Il calcio è divertimento, il Cesena emozioni: quel magico 1973

Magico 1973
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Andrea Santi torna con un brano autobiografico intenso e struggente, ambientato nel 1973, uno dei periodi più belli della sua vita, così legato al Cesena

Se devo ricordare un periodo magico della mia giovinezza, senza dubbio rievoco volentieri l’agosto del 1973. Ero prossimo a compiere 15 anni e stavo vivendo una nuova situazione che avrebbe poi condizionato gli anni a venire. Calcisticamente ero cresciuto nelle giovanili dell’Edera di Forlì e con grande soddisfazione, l’8 agosto del 1973, firmai il contratto di trasferimento al Cesena Calcio. Un momento indimenticabile: la firma con il Presidente Dino Manuzzi e il Direttore Sportivo Ramaccioni. Il mio ricordo in proposito non ha dei contorni chiari, mi è rimasto impresso la stanza  dove incontrai il Presidente Dino Manuzzi. Le pareti erano rivestite in legno e davanti a me ricordo un tavolo in legno molto grande, direi… enorme. Vicino al presidente vi era un signore con i baffi: seppi poi che era il direttore sportivo il Sig. Ramaccioni, dirigente poi passato al Milan.

La persona che mi accompagnava mi presentò al presidente e disse: “Questo ragazzo vi darà delle soddisfazioni!” E subito Manuzzi si rivolse a me e mi chiese: “In che ruolo giochi?”. Senza esitare gli risposi subito: “Centrocampista… Mediano”. “Ah… lo sai vero…che il centrocampista deve correre…correre… Sempre e solo correre!!!..sei magrolino…Devi crescere…mangiare delle belle bistecche!!!”. Il Presidente terminò la sua battuta con una grande risata e mi diede una pacca sulla spalla! Manuzzi era proprio una persona speciale… mi colpirono i suoi occhietti piccoli dietro agli occhiali molto grandi, ma intuii un grande carisma ed una forte personalità: una persona positiva! Non ricordo altro di particolare, solo cosa mi disse il dirigente: “Ma ti rendi conto! Sei un calciatore del Cesena!!!”. Annuii con il capo, ma onestamente non capivo la sua eccitazione, il suo entusiasmo. Sicuramente ero troppo acerbo o ancora immaturo e non davo la giusta importanza a questa nuova realtà.

Quando la prima volta incontrai il mio allenatore Giancarlo Magrini, davvero un bravissimo allenatore, io ed i miei compagni di squadra, rimanemmo subito colpiti dal suo carisma. Infatti appena lui apriva bocca esprimeva una forte personalità, decisa e la sua voce con timbro energico ci incuteva rispetto. Rispetto e valori umani erano il comune denominatore che lui pretendeva dai suoi calciatori. Inizialmente mi stupii quando ci riunì tutti insieme davanti a lui, e prima di parlare di calcio, ci spiegò le regole comportamentali che lui pretendeva da ognuno di noi. “Un calciatore del Cesena non deve mai dimenticare come ci si comporta in campo: mai ridere, mai tenere le mani ai fianchi, mai imprecare, mai rivolgersi a chiunque in modo irriguardoso…e soprattutto fuori dal campo: avere sempre la testa sulle spalle, condurre una vita sana, la sera a letto presto……e grande rispetto delle cose: le scarpe da calcio sempre pulite… anzi lucide, la borsa, con la cerniera sempre chiusa, la divisa di allenamento sempre in ordine… sappiate che chi sbaglia paga e se ne pentirà”. Non male come inizio!!! Sicuramente aveva le sue idee, ma aveva una cosa ben chiara in testa: la speranza che fra noi potesse nascere un campione, e sapeva che se non altro avrebbe trasformato dei ragazzi in uomini! Cominciai subito con i miei nuovi compagni la preparazione e vivendo, respirando l’aria di Cesena, mi immedesimai subito in questa nuova realtà.

In quel periodo Cesena e la società Cesena Calcio si stava preparando ed organizzando il grande debutto nella massima serie del campionato italiano di calcio. Infatti la quadra bianconera, che militava in serie B, allenata da un formidabile Gigi Radice, contro ogni pronostico della vigilia nella primavera del 1973 riuscì a centrare la promozione in serie A: fatto questo mai accaduto nella storia di questa società. Fuori dal campo di allenamento, il mitico “Antistadio”, si percepiva l’entusiasmo, la soddisfazione nelle parole della gente; più passavano i giorni e più cresceva la “febbre” per il debutto in serie A. Cominciai per la prima volta a capire certe situazioni, i comportamenti degli appassionati, dei tifosi che morivano dalla voglia di scoprire i nuovi acquisti e vedere all’opera la nuova squadra per il nuovo impegno sportivo così importante.

Niente da dire, il Cesena Calcio ci passava la borsa, la tuta, le scarpe da ginnastica, le scarpe da calcio, ma il passaggio dalla B alla serie A per la parte logistica e organizzativa settore giovanile era davvero ancora acerba, in fase di rodaggio. Non si avvertiva quando si giocava a livello locale, ma quando si giocava contro squadre, come ad esempio il Bologna la differenza si vedeva in mille aspetti. Eloquente e molto esauriente, la prima foto che ci fu scattata all’antistadio, il campo da calcio di allenamento del Cesena, adiacente allo stadio ufficiale “la Fiorita”. La rosa a disposizione del nostro mister Magrini: 18 giocatori. La prima cosa da evidenziare è che non erano disponibili per tutti e 18 i calciatori le maglie ufficiale del cesena. La società non era ancora organizzata ad avere per ogni partita tante maglie; le divise erano disponibili dal n.1 al n. 14. Comunque non era un problema insuperabile, ci voleva solo un poco di tempo; in compenso il magazziniere della società ed anche della prima squadra, un certo Giovanni, era davvero un speciale…. un vero personaggio. Era una persona di aspetto normale, un poco sul grassotello, di età sulla cinquantina, molto diligente, ma aveva un difetto fisico, su cui, noi ragazzi, lo prendevamo in giro. Aveva una sorta, definiamola… di paralisi facciale… sembrava che ridesse sempre, anche quando era arrabbiato e noi….“Dai Giovanni, visto che oggi sei contento, cosa ci passa il convento?”. E lui “Sparite brutte canaglie… o vi corro dietro!!!”. Singolare, ma in fondo sapevamo che ci voleva bene ed era davvero una brava persona!!!

Sono rimasto legato a lui in modo particolare per due episodi. Il primo quando mi consegnò, alla fine di un allenamento estivo, una bottiglia contenente una limonata; mi sembra ancora oggi di sentirne il sapore unico!! Forse chissà sarà stata la stanchezza, ma era veramente Divina! Avrebbe resuscitato anche un morto! L’altro episodio si riferisce ad un paio di scarpe da calcio. Normalmente il Cesena ogni anno ci passava un buono per acquistare le scarpe da calcio in un negozio convenzionato posto in centro città, ma invece un anno, per una questione di bilancio, la società impose che le giovanili dovessero recuperare gli “scarti” della prima squadra. Proprio Giovanni, mi consegnò un 40, il mio numero, di “Pantofola d’oro” marca prestigiosa che erano state utilizzate dal centrocampista Otello Catania: erano tutte nere a sei tacchetti, con una pelle morbidissima, leggerissime, indossate ti sembrava di avere le ali ai piedi!!! Unico problema un bel buco, su entrambe le scarpe, posto sulla punta. “Vai dal calzolaio che ti indico e vedrai che con queste non sbagli una palla!” mi disse sorridendo, si fa per dire… visti che sembrava che ridesse sempre!!!

Ah! già Le scarpe… un dettaglio non da poco, sono sempre state estremamente importanti per me. Sentire ai piedi un paio di scarpe che si indossavano come un guanto, mi rendeva tutto più facile. Una vera e propria storia mi lega ad un paio di scarpe: le Tepa Sport, famosa industria della Lombardia, che riforniva allora diverse squadre di serie A. Alcuni calciatori della prima squadra del Cesena, solo per fare alcuni nomi Ceccarelli, Festa, Ammoniaci, Brignani… indossavano queste calzature sportive che avevano la particolarità di una striscia a forma di V, con la parte bassa della V in direzione della punta del piede, cucita in pelle bianca sulla parte anteriore della scarpa costruita completamente in pelle nera. Erano scarpe diverse da tutte quelle in circolazione, le vedevo indossare dai calciatori del Cesena ed in tv… le vedevo nei piedi di grandi campioni e per questo mi attraevano in modo particolare, come accade oggi ai ragazzini con quelle che portano ai piedi un Messi o un Cristiano Ronaldo!!!

Nel frequentare gli spogliatoi della serie A, scoprii una cosa per me incredibile! I calciatori che dovevano indossare le Tepa Sport, legati da contratti e sponsorizzazioni, in realtà ne calzavano un altro tipo completamente in pelle nera. Il mitico magazziniere Giovanni con la sua artistica pazienza disegnava con la vernice bianca la V in modo da farle sembrare quelle originali agli occhi degli spettatori, che dagli spalti non potevano certo accorgersi del clamoroso falso! Comunque mi piacevano talmente tanto che studiai tutti i modi per averne un paio. Finché riuscii a convincere “l’amico” magazziniere Giovanni ad averne un paio che erano state dismesse dall’estrosa mezzala Savoldi II, soprannominato TittiGianluigi Savoldi, talento juventino, fratello del più famoso Beppe centravanti del Bologna, per me un vero artista del calcio….lo definirei un calciatore brasiliano! Quando le Tepa Sport le ebbi in mano, rimasi a bocca aperta! Avevo finalmente in mano un sogno, leggere, rifinite in ogni piccolo dettaglio, sono state un paio di scarpe magiche. Come la spada per il cavaliere erano il mio asso nella manica, mi hanno accompagnato in tante partite e malgrado tante battaglie sono ancora oggi conservate dentro una scatola, vincendo l’usura del tempo! Si è vero è passato tanto tempo, ma da allora è nata una passione vera che la definirei il valore aggiunto alla mia vita!!!

In conclusione di questa carrellata di ricordi, ricchi di emozioni, mi riempie di soddisfazione citare un trafiletto del mio libro scritto per onorare ed immortalare quei bei momenti Romagna Bianconera, il Cesena di Dino: “Il calcio è per tutti, tifosi, sportivi, intenditori, ma spes­so divide. La passione per il Cesena Calcio al contrario, accomuna quasi tutti i romagnoli. Questo libro è per chi ama il calcio e ha la passione come Valore Umano”.


Il campionato di serie A 1973/74 rivissuto e raccontato da chi in quegli anni indossava la maglia bianconera delle squadre giovanili, Andrea Santi che ogni settimana arricchisce la nostra sezione Bianconero Vintage con episodi entrati a far parte della leggenda del club.

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Andrea Santi nasce a Forlì nel 1958, si laurea in Architettura a Firenze nel 1984 e dal 1985 svolge l’attività di architetto libero professionista nel comprensorio forlivese. Rimasto legato al suo passato di calciatore nelle giovanili del Cesena dal 1973 al 1976, ha sempre coltivato un grande interesse per il gioco del calcio. L’amore per la scrittura gli ha aperto nuovi orizzonti e fornito motivazioni per raccontare e condividere le sue passioni. “Romagna Bianconera, il Cesena di Dino”, uscito nel 2015, è stato il suo primo romanzo che ha dato il via ad un progetto editoriale destinato a descrivere agli appassionati le annate calcistiche del Cesena Calcio dagli anni ’70 in poi. Nel frattempo ha deciso di raccontare le sue storie sul blog tematico Cesena Mio …

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