Bianconeri sciuponi, Corso li punisce!

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Prosegue il racconto del primo storico campionato di serie A: alla Fiorita arriva il Genoa di Corso, reduce dalla sconfitta nel derby della Lanterna

Ritorniamo con la mente al 2 dicembre 1973: siamo alla settima gara di campionato, la giornata è fredda e tira un vento gelido, alla Fiorita arriva il Genoa di Mario Corso, il grande campione della “miticaInter di Herrara. Il Cesena si trovava al centro della classifica con 6 punti ed aveva superato con un pareggio il primo derby esterno con il Bologna; il Genoa invece era uscito con le ossa rotte dal derby con la Sampdoria e si trovava a 4 punti, con una lunghezza sulle ultime in classifica. Entrambe avevano bisogno di far punti e mister Bersellini, da persona con i piedi per terra, vedeva questa partita come un’occasione importante da capitalizzare al massimo; le due settimane successive il suo Cesena era atteso a due impegnativi esami: con il Napoli capolista e poi contro la fortissima Juventus.

L’allenatore avversario, Arturo Silvestri, schierò una buona formazione: Spalazzi, Maggioni, Bittolo (futuro bianconero), Maselli, Rosato, Busi, Corradi (l’ex di turno), Derlin, Pruzzo, Simoni, Corso. In panchina a disposizione Lonardi, Garbarini, Perotti (che sostituirà l’infortunato Corradi al 43’ del primo tempo). Bersellini schierò i suoi con la formazione che il popolo bianconero oramai si aspettava: 1 Mantovani, 2 Ceccarelli, 3 Ammoniaci, 4 Festa, 5 Danova, 6 Cera, 7 Orlandi, 8 Brignani, 9 Bertarelli, 10 Savoldi II, 11 Braida. In panchina c’erano 12 Boranga, 13 Zaniboni e con il 14 Toschi (che sostituirà Bertarelli al 14’ del secondo tempo).

Tutta la partita raccontata nello spazio della ripresa: tutto infatti, o quasi, successe in questi 45 minuti. Gli attacchi di un Cesena risvegliato (completamente diverso da quello visto nel primo tempo) forse dopo aver subito la rabbia del mister Bersellini, il gol in contropiede del Genoa, ad opera di Corso; poi il pareggio del Cesena con un gol davvero eccezionale del solito ed incredibilmente mobile Toschi (la vera carta vincente giocata dal mister bianconero), poi numerosi tentativi romagnoli, due dei quali avrebbero potuto portare al gol e alla vittoria. Quindi un’azione sola del Genoa e un gol, contro tante, tantissime azioni bianconere. Un solo gol ed anche un rigore sbagliato da Bertarelli (la prima volta successe a Foggia); due su tre sono davvero troppi! La cosa curiosa, che sa di beffa…sarebbe stato sempre decisivo!

Sfortuna dunque, più che demerito. Anche se Bersellini poteva aver qualcosa da recriminare per lo scarso rendimento di Savoldi II e per la giornata “no” di Bertarelli. Per quanto riguarda il Genoa non fu certamente un piacere da vedere: che mirasse alla spartizione del punteggio lo si vedeva fin troppo chiaramente. La sua stella, Corso, con i suoi caratteristici calzettoni risvoltati sulle cavigle giocò al piccolo trotto, e Pruzzo, di cui si intuì un grande talento, ebbe sì e no tre palle da giocare. Mi ricordo quando le squadre entrarono in campo: la mia attenzione fu rapita dal mancino Corso. Il campione della “Grande Inter” per la prima volta lo vedevo dal vivo…difficile descrivere le sensazioni di quei momenti! La cosa simpatica che ricordo è che constatai che era uguale a come lo ammiravo in tv e sulle figurine. Oggi tutto questo mi fa sorridere, ma in quei momenti ero orgoglioso del Cesena che mi permetteva di assistere al grande calcio in diretta.

Veniamo alla cronaca dell’incontro. Del primo tempo solo un’azione e il rigore mancato da ricordare. Fu tutto ad opera del Cesena e al 12’ Brignani con un perfetto cross servì Braida che di testa si gettò in tuffo (sembrava la copia del famosissimo gol del bolognese Pascutti all’Inter): purtroppo non riuscì a far altro che mettere il pallone fra le mani di Spalazzi, l’estremo difensore genoano. Al 30’ l’arbitro Casarin concesse al Cesena la massima punizione, rigore per un mani ingenuo in area del difensore Maggioni. Si incaricò del tiro il baffuto centravanti bianconero Bertarelli. Sono sincero, tutti ci aspettavamo la rete, come fosse una cosa ovvia, invece…sembrava di rivedere la fotocopia del tiro che aveva infilato Buso nel derby, ma qui Spalazzi non si fece ingannare, intuì la direzione del tiro e respinse! Fino alla fine del tempo solo alcuni cross del Cesena, soprattutto dalla fascia dell’inarrestabile Ceccarelli, il migliore in campo, ma il portiere genoano non corse mai pericoli. Le rispettive difese ebbero tutto il tempo di controllare le marcature: con Cera e Busi liberi, Danova su Pruzzo, (lo controllò molto bene), Ammoniaci su Corradi (del primo sapevamo già tutto, di Corradi, l’ex bianconero dimostrò notevole grinta). Ceccarelli annullò il capitano Simoni, mentre dall’altra parte Rosato (ex stella del Milan) francobollò Bertarelli a “misura”.

Nella ripresa, la cronaca vide l’inserimento di Toschi al 15’, ma al 31’ arrivò il fortunoso gol del Genoa in contropiede: Derlin dalla sinistra, dopo una discesa palla al piede, fece un cross perfettamente calibrato, al nuovo entrato Perotti. L’attaccante penetrò in area di rigore, cincischiò con il pallone, ma riuscì a far fuori Mantovani. Intervenne Ammoniaci ad un…soffio dal gol, ma troppo tardi: la palla giunse tra i piedi di Corso (che per tutta la partita non aveva superato la metà campo o quasi) che spinse in rete Ammoniaci e il pallone. Fu il gol dello 0-1. La rete scatenò il Cesena che non ci stava a perdere e dopo appena quattro minuti, con rabbia e grinta riuscì a portare in pari le sorti dell’incontro. Tutto partì da un’azione travolgente sulla sinistra del “magicoCeccarelli, che superò in velocità Corso, arrivò sul fondo e crossò all’indietro. La palla, con una traettoria taglia difesa…raggiunse smarcato il bianconero Toschi che, ricevuta questa palla al “bacio”, a due passi dal portiere, col mancino di prima intenzione, non ebbe esitazione e insaccò.

Una vera liberazione e fu 1-1. Dopo il pareggio il Cesena esplose, letteralmente: azioni su azioni e tanti pericoli per Spalazzi, ma il destino volle l’1-1. E contro il destino davvero sembra che non ci sia molto da fare. Alla fine dell’incontro Bersellini intervistato dichiarò: “Un risultato che non mi soddisfa in quanto i ragazzi avevano fatto di tutto per meritare la vittoria. Sul rigore tanta ingenuità, ma anche tanta sfortuna. Non mi sento di colpevolarizzare o elogiare qualcuno dei miei, in particolare; il Cesena è una squadra che gioca e il bene e il male va diviso equamente fra i suoi componenti“. L’ottimo centrocampista Brignani aggiunse: “Bisogna regalare di meno, altrimenti nel calcio si rischia di lavorare per gli altri”.

Concludo questo racconto indicando che i sostenitori bianconeri ed i tifosi tutti amavano vedere allo stadio il Cesena…era una grande soddisfazione! Si esaltavano i suoi componenti, soprattutto per l’impegno durante la partita. Questa squadra era ormai entrata nel cuore di tutti! Per me lo è ancora!


Il campionato di serie A 1973/74 rivissuto e raccontato da chi in quegli anni indossava la maglia bianconera delle squadre giovanili, Andrea Santi che ogni settimana arricchisce la nostra sezione Bianconero Vintage con episodi entrati a far parte della leggenda del club.

About Andrea Santi

Andrea Santi nasce a Forlì nel 1958, si laurea in Architettura a Firenze nel 1984 e dal 1985 svolge l’attività di architetto libero professionista nel comprensorio forlivese. Rimasto legato al suo passato di calciatore nelle giovanili del Cesena dal 1973 al 1976, ha sempre coltivato un grande interesse per il gioco del calcio. L’amore per la scrittura gli ha aperto nuovi orizzonti e fornito motivazioni per raccontare e condividere le sue passioni. “Romagna Bianconera, il Cesena di Dino”, uscito nel 2015, è stato il suo primo romanzo che ha dato il via ad un progetto editoriale destinato a descrivere agli appassionati le annate calcistiche del Cesena Calcio dagli anni '70 in poi. Nel frattempo ha deciso di raccontare le sue storie sul blog tematico Cesena Mio ...

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One Comment on “Bianconeri sciuponi, Corso li punisce!”

  1. Che emozione rivivere queste partite. Avrei dato via il mio trenino Rivarossi in cambio della maglia di Mariolino Corso. La punizione “a foglia morta”… Quante volte l’ho provata.
    Un genio del calcio. Invece il Genoa non lo potevo soffrire, anche perché a Genova le avevo prese da ragazzino. Furono gli stessi tifosi del Genoa a salvarmi da un branco di energumeni che mi volevano strappare la bandiera…
    Quanti ricordi. Grazie!!!

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