo, dei semplici lottatori “conditi” con il nulla di una polvere magica che si chiama fiducia in un ritorno ai fondamentali. E questa fiducia è quella della disperazione di una squadra che ha bisogno assolutamente di un condottiero in cui credere. Che gli dica chi sono e cosa possono aspirare a diventare. Ma è a tempo. Castori dovrà dimostrare giorno dopo giorno che quel che va predicando si realizza ogni santissimo sabato. Dovrà insistere e ripetere i suoi convincimenti. E dovrà fare anche qualcosa di miracoloso come è la nascita di una vita nuova nelle teste di ogni giocatore. Dovrà farli crescere fino a farli diventare qualcosa di più che soldati semplici. Dovrà far affiorare la loro essenza e portarli oltre le capacità che comprendono di avere. Castori dovrà dimostrare di essere davvero un allenatore di talento ai loro occhi. E dovrà riuscirci perchè la società a.c. Cesena s.p.a. ha bisogno di vendere il frutto del suo lavoro con i giocatori e avere un guadagno utile, vendendoli o restituendoli potenziati, per mantenere in vita l’intera azienda. Castori ha già accettato l’enorme responsabilità degli effetti del suo lavoro. Regalare qualche altro anno di vita alla nostra piazza, alla sua piazza, creando valore e delle aspettative che solo i predestinati possono avere l’ardire di gestire. Castori viene precipuamente per DARE, e solo poi, per avere……con tutte le incognite che ci stanno in mezzo e con la leggerezza in cuore, che comunque gli andranno le cose, avrà almeno fatto la “cosa giusta” per restituire, in parte, ciò che ha ricevuto, dalll’ambiente a lui particolarmente caro di Cesena. Ma questa sua generosità è già un valore che gli riconosciamo e che si rafforza ulteriormente con questo suo gesto. Di uno splendore che offusca la scarsità di risorse di Lugaresi e la stanchezza del Regno di un già consumato Foschi. Ovviamente il bel gioco, di quello che potrebbe generare un allargamento della tifoseria e conseguentemente del fatturato per costruire un futuro radioso, sarà messo da parte per favorire la concretezza dei punti necessari alla sopravvivenza quotidiana. Anche se tutti pensano che il “bus de cul” capitato in questa partita non potrà ripetersi a lungo, tutti però pensano che sia un segnale. Di quelli che indicano che la strada intrapresa è quella più giusta per questa manica di squinternati, difficilmente decifrabili, che lo stato di bisogno sociale ha messo insieme. Sappiamo che Il Cesena è un morto che cammina. Si muove…. poco, pochissimo, ma si muove, e tanto sembra bastare per darci il tempo perchè “…..qualcosa di buono prima o poi capiti…..”(cit. Lugaresi).

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*