Bradipo Camplone esonerato, squadra nella panza di Castori

Primo allenamento di Fabrizio Castori
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OPINIONI DI UN DIVANO – Il Divano di Cesena Mio esce finalmente dal silenzio stampa autoimposto e straparla di Camplone, Castori, Lugaresi…

E’ un po’ che non vi tedio con le mie cavolate, ma l’arrivo di Castori mi costringe… Avete avuto il piacere, nel frattempo, non solo di NON leggermi, ma anche di apprezzare i nuovi talenti di Cesena Mio. Una squadrona di dilettanti, ma da serie A! Io sono rimasto qua, nel mio angolo, in silenzio, a cercare di digerire bocconi sempre più grossi e sempre più avvelenati, fino alla manita di Vercelli (Vercelli, checcazzo, non Madrid!).

Ho cercato di pensare, di capire come diavolo ha fatto questa squadra, pimpantella e di belle speranze in estate, a diventare un’armata di sciamannati in autunno. Come sempre le risposte le ho (la verità certamente no). Molto, forse, si è giocato con la pazzesca vendita di Crimi e vi spiego perchè. Non tanto e non solo perché era l’unico elemento di sicuro carattere (oltre che di forza) in mano al Bradipo, ma anche perché era un riferimento, un pilastro, per gli altri compagni. La partita di Bari non fa testo, il nostromo Crimi era già con la testa altrove e non da quel giorno. La vendita di Crimi ha dato anche l’appiglio al Camplone per chiamarsi fuori preventivamente dai giochi ancor prima del loro svolgersi e la sfuriata di Villa Silvia non si è trasformata in dimissioni perchè a quel punto il nostro allenatore col pippio era in una botte di ferro: qualunque cosa succedesse, era verità conclamata che non fosse colpa sua, lui se ne voleva andare, loro lo hanno trattenuto e lo stipendio, fino a fine anno, era comunque salvo. E come va, secondo voi, l’autostima di una squadra che vede e sente gli urli del proprio allenatore che vuole sbattere la porta e andarsene perché se ne parte un Crimi? Gli altri, quindi, sono merdacce? o si devono sentire merdacce…? Brutta storia, una storia che non avrei voluto leggere e tanto meno scrivere.

A questo punto, avrei una cosina anche per la società e la dico francamente, come al solito: troviamo una soluzione, per piacere! Lugaresi ha le sue quaglie e il suo cane, Foschi non merita di essere sempre il sacco delle botte e appare stanco e sfiduciato, la compagine societaria si manifesta divisa e inconcludente. Grazie di tutto, ma bisogna cambiare pagina. Il calcio, alla fine, in questo paese di melodrammi continui, logora, il Cesena è vecchio dentro. Ci vogliono forze nuove, entusiasmi nuovi, facciamo i conti per bene e vediamo se tutti questi super imprenditori del territorio, teoricamente interessati al Cesena, al loro territorio ci credono per davvero. Il Cesena è un brand che non può finire in un modo così miserabile e le premesse ci sono tutte.

Non si può, ad esempio, vedere una società che sceglie di rifriggere sempre nello stesso olio (Castori, un usato sicuro, sei sicuro che è usato!” come diceva Paperino di Radio Studio Delta) per non avere rotture di scatole da parte di una frangia di tifosi. Il vecchio-nuovo mister si è presentato con una dichiarazione molto chiara: “Non è una scelta di pancia e ve lo dimostrerò”. Le foto dei primi allenamenti non depongono a suo favore. La panza c’è, almeno si poteva dargli una tuta un po’ più abbondante. Io stimo Castori, un Grande. Una Persona di Umanità e Spessore (senza doppi sensi stavolta) e scusate le maiuscole, ma le merita tutte. Mi chiedo tuttavia cosa potrà fare in questo consesso di depressi. Facciamo così: lasciamolo lavorare, lasciatelo lavorare e intanto, Lugaresi & co. lavorate un po’ anche voi per trovare un ricambio e cerchiamo di fare una società più giovane e più entusiasta (Campedelli o Campedelloidi no, per favore… abbiamo già dato).

In ogni caso, in qualunque caso, come sempre, fino alla fine: FORZA CESENA! (Astenersi perditempo).


Foto di Luigi Rega tratta dal sito www.cesenacalcio.it

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Alberto Neri (Wolf) è nato parecchi anni fa a Cesena, ma all’età di 5 anni è stato "deportato" a Faenza al seguito della famiglia. Da allora il Cesena è stato il legame identitario con la sua città di origine, dove ora abita nuovamente. Da ragazzino veniva in treno da Faenza, prendeva la bici del nonno Ermenegildo (Gildìn) e si fiondava allo stadio. Così Gildìn, grande tifoso, ma ormai anziano, in cambio di 100 Lire, riceveva una cronaca vivace della partita. Da lui Wolf ha imparato che il Cesena è come una malattia cronica: se ce l’hai te la tieni finchè campi. Ma, in questo caso, non ti dispiace.

12 Commenti

  1. @Gianluca Il calcio è un gioco. Quindi NON è una cosa seria ed E’una cosa seria. Il Cesena, poi, è una malattia e nonostante stia per virare la boa dei 65 anni, non riesco proprio a strangolare il bambino che è in me e che sogna ancora ad occhi aperti di poter segnare un goal (magari con l’ausilio di una zanetta) con la NOSTRA maglia sotto la CURVA MARE. Vederlo così ridotto, con le prospettive societarie così tetre mi mette i brividi. Perché il Cesena, gioco o non gioco, fa parte per sempre della mia vita. E non ci posso fare niente…

  2. Ti ringrazio per le belle parole. Ci sono certamente degli errori di forma e di contenuti, ma non mi importa la perfezione. Mi piaceva così e così l’ho postato con qualche piccolissima modifica successiva. Tu, piuttosto, scrivi molto bene. Sei fondamentalmente leale. La forma è perfetta. Cerchi sempre di dare il giusto peso a situazioni, come quelle che si verificano nel calcio, che non possono e non devono essere prese troppo sul serio. Ma in quest’ultimo tuo post NON ci sei riuscito molto bene. Mi ha lasciato dell’amaro in bocca…..c’è qualcosa che ti turba? Intuisco che anche per te il calcio è un gioco, ma tutti, oramai, abbiamo capito che non c’è nulla di più serio del gioco, specie quando vogliamo tornare bambini, anche solo per qualche minuto…..Il fatto che i nostri strumenti per tornare in quel mondo ci possano venir sottratti, preoccupa anche te? (la mia rappresentazione della realtà è impressionista, perciò, dal mio punto di vista, ogni buona opinione divergente può condizionare le mie percezioni e di conseguenza la mia produzione. anzi, è materia utile per crearne di nuova. perciò, per me, ogni critica, ogni commento, ogni opinione, seppur pancescamente dolorosa, è contributo utile. la mia è sostanzialemnte una reazione a ciò che non vedo rappresentato. quando vedo dei vuoti li devo colmare. il guaio è che ne trovo in continuazione)

  3. Beh, ho letto molti commenti, spesso intelligenti, a volte intriganti, ma non mi era mai capitato di leggere un vero e proprio trattato psicosocioantropologico come quello di Gianluca. Un trattatello scritto veramente con grande stile (chapeau!), costruito con sapienza narrativa e coerenza di contenuti. Direi affascinante. Lo prendo come segno di grande rispetto nei confronti di questo blog e di chi lo legge e quindi ti ringrazio per averci fatto passare qualche minuto di buona, buonissima lettura. Nel merito, non credo ti interessi particolarmente l’opinione di chi ti legge, perché la tua opinione mi sembra molto formata e granitica. Questo non toglie nulla all’interesse che suscita il tuo contributo.

  4. But the winner is…Stefano!!!
    Siamo a 6 punti dai play off! Oscar per l’ottimismo, Nobel per il buonumore che hai creato in un momento tetro.
    Mi sa che il Cesena farebbe un affare ad ingaggiarti.
    Ti contatterò in privato quando mi sentirò con le gomme sgonfie. Super!

  5. Gianluca stavolta ti faccio i complimenti: ti sei fatto un gran viaggio, ma è molto piacevole da leggere 🙂

  6. Io rimango dell’ idea che la cessione di Crimi abbia avuto un notevole peso, sia di ordine pratico che psicologico. A parte il valore e il rendimento del giocatore in se stesso, in un contesto come il Cesena attuale, credo che possa essere di quei giocatori della cui assenza ne possa risentire tutta la squadra per una questione di “peso” e di equilibrio. Per esempio probabilmente Laribi con un Crimi accanto potrebbe avere un rendimento notevolmente diverso (è un ipotesi) e cosi via.
    Detto questo però è inutile star li a ripensarci…. voltiamo pagina e guardiamo il lato postivo. Se non sbaglio Crimi è arrivato a Gennaio dal Carpi di Castori, quindi in teoria dovrebbe voler dire che quest’ultimo non lo dovrebbe ritenere cosi fondamentale per il suo gioco. (guarda cosa dobbiamo fare per cercare un po ‘ di ottimismo)…..ah forse in pochi l’hanno notato, che siamo si ultimi, ma a soli 6 punti dai palyoff

  7. 3di3 – Uno di questi errori lo ha fatto certamente con Giorgio. Ha forse pensato che sarebbe bastato lavorare e impegnarsi per fare in modo che tutto potesse andare a posto e che suo figlio avrebbe continuato la sua opera. E’ da questa differenza di vedute che, Lugaresi Giorgio, dovrebbe arrivare a capire che NON dovrebbe essere un presidente di una squadra di calcio: perchè è un cacciatore, solo un cacciatore. E’ quello che vorrebbe essere ed è quello che è. E Foschi, in questo contesto, è il suo fidatissimo compagno di battuta, è come il suo amatissimo CANE che gli mette a disposizione capacità che sa di non avere ma che unite alle sue può far buona una caccia. Un cane, si sa, è la “realtà aumentata” a disposizione del proprio padrone. E la coppia si attiva durante il calcio mercato o quando si cerca un mister in sostituzione, a gennaio e poi qua e là quando si fanno accordi da formalizzare alla prima occasione. Giorgio ha, con Foschi, riprodotto involontariamente e nei fatti un modello dove il rapporto uomo-cane è fondamentale come nella caccia. Ovviamente, la qualità del cane deve essere eccezionale. Per alcuni aspetti deve sempre affascinare il suo padrone tanto da portarlo a rispettare quella creatura pelosa e a quattro zampe, al di la di ogni cosa e persona conosciuta. Deve essere amore. Di quelli per sempre. E allora le relazioni di comprensione reciproca e i segnali saranno sempre chiari e netti. L’intesa sarà totale. L’armonia idilliaca. E il mondo girerà in maniera perfetta per tutti. Foschi, dal canto suo, sa benissimo qual è il suo posto e non metterà mai in discussione le gerarchie che ritiene essere l’architettura portante del sistema calcio. Sarebbe, per lui, come disconoscere il sistema a cui, nel bene e nel male, deve la sua fortuna e che è stata la sua vita. Forse da giovane ci avrebbe provato. Ma ora è tardi e quel tempo è passato. Ora conta far bene il presente con le risorse a disposizione, il resto, per lui, sono chiacchere per perditempo. Basta, non procedo oltre, avete capito. …..Ma sapete come può finire questa realzione indissolubile che crea il cacciatore con il proprio cane? Solo con la morte del cane. Altrimenti non può finire. Solo allora, quindi, finirà anche la presidenza Lugaresi perchè una persona della razza di Foschi sa già che è estinta. Allora, ecco, appunto: “Finchè morte non ci separi: la tua”.

  8. 2di3 – Ma lui è cacciatore e non gli importa. Dal suo libro, quello del viaggio e la meta, traspare chiaramente questa deficienza. Per lui tutto è piatto e nulla si può prevedere. I sistemi che gli si muovono intorno sono quel che sono e non cambieranno mai. Il futuro non esiste. Esiste solo ciò che è stato. Solo dal passato posso capire. Solo quando avrò i numeri dei risultati in mano potrò decidere qualcosa. Ma da quel passato non posso capire cosa avverrà nel futuro. Posso solo prendere chi ha numeri del prorpio passato migliori e posizionarlo dove mi serve. Di più non posso fare perchè è tutto troppo più grande e complesso. Per Giorgio, il resto, non c’è. E il futuro non si può prevedere, neanche ragionevolmente. Chissà come si spiega il fatto che lui stesso possa prendere un aereo, ad esempio a Bologna, e atterrare con certezza a Stoccolma, chissà come avviene per lui questa magia quando acquista un biglietto….. oppure quando una medicina risolve il problema come previsto. Oppure un telefono senza fili che riesce a collegarlo ad un suo caro dall’altra parte del mondo. Forse semplicemente non si pone la questione, come con la squadra ereditata dal padre: tutto va avanti come è sempre stato e un aereo arriva a destinazione semplicemente perchè lo ha sempre fatto. E il telefono, telefona. La sua filosofia di vita è, infatti, quella, a lui tanto cara, della caccia, dove non ci sono domande da fare o cose a cui pensare. Durante la caccia si vive solo il presente, l’istante. Ci si muove per istinto. Si rimane sospesi nel tempo. In stallo. Ed è tutto sbagliato se la stessa logica te la porti con te ogni giorno, in questo tempo, nella posizione che ricopri, sia per gli effetti miopi che genera e sia per la sua intrinseca inutilità. L’algoritmo caccia mal si adatta alla gestione di una squadra di calcio! E lui non lo sa. La caccia non risolve problemi che emergeranno nel futuro. La caccia risolve istantaneamente il bisogno senza progettare ulteriori vantaggi da raccogliere con ragionevole certezza nel futuro. La caccia è interferire con la vita altrui per perpetuare la propria. E’ sopravvivere a spese del più debole. E’ solo predatoria. E’ la semplicità animale, da cui l’uomo nel corso dei millenni, ha voluto distinguersi per dare continuità alla propria stessa sopravvivenza. E’ il contrario della nostra evoluzione di umani. Sono i tratti di una di una personalità infantile che rifiuta di crescere. E’ rifugiarsi nelle cose semplici, le sole che si ha l’impressione di capire davvero. E’ un continuo provare a se stessi il proprio valore. Di poter risolvere tutto con una buona doppietta e qualche istinto innato. E’ la semplicità di quelle poche cose da sapere che bastano per vivere. E’ tutto quello che NON può bastare ad un presidente di una squadra di calcio per esserlo. Suo padre aveva una filosofia diversa. Era fondamentalmente un agricoltore. Uno che doveva pensare in anticipo e cercare di prevedere il futuro per continuare ad avere un raccolto anche l’anno seguente e quelli successivi. Ha lottato contro le siccità creando canali e pozzi, contro la pioggia drenando verso fossi e dando la giusta pendenza ai terreni. Ha cercato di gestire la grandine, i tanti parassiti e le numerose malattie delle piante per le quali i vecchi rimedi non funzionavano. Ha cercato di produrre pesche più grandi e dolci. Ha poi commerciato la sua produzione e quella di altri, è da lì che è venuta la sua fortuna. Quella che gli ha permesso di comprare una squadra di calcio. Edmeo ha commesso tanti errori per troppo amore e troppo lavoro che non gli ha permesso di affinare la gestione di ciò che per lui era più importante.

  9. 1di3 – “Finchè morte non ci separi: la tua”, si potrebbe sintetizzare. Quando c’è poco, c’è poco anche da dire. Il futuro manca e se anche quest’anno si dovesse rimanere in B, il campionato successivo non potrà che essere affrontato peggio di quello attuale. Ad oggi i tanti esperti di B continuano ad indicare il Cesena come squadra di media classifica, cosa per il momento non rispondente al vero e che con un nuovo allenatore continuerà a rimanere lontano dalla verità anche per i prossimi mesi. Castori dovrà necessariamente ricominciare tutto da capo. E tornare a verificare nel dettaglio ogni caratteristica dei giocatori, capirne la solidità caratteriale, creare un equilibrio di sistema-squadra e tutto in funzione di come interpreta il calcio. Castori non ha poteri divini e non è nemmeno un illusionista. Avrà bisogno di tempo per mettere insieme qualcosa che possa evolversi in crescendo fino a centrare l’obiettivo salvezza. Anzi, sarà determinante che i giovani migliorino rapidamente sia per la resa a favore del risultato sportivo, sia per il plusvalore che si otterrà, di ritorno, dai proprietari dei cartellini e dalla vendita diretta. “…..i più bravi verranno venduti…..” dice con una certa insistenza Foschi. Che è quello che poi ha fatto con Crimi, per le esigenze di bilancio di Lugaresi che a sua volta si è visto sparire il fondo americano dopo che aveva provveduto a generare in fretta e furia le obbligazioni da scambiare con denaro sonante! Ma lasciamo pur perdere questa fondamentale questione per dedicarci ad altro…..Quello che sappiamo ad oggi, è che il progetto per il campionato in corso era difettoso. I dirigenti hanno sbagliato qualcosa. Lugaresi e soprattutto Foschi hanno commesso dei piccoli errori di dettaglio che gli hanno fatto “esplodere il motore all’avvio…..”, di quelli che poi fai anche fatica a capire cosa c’era di sbagliato visto che il lavoro di Camplone, a parte la preparazione atletica, è sotto le macerie che nessuno vorrà analizzare. Ultimi in classifica, dopo aver preso 5 gol dalla peggiore è il dato oggettivo di riferimento. Il punto da dove ripartire e su cui siamo seduti, in attesa. Lugaresi guarda questi numeri come la sola verità incontrovertibile, ed è un grosso difetto, perchè invece dovrebbe guardare alle persone e capirne le caratteristiche e riuscire a metterle in prospettiva, come sanno fare i più grandi dirigenti aziendali del pianeta.

  10. ahahahah Grande Alberto! Oltre ad avermi fatto ridere di gusto, hai detto una cosa giusta, in mezzo a questa gente crimi regnava incontastrato, non lo nego.
    lentopiede cascione e obelix scognamiglio..ahahah

  11. Caro Max, è sempre un piacere leggerti… (musica di violini in sottofondo) Diciamo allora che nel paese dei ciechi l’orbo è re. E quindi in una squadra di giuggioloni il buon Crimi faceva la figura del cuor di leone. Va bene, non sarà stato un gran che, ma chi ci rimane?? Chi sarebbe l’uomo squadra? Palla indietro Schiavone? Palla persa Laribi ( e qui non sei solo sul pianeta per l’opinione sul regista di cortometraggi) ? Palla saponata Fu Lignati? Lentopede Cascione? Obelix Scognamiglio? C’è da aver paura, eh? Quanto alla botte, anche Attilio Regolo era in una botte di ferro, ma i chiodi li aveva girati dalla parte sbagliata.Non c’entra niente, ma mi andava di dire una cazzata… Ciaociao. Wolf

  12. E sempre un piacere leggere il divano di cesena mio!
    come di consueto allego le mie perplessità:
    Innanzitutto dipingere crimi come un leader di carattere e di forza mi sembra un po forzato, lo scorso anno arrivò, e per molti (me compreso che me lo aspettavo meglio) fu una delusione, e anche lui specialmente all inizio si nascondeva abbastanza in campo, e in generale non mi ha mai dato l impressione di essere un leader, o un giocatore di carattere, spesso con la squadra in difficolta era il primo a perdere la testa.. ma posso sbagliarmi io ed essere l’ unico che non si è accorto di queste doti, mi consolerò col fatto di essere stato l unico questa estate a non bermi la favola di laribi che avrebbe per sempre cambiato la storia della regia nel calcio. Se nella partita di bari crimi aveva la testa altrove, allora non hanno senso le sue lacrime, e le sue scenate e le sue dichiarazioni durante l estate. io credo che crimi col bari avesse la testa a cesena, e camplone al termine della partita disse che non sarebbe partito. Sulla base di questa dichiarazione fino a ieri si scriveva che camplone era stato tradito da foschi/lugaresi, quindi un peso a queste parole glielo si era dato, oggi non varrebbero più?
    infine dici che camplone era in una botte di ferro dopo la partenza di crimi..e chi gliel’ avrebbe costruita questa botte, se non chi per tutta l estate ha dipinto crimi come un fenomeno?
    ps: mitico il papero 🙂

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