Biserni, Confalone, Cavalli ed i 5 minuti che sconvolsero la storia

Cesena-Rimini 2004 una partita nella storia
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FLASHBACK – Cesena-Rimini non si è giocata molto spesso nella storia recente, ma quando lo si è fatto è sempre stata più di una partita, più di un derby…

Quella di domenica 28 marzo 2004 è una data che agli sportivi romagnoli evoca inevitabilmente grandi ricordi e forti emozioni. Nel bene e nel male. Immensa gioia per qualcuno e contemporaneamente cocente delusione per qualcun altro, con l’immaginario confine segnato dal Fiume Uso a separare idealmente i due opposti stati d’animo. Cesena-Rimini non si è giocata molto spesso nella storia recente, ma quando lo si è fatto è sempre stata più di una partita, persino più di un derby, bensì la sfida che nessun tifoso romagnolo può permettersi di perdere.

Dopo ben 22 anni di assenza, nel campionato di Lega Pro 2003/04, tornava finalmente in programma il derby di Romagna più atteso, visto che quello con il Ravenna non ha mai avuto lo stesso impatto emotivo. E, quasi a voler recuperare il tempo perduto, in quella stagione Cesena e Rimini si sfidarono addirittura 4 volte, due nella regular season e due nei playoff. I biancorossi tornavano in Prima Divisione (la serie C1) dopo 16 anni di anonimato in quarta serie (l’allora C2 prima e Seconda Divisione poi), mentre i bianconeri erano a tutti gli effetti una nobile decaduta che già per tre anni aveva tentato invano di risalire in serie B. Fu così che in quel campionato, dopo tanto tempo, non c’era in palio solamente un’eventuale promozione in cadetteria, bensì anche (e per molti, soprattutto) la supremazia regionale che dopo decenni i riminesi erano decisi a strappare ai cesenati in singolar tenzone

Tutto sembra deporre a favore dei newcomers del Rimini, che sulle ali dell’entusiasmo della recente promozione partono meglio ed il 2 novembre (data tradizionalmente infausta, dedicata ai defunti) sorprendono il Cesena al Romeo Neri per 1-0 con un gol di Rachini nel recupero del primo tempo, una rete che i bianconeri non riusciranno più a recuperare e che getta nello sconforto una città che non perdeva contro il campanile rivale dal lontano 19 aprile 1964. Inutile negarlo, è una sconfitta che fa molto male. Inevitabilmente si medita vendetta, si brama il riscatto perché non può certo finire così. C’è davanti un intero inverno per leccarsi le ferite, per accumulare tensione e, soprattutto, per convivere con gli sfottò dei tifosi avversari che, stranamente, dopo secoli nell’ombra, spuntano da ogni dove sui luoghi di lavoro, per strada o nei locali. Per noi bianconeri un unico pensiero, l’attesa rivincita già fissata per il 28 marzo alla Fiorita.

Durante l’inverno, forse per prepararsi alla sfida delle sfide (a me piace pensarla così), il Cesena vola: perde 3-1 a Varese il 16 novembre e poi infila 14 risultati utili consecutivi e si pone all’inseguimento della capolista Arezzo. Il pensiero che possa essere l’anno buono per rientrare nei ranghi della serie B inizia a far capolino nell’ambiente bianconero, ma prima c’è un conto da saldare, non si può proprio far finta di non ricordarselo…

Come in tutte le storie, prima o poi il giorno del giudizio arriva e domenica 28 marzo siamo tutti pronti all’appuntamento, carichi al punto giusto, decisi a riscattarci. Coreografia da brividi, cori da pelle d’oca, atmosfera infuocata. La sconfitta dell’andata brucia ancora, bisogna assolutamente porvi rimedio e ciascuno di noi fa la sua parte, chi sul campo, chi sugli spalti. Ma contrariamente da come l’avevamo pianificato o forse solo sognato o sperato, tutto va storto: il Cesena barcolla ed incassa lo 0-2 sotto i colpi di Bravo e Floccari che all’intervallo tengono in vantaggio gli odiati vicini nel nostro tempio. Un sacrilegio, non ci sono altre parole per descrivere quallo che sta succedendo. Il peggiore degli incubi sta prendendo forma, proprio lì davanti ai nostri occhi increduli. So già che non mi riprenderò mai più e che odierò quei colori per sempre. Sono devastato… Il secondo tempo non va molto meglio, attacchiamo, è vero, ma non otteniamo nulla, nemmeno il gol che riaprirebbe partita e speranze. Manca solamente un quarto d’ora, appena un sesto di tutto il tempo che è già inutilmente trascorso. Anche le preghiere si sono ormai affievolite, non c’è più niente da fare: dopo un paio di millenni, Ariminum è di nuovo capitale della Romagna. O forse no…

Succede tutto in 5 minuti, i 300 secondi che sconvolgono la storia, perlomeno la mia storia di tifoso: sul prato del Manuzzi (all’epoca di odorosa erba verde) si abbatte all’improvviso sugli infedeli la Trinità “Biserni, Confalone, Cavalli“. Se non è un miracolo questo, poco ci manca. Io penso che se proprio avessimo dovuto giocarci un jolly, non avremmo potuto fare scelta migliore. Chi prima rideva e sfotteva, ora improvvisamente piange ed impreca. Chi si disperava, ora festeggia come se non ci fosse più un domani. Ecco, se dovessi descrivere a qualcuno cos’è la gioia sportiva, senza dubbio utilizzerei il racconto di quei cinque minuti, un ricordo che non mi abbandonerà mai. Cesena tre, Rimini due! Ognuno la racconti come vuole agli amici, ai figli, ai posteri, l’importante è che la si racconti perché le leggende sono così, vanno alimentate facendole passare di bocca in bocca, di generazione in generazione, ad imperitura memoria!

Quel 3-2 in rimonta è un colpo che avrebbe abbattuto un toro, invece il Rimini non si arrende e vince consecutivamente le successive 5 partite. Al contrario, un Cesena forse scarico di energie nervose per quell’impresa, perde subito a Sassari e poi impatta in casa contro il Varese e ritrova la vittoria solo venti giorni dopo a Pisa. Alla fine del campionato Cesena 58 punti, terzo in classifica, Rimini 53 punti, quarto. Il che significa una sola cosa, che le squadre romagnole si sarebbero dovute affrontare altre due volte per la semifinale playoff, prima al Romeo Neri e poi al Dino Manuzzi. La doppia sfida ha però poca storia, il Cesena è nettamente superiore e dopo aver impattato 1-1 in trasferta chiude il discorso con un perentorio 2-0 casalingo che lo qualifica per la finale contro il Lumezzane.

Ma questa è un’altra storia…


Foto di Eugenio Bastia tratta dal sito www.fototifo.it

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Impiegato e padre di famiglia, perdo ancora tempo come blogger ed eterno aspirante giornalista: dopo aver scritto per Il BiancoNero Magazine e la Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio, da settembre 2014 sono nella redazione zona sport di Destrosecco. Recentemente ho aperto il blog Cesena Mio e talvolta mi si può ascoltare come opinionista sportivo a UniRadio Cesena. Oltre all'amato Cesena calcio, seguo con immensa passione il ciclismo professionistico ed il rugby union, sport dei quali ho scritto per anni su Facebook, nonché sui siti web chorse.it e freeforall.it.

14 Commenti

  1. Leggendo mi vengono ancora i brividi per quell’impresa ricordo che la curva mare coi nostri che attaccavano li sotto non smise mai di cantare per evitare quello smacco e al 3/2 di cavalli un boato sconvolse lo stadio mi trovai abbracciato a chiunque avevo attorno ,lavoravo a Rimini in quel periodo e il giorno dopo erano tutti a testa bassa

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