Caro Babbo Natale… veniamo subito al sodo!

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OPINIONI DI UN DIVANO – Nella sua letterina a Babbo Natale, il divano di Cesena Mio fa richieste molto precise per giocatori e tifosi del Cavalluccio

Caro Babbo Natale, gli amici di Cesena Mio mi hanno incaricato di scriverti la letterina che già ti aspettavi e quindi non ci sto a girare intorno e veniamo subito al punto.

Il 2016 è stato un anno abbastanza pazzesco per i tifosi del Cesena, che sono passati continuamente dall’euforia delle vittorie casalinghe allo sconforto delle modeste prestazioni in trasferta, dall’entusiasmo per la conquista dei playoff alla rapida scomparsa dagli stessi, dall’illusorio precampionato di vittorie estive con prospettive di alta e altissima classifica all’attuale sconsolante terzultimo posto. Insomma, come avrai capito, abbiamo bisogno di qualche aiutino, di qualche bel regalino, perché un periodo un po’ migliore di questo ce lo siamo meritati e comincerei dalla difesa.

Caro Babbo Natale, se puoi, fai in modo che Agazzi nelle uscite non faccia l’imitazione della farfalla impazzita. Porta un po’ di convinzione ai centrali, che alternano buone prestazioni a horror e cartoni animati, la mira a Renzetti, che centra sempre il difensore sui cross, un po’ di velocità (già che ci sei, parecchia) a Cascione e un po’ di coraggio nelle giocate ai centrocampisti. Ricorda a Laribi che quello che vediamo non è lui e convincilo a scendere finalmente in campo. Regala un po’ di allegria a Ciano e la concretezza a tutti gli altri attaccanti. Spiega anche a pali e traverse che devono continuare così, come col Cittadella (palo-gol) e non come a inizio anno, quando sembrava si mettessero di traverso contro di noi (e pazienza la traversa, che fa il suo mestiere). Porta anche un pizzico di follia al nostro allenatore Camplone e fai in modo che osi di più con i giovani. Per tutti i giocatori del Cesena ti chiedo un sacco di salute e anche un sacchetto di fortuna, che proprio non ci abbonda…

Per tutta la famiglia “allargata” del Cesena, infine, vorrei serenità e felicità dentro lo stadio e ancor di più fuori, perché il calcio è importante, ma il resto della vita lo è ancora di più.

Ci sarebbe un’ultima cosa, tu ce la puoi fare: convinci gli ultimi irriducibili bisoliani e anti-bisoliani che siamo ormai tutti post-bisoliani e lo stesso lavoro fallo con draghiani ed anti-draghiani, perché ora siamo tutti post-draghiani. Perché è sempre e solo il Cesena quello che resta e che attraversa il tempo. Carissimi amici del Cavalluccio, è semplicemente l’ora di stringerci uniti attorno alla squadra che amiamo, di abbracciarci e di augurarci tutti quanti Buon Natale e Buon 2017!

Grazie. Ci fidiamo di te. I tuoi affezionatissimi Divano e redazione di Cesena Mio

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Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato “deportato” a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.